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MUSICA

Svampa canta Brassens, voce contro la stupidità

George Brassens? È stato il padre di tutti i cantautori venuti dopo di lui”. È un grande amore quello che lega Nanni Svampa a George Brassens, leggenda della canzone francese al quale il cantautore dedica "Donne, gorilla, fantasmi e lillà", album con 25 canzoni, in uscita venerdì, di cui tre tradotte da Fabrizio De André: "Il gorilla", "Marcia nuziale" e "Delitto di paese".

Svampa, perché un disco su Brassens?

Perché frequento le sue canzoni da 40 anni, da quando incisi un album dedicato a lui. E poi perché la qualità è meglio della stupidità.

Chi è George Brassens?

Il poeta francese più importante del secolo scorso. Non lo dico io, ma i francesi. Spero che questo disco diffonda anche da noi la grande canzone d'autore, quella degli altri.

Tre canzoni con la traduzione di De André...

Sì, quelle che gli riuscirono meglio. Con Fabrizio ci frequentavamo a Genova, da ragazzi. Lui tradusse "Il gorilla" in italiano, quattro mesi dopo io l'ho fatta in milanese.

E il pubblico gradì?

All'epoca mi dicevano che celebravo da morto uno che da vivo non se lo filava nessuno, ma poi grazie a Fabrizio le canzoni di Brassens divennero più note e mi sembra che oggi i ragazzi tornino ad appassionarsi alla musica francese d'autore degli anni 50-60'.

Che tipo era Brassens?

Quando l'ho conosciuto, nel '73, era già un guru. Una persona dolcissima. Andai a casa sua, a Parigi, in una di quelle villette a schiera degli anni '30, con il giardino. Era in tuta ginnica e aveva un salotto senza nemmeno un quadro alle pareti, una cameriera con il grembiulino blu e una gatta strabica.

Era la prima volta che lo vedeva?

No, la sera prima ero stato a un suo concerto al Bobino, roba da svenire per la bellezza. Ma è un mito ancora oggi: dai bambini delle elementari ai jazzisti, dalla corale agli intellettuali per la Francia è un grande artista.

E lei cosa aggiunge in questo album?

Tutta la mia esperienza e una voce migliorata con gli anni. Ai miei coetanei propongo l'alternativa e ai giovani un grande patrimonio poetico.

La canzone d'impegno civile sta tornando?

Lo spero, era ora. Ma Brassens non ha mai cantato l'attualità, piuttosto contro la guerra, la pena di morte, la falsità dei rapporti.

Negli anni '60 lo faceva anche Bob Dylan...

Ho le mie riserve: quando da noi si occupavano le fabbriche, in America la protesta finiva sui palchi universitari. Non c'è paragone tra quel movimento e il nostro spessore ideologico.

Intervista di Renato Tortarolo – IL SECOLO XIX – 22/09/2004

Piccola monografia di Nanni Svampa, di Marco Levi



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