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Intervista di Piero Sansonetti – L'UNITA' – 03/09/2001

Intervista a Nomi Klein

I governi hanno paura della democrazia

Cosa pensa della decisione del governo italiano di non tenere a Roma il vertice della FAO sulla fame nel mondo?

Il problema è che i governi, come il governo italiano – ma non solo quello italiano – non vogliono affrontare le questioni che sono alla base della protesta. La loro unica preoccupazione è quella di arginare la protesta. Invece dovrebbe chiedersi perché le loro politiche – economiche, sindacali, sociali – provocano proteste così vaste. Non gli interessa. Cosa fanno, allora? Costruiscono muri sempre più alti, fuggono. Vede, il prossimo vertice del WBO si terrà in Qatar, il prossimo G8 nelle foreste canadesi. Ma questa non è una risposta. Poi c'è il caso della FAO, che è un caso a sé ed è gravissimo. E' un'invenzione che la protesta contro il vertice della FAO possa assomigliare alla protesta contro il G8. Niente lo fa pensare. E' vero, ci saranno riunioni, contro-summit: ma l'obiettivo sarà quello di portare all'attenzione dell'opinione pubblica le ragioni vere della fame del modo. Noi non crediamo alle cure miracolose, come quelle che si fondano sulla biogenetica. Noi vogliamo cercare le cause vere della fame, perché solo se si trovano le cause si possono rimuovere. Quali sono? I danni del colonialismo, della mancata autodeterminazione dei popoli, la ingiusta distribuzione della terra, le sovvenzioni concesse solo sulla base di ricatti politici.

Perché il governo americano ha boicottato il vertice di Durban contro il razzismo, decidendo di non inviare il proprio segretario di Stato Colin Powell?

La motivazione ufficiale lei la conosce, è la questione dell'antisemitismo e le accuse che venivano contro Israele da parte di molti paesi che partecipano al vertice. Qual'è la ragione vera? Gli americani non volevano trovarsi ad affrontare il tema della riparazione dei danni dello schiavismo. E' una discussione che è esplosa in questo periodo e che gli Usa non sono in grado di affrontare. Gli Stati Uniti sono capaci di prendere di petto tutte le situazioni nelle quali sono loro ad accusare di razzismo gli altri. Specie i paesi poveri. Me se sono loro gli imputati si trovano subito in difficoltà.

A Durban Fidel Castro ha detto che il movimento anti-global è 'erede del castrismo. Ha ragione?

No.

No e basta?

No, non sono d'accordo con Castro. La grande forza del movimento è di essere molto differenziato al suo interno. Certo, nel movimento ci sono quelli che pensano che i problemi del mondo abbiamo bisogno di una soluzione centralizzata. Ma io ho frequentato molta gente di questo movimento, e c'è fondamentalmente un rifiuto della centralizzazione.

Cosa pensa di Cuba?

Cuba riveste un ruolo importante. Perché in qualche modo ha rappresentato un modo diverso di governare. Ha dimostrato che è possibile governare un paese in un modo diverso da come si fa in occidente. Per questo Cuba ha attratto tanti consensi nel mondo. Però le risposte che Cuba da ai problemi sono risposte che non mi piacciono, non vanno, sono antiquate.

Qual'è il nemico del movimento?

Credo che quello che lei chiama il nemico – io preferirei dire l'avversario – sia un insieme di politiche economiche che va sotto il nome di globalizzazione. In che consistono queste politiche? In tante cose: il taglio delle tasse, le privatizzazioni, la deregolamentazione, il dominio dei mercati senza legge. Noi contrapponiamo a tutto questo la ricerca di una democrazia più genuina, l'autodeterminazione, il rifiuto di lasciare che le sedi di tutte le decisioni importanti siano in luoghi molto lontani da quelli dove le decisioni vengono applicate.

Cosa pensa della sinistra italiana?

Mio Dio, è una questione troppo grande. Non può fare una domanda più semplice?

Diciamo, cosa pensa dei rapporti tra il movimento anti-global e il principale partito della sinistra italiana, cioè i Ds?

Io penso che il motivo per cui il movimento esiste va cercato nei grandi partiti tradizionali della sinistra...Mi capisce?

Forse, ma sia più esplicita...

Nel senso che la gente va nelle strade a protestare perché non crede più in questi partiti di sinistra, i quali quando sono stati al potere non hanno fatto altro che riproporre le ricette della destra.

Gli otto anni dell'amministrazione Clinton hanno peggiorato o migliorato l'America?

Clinton ha fatto delle cose che i governi di destra di Bush e Reagan non avevano mai osato fare. Lui ha condotto un attacco al welfare, alle condizioni di vita delle donne e dei bambini, dei poveri, è stato il presidente che ha governato nel periodo nel quale si sono verificate cose pazzesche: aumento delle esecuzioni, sovraffollamento delle prigioni, aumento della povertà. E' stato presidente durante un periodo di grande aumento della prosperità economica e di grande aumento della disparità economica. Sono cose imperdonabili, non le pare?

Però il mondo dei neri americani è rimasto molto legato a Clinton, no?

E' tradizionalmente legato al partito democratico. Ma poi, per tradizione, i neri votano in pochi. Perché? Perché in America ci sono due scelte sole: o voti per la destra o voti democratico.

Cosa pensa di Berlusconi?

Bush e Berlusconi hanno inventato uno stile di governo un po' da cow-boy. Si incitano a vicenda, fanno il tifo uno per l'altro e poi magari si sfidano a chi è il cow-boy con la pellaccia più dura. In realtà in qualche modo stanno anche facendo un favore ai loro avversari. Hanno reso evidente a tutti che a loro interessa una politica che si basa solo su questo principio: “chi ha la pistola più veloce è quello che ha i soldi”. E' un modo di dire americano.

E' possibile un'alleanza tra il movimento anti-global e i sindacati?

Sì, assolutamente. Anzi, in molti luoghi del mondo sta' già avvenendo. Molto dipende dai sindacati: sapranno ridefinire il proprio luogo, liberarsi dai corporativismi, aprirsi al movimento?

Il movimento anti-global è un movimento anti-americano?

Io penso che sia un movimento contro la concentrazione del potere. Contro il potere incontrollato delle grandi compagnie. Siccome succede che l'America sia il paese del mondo che concentra nelle sue mani la parte più grande del potere, il movimento spesso assume atteggiamenti anti-americani. Ma non è un movimento anti-americano.

Lei conosce Luca Casarini?

Sì, lo conosco.

Cosa pensa di lui e del suo movimento, cioè le tute bianche?

“I love” Luca, mi piace. Ma il movimento non è il suo movimento. Non è mio, non è di Luca, non è di nessun altro. La cosa importante è che lui e i suoi compagni, le tute bianche, il movimento, siano in prima linea nel creare un nuovo linguaggio politico. Non possiamo limitarci agli strumenti tradizionali della retorica. Ci servono idee nuove, metodi nuovi per comunicare. Dobbiamo imparare a usare l'arte, l'humour, il teatro. Dobbiamo imparare a parlare al cuore delle persone. Non bisogna più dire alle persone: seguitemi. Bisogna mostrar loro delle soluzioni, coinvolgerle, discuterci.

Lei crede che in Italia esista il rischio di un regime autoritario?

Noi abbiamo già visto la faccia del possibile fascismo, in Italia. L'abbiamo vista nei giorni di Genova. Con l'attacco alla scuola Diaz e con le torture nelle caserme. Credo che l'idea di proibire il diritto a dimostrare – a Napoli contro la Nato, a Roma in occasione del vertice Fao – con il pretesto dell'ordine pubblico, non sia altro che il primo stadio di un governo autoritario.

Intervista di Piero Sansonetti – L'UNITA' – 03/09/2001