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L'Argentina di Naomi Klein |
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"Prendere
quello che non ci hanno dato". Vuol dire questo "The
take", il titolo del film documentario che Naomi Klein,
scrittrice e icona del movimento no global, e il marito Avi Lewis,
giornalista, hanno girato nelle fabbriche argentine occupate dopo la
crisi del 2001, l'anno della bancarotta. Prendere quello che agli
operai argentini è stato tolto o, più semplicemente,
non è stato dato.
Nel film si vedono immagini di
repertorio con i camion blindati delle banche avanzare come dei tank
tra le strade di Buenos Aires portando fuori dal paese i risparmi
della gente. Con uomini e donne al seguito che urlano impotenti,
tempestando di pugni i cancelli degli istituti di credito che non
riapriranno più, tanto i forzieri sono stati svuotati.
In
un giorno hanno perso i risparmi di una vita, le fabbriche dove
avevano lavorato per anni hanno chiuso. "La grande forza
degli argentini è stata quella di ribellarsi, di cercare
un'alternativa per riprendersi dal tracollo - commenta
Naomi Klein - e lo slogan che fa da sottotitolo al film,
'occupare, resistere, produrre' è nato da loro e racconta una
rivolta pacifica".
Perché girare un film
sulle fabbriche argentine?
Perché il forum di Porto Alegre del 2002 sviluppò l'idea di un'alternativa al mercato globale delle multinazionali. Quando gli operai argentini occuparono le fabbriche chiuse, riattivando da soli il ciclo produttivo, io e mio marito abbiamo pensato che si stava passando dalla teoria dei forum alla pratica delle catene di montaggio. E volevamo farlo conoscere al mondo. Siamo arrivati otto mesi dopo la crisi e ci siamo rimasti per sei settimane. La situazione era disperata e incoraggiante, eravamo stupiti dalla capacità di reazione che avevano avuto gli operai. Molto più efficaci nella loro battaglia produttiva di quanto non lo fossero stati i padroni delle fabbriche o lo stesso Menem che aveva privatizzato tutto.
Operai-imprenditori,
è possibile?
Diciamo
che la differenza si può riassumere nel mate, una bevanda
tradizionale del Sud America dal grande contenuto energetico. Utile
per la produttività perché tiene svegli, era ben vista
dagli imprenditori ma solo se bevuta in solitudine. In gruppo
cambiava veste diventando immediatamente sovversiva, una minaccia. E
infatti per gli operai della Bruckman (una delle fabbriche dove sono
state fatte le riprese, ndr), c'era il divieto assoluto di
berla insieme, e non avevano neppure il permesso di parlare tra loro,
anche nelle pause lavorative. Il lavoro era diventato uno strumento
per distruggere la connessione sociale.
Come si arriva dal
mate all'occupazione?
Gli
operai hanno ricreato un circolo virtuoso in cui ognuno ha messo in
campo le proprie capacità professionali, formando una rete di
collaborazione dove è stata usata l'unica arma vincente: il
supporto della comunità. Hanno deciso di correre insieme il
rischio di un'occupazione e, quando il loro lavoro ha cominciato a
dare i suoi frutti, si sono assegnati gli stipendi sottraendoli dai
guadagni e, soprattutto, dalle somme che dovevano essere investite
per continuare a far funzionare le fabbriche. Tutto quello che i
vecchi padroni avevano tralasciato di fare, intascando la maggior
parte dei guadagni e indebitandosi sempre di più grazie alla
copertura del governo. La Zanon, una azienda di ceramiche occupata e
rientrata in produzione grazie alla gestione operaia, adesso dona le
sue ceramiche agli ospedali, e lo può fare senza andarci in
perdita. La comunità è contenta, e se può
collabora.
Non ci sono state reazioni da parte della forza
pubblica, dei legittimi proprietari delle industrie?
Certo,
ma la comunità ha fatto quadrato. Alla Zanon quando è
arrivata la polizia gli operai hanno cominciato a lanciare delle
palle di ceramica con le fionde, usando una parte del processo
produttivo per combattere il tentativo di sgombero. Simbolico, no?
Intanto dall'altra parte della barricata scendevano in strada le
madri urlanti che accerchiavano gli agenti.
Tutti in
rivolta, ma chi ha portato Menem al ballottaggio alle elezioni del
2003?
Non
lo so, ma che sia stato votato da milioni di persone è vero.
Purtroppo questo dipende dal fatto che la gente ha sempre bisogno di
un salvatore, di qualcuno che gli dia speranza, anche se ha già
fallito. Menem per fortuna si è ritirato, ma il suo esempio mi
ricorda da vicino l'Italia con la doppia elezione di Berlusconi. Un
mondo nuovo è possibile, ma bisogna imparare da esempi come
quello argentino. Quella sì che è una vera storia
globale.
Intervista di Gaia Giuliani LA REPUBBLICA 16/03/2005