| BIBLIOTECA | EDICOLA |TEATRO | CINEMA | IL MUSEO | Il BAR DI MOE | LA CASA DELLA MUSICA | LA CASA DELLE TERRE LONTANE |
|
LA STANZA DELLE MANIFESTAZIONI | NOSTRI LUOGHI | ARSENALE | L'OSTERIA | IL PORTO DEI RAGAZZI | LA GATTERIA |



MUSICA

Piovani, viva la musica popolare

Nel mondo dei luoghi comuni la musica ne vanta di colossali. Compositore, ad esempio, fa rima con musica colta, arte pura. Nella musica pop invece non ci sono compositori (non ci sono mediaticamente, nel senso che pochi ne ricordano i nomi, quindi non ci sono e stop), bensì cantanti, cantautori, rockstar di cui non sappiamo mai se cantano solo o se la musica la fanno loro o qualcun altro. Il compositore invece è un signore molto serio, con la testa piena di pensieri, che se gli chiedete di Eminem vi guarda con aria interrogativa e se gli dite che è una postar vi risponde che lui si occupa di musica e non di nettezza urbana. Il compositore è un signore serissimo, quasi cupo da quando ha scoperto le ragioni profonde del perché la musica e l'arte non hanno nulla a che fare col successo. Cupo perché è circondato da folle immense che adorano il vitello d'oro della musica pop, nella quale non ci sono “compositori” degni di questo nome e questa è la prova che non è musica, né tantomeno arte, ma articolo di successo. Già, il “successo”, qualcosa che per la musica d'arte equivale a una malattia venerea. Premessa troppo lunga per passare al dunque di questa intervista: Nicola Piovani, ossia – ahi! ahi! - un compositore di successo, indiscutibilmente, che con La cantata del fiore e La cantata del buffo l'11 e il 12 ottobre all'Auditorium della Sapienza di Roma inaugura la stagione dell'Istituzione universitaria dei concerti.

In musica “compositore” è come un titolo nobiliare, ci vuole un certo aplomb. Lei invece partecipa ai concerti pop, si fa fotografare con l'Oscar preso per le musiche del film “La vita è bella”. Le pare serio?

Non saprei. Quello che so è che anni fa, era il 1990 circa, mi invitarono al festival jazz di Roccella Jonica. Da allora ho scoperto quanto mi affascina suonare di fronte al pubblico, alla fisicità di questa presenza: 100 o 1000 spettatori fa poca differenza. Quel che conta è questo rapporto, davvero quale fisico, anche nel senso di onde acustico che si spera arrivino non solo alle orecchie ma anche, come si suol dire, al cuore.

E i 3 milioni al Circo Massimo, con la Cgil di Cofferati?

Centomila o tre milioni cambia poco. Lì non era la quantità a emozionare. E' stata la qualità, il percepire che tutte quelle persone erano lì per una motivazione profonda, a rendere indimenticabile l'emozione di suonare La notte di S. Lorenzo?

Come compositore è al corrente di che lacrime e sangue grondi la storia della categoria. Però ammette che la sua musica sotto la mira a far divertire l'ascoltatore o a fargli venire i lucciconi. Secondo taluni oggi un “vero” artista non può permettersi questo. Cosa ne pensa?

Penso che fin quando ci saranno anche 100 persone che avranno e piacere di ascoltarmi, prendo la libertà di permettermi quello che mi pare: libertà sia dei lucciconi sia del divertimento.

Come mai non le è mai venuto in mente di scrivere un'opera? Pensi: una bella opera, con tutta la sua bella messinscena, trombe, tromboni, baldacchini e parrucconi; il teatro alla Scala, oppure l'arena di Verona, magari in mondovisione, come Pavarotti? Non le piacerebbe?

Scrivere un'opera con tutti i crismi e i pennacchi significherebbe anche entrare nei corridoi degli enti lirici. Fra i libri che spero vengano pubblicati prima o poi ce n'è uno che mi starebbe a cuore: un libro bianco sugli enti lirici italiani che ne illustri non la realtà ufficiale, di facciata, bensì un libro scritto dall'interno, che ne sveli i meandri e i trabocchetti. Avrei anche un titolo, vagamente splatter: Le sanguisughe del Fus (Fondo Unico dello Spettacolo, n.d.r.). A parte questo un'opera vera e propria, nel cassetto della mente, in effetti c'è.

Rota, Morricone, Piovani: sono i tre compositori italiani più celebri del XX secolo dopo, dopo...eh già: Puccini. Ieri l'opera, oggi la musica da film. Però adesso gliene dico altri tre: Berio, Maderna e Nono. Rispetto a loro, voi tre sembrate, mi scusi la parola, dei Berlusconi della musica: loro l'arte, voi il marketing. Sarà pure una stupidaggine, però quasi sempre si va a finire in questo vicolo cieco. Vie d'uscita?

A parte l'insulto, qualche anno fa nel programma estivo dell'Opera di Roma fu presentato un balletto su musica mia. In stagione c'erano anche Turandot e Nabucco mi pare. Ricordo un grande manifesto su cui si leggeva: Puccini Piovani Verdi. Mi faceva venire in mente quei poster della corrida che si comprano a Madrid: Paco Camino el Cordobés – Mario Rossi – Manolete...

Non cerchi di cavarsela con una battuta...

Qualche tempo fa stavo al Théatre de Chaillot dove si dava la mia nuova commedia musicale Concha Bonita. In un'intervista mi scappò detto che stando lì, a Parigi, mi venivano in mente l'operetta e Offenbach. Mi dissero: lei dunque si paragona a Offenbach? Al Mozart degli Champs Elysées? Per l'amor di Dio, risposi, sarei già contento di essere il Gorni Kramer di Chaillot!

E siamo a due battute...

Da studente scrivevo quartetti, sonate per violoncello e pianoforte, cose che spesso buttavo. Ma più che altro facevo arrangiamenti e mi piaceva il cinema. Sabato sarò alla Sapienza per inaugurare la stagione della Iuc: beh, questo mi emoziona molto, come una sorta di promozione sul campo. Il fatto è che di norma le graduatorie dovrebbero farle le enciclopedie, a posteriori. Nel '900 si è preso invece a fare gerarchie e priori, classificando le musiche in generi e caste in base a giudizi precostituiti, in astratto. Eppure dietro ogni forma, ogni genere c'è sempre una realtà sociale in continua trasformazione: sinfonia, da camera, leggera, opera jazz...Quand0ero ragazzo ragazzo nel mio palazzo si sentiva molta musica venire da radio o grammofoni. C'erano due vecchie signore che ascoltavano sempre Mascagi e l'opera. Ricordo un vicino, più intellettuale, che ascoltava jazz, e qualche famiglia più altolocata che ascoltava musica sinfonica. Oggi certe gerarchie credo sopravvivano ormai come disidratate, ridotte ormai a “teche” della mente, cui non corrisponde più la realtà.

Anni fa, insieme a Vincenzo Cerami, avete messo su la Compagnia della luna per produrre e portare in giro spettacoli teatrali scritti a quattro mani, Cerami le parole lei la musica. A distanza di anni lei ripropone alla Sapienza una revisione dei primi due titoli di questa collaborazione, “La cantata del fiore”, e “La cantata del buffo”. Sono lavori che non si riesce bene a classificare.

E' proprio questo il motivo per cui abbiamo fondato la compagnia: per necessità. Teatro musicale o concerto teatrale o oratorio concertistico, questo genere senza pedigree non interessava i produttori, né privati né pubblici. La Cantata del fiore debuttò al festival jazz di Roccella Jonica accanto a Ornette Coleman e Cecil Taylor. L'accoglienza fu ottima, ma poteva andar male: il genere non aveva precedenti, paracadutato lì' da non si sa dove.

Una delle cose più curiose di questi suoi lavori con Cerami è la mescolanza di popular e mito, mito tragico a volte, solitamente trattato con i modi dello stile “alto”. Voi invece lo trattate in stile “medio” o addirittura “basso”. Ma che fa? Contamina?

Contaminazione è un termine nobile nelle intenzioni, ma linguisticamente un po' macabro. Un virus in un corpo sano. Se lo swing di Duke Ellington e la musica “viennocentrica” si incontrano, chi dei due è il virus? No, il mix di questi lavori non è un'operazione calcolata a tavolino. Vivo nell'oggi, immerso in tante lingue diverse tutte presenti, nello stesso istante. Se in una partitura scrivo un fugato mi è impossibile tenere fuori dalla porta, per statuto, una samba o una raspa messicana. Sono tutti arnesi per raccontare.

John Zorn anni fa si chiese: “Cosa fa esattamente un compositore”?. Qual è la sua risposta?

Sono sincero: vai a te a sapere!

Una seconda risposta?

Un compositore oggi compone, cioè mette insieme pezzi di linguaggi e schegge già esistenti, riordinandoli secondo l'emozione dei propri giorni. Un compositore oggi riordina secondo emozioni che all'epoca di Mozart semplicemente non esistevano. Ariosto non avrebbe mai potuto scrivere una poesia su una donna in bicicletta. Caproni invece ha potuto farlo meravigliosamente.

Intervista di Giordano Montecchi – L'UNITA' – 06/10/2003



| MOTORI DI RICERCA | UFFICIO INFORMAZIONI | LA POSTA | CHAT | SMS gratis | LINK TO LINK!
| LA CAPITANERIA DEL PORTO | Mailing List | Forum | Newsletter | Il libro degli ospiti | ARCHIVIO | LA POESIA DEL FARO|