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SOFIA

LA PIZZA AMERICANA

LA RICETTA, UN PERSONAGGIO LETTERARIO, UN PERSONAGGIO REALE

INGREDIENTI



parmigiano grattugiato


PROCEDIMENTO

In una ciotola sciogliete il lievito di birra in poca acqua tiepida; impastate la farina con quest’acqua e altra, se necessario, e due pizzichi di sale fino. Formate una palla, infarinatela, mettetela in una ciotola coperta con un tovagliolo e lasciate in un luogo caldo a lievitare per un’ora circa.

Nel frattempo, mettete a cuocere per circa un quarto d’ora salsa di pomodoro, aglio, e basilico con un pizzico di sale; lavate i funghi e tagliateli a fette; mondate e lavate il peperone e tagliatelo a striscioline; togliete la pelle alla salsiccia e sgranate la carne; fatela soffriggere pochi minuti in una padella con – se necessario – qualche goccia d’acqua.

Ungete una teglia di olio e spianateci dentro la pasta (se la pizza vi piace sottile, con la stessa quantità potete farne due, o una più grande e una più piccola). Metteteci sopra la salsa di pomodoro, la mozzarella tagliata a pezzi, la cipolla a fettine, il peperone, la salsiccia, i funghi. Se piace, aggiungete un pizzico di peperoncino. Completate con parmigiano grattugiato, un abbondante filo d’olio e mettete in forno caldissimo per circa tre quarti d’ora.




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IL PERSONAGGIO LETTERARIO


La pizza americana è il piatto preferito di Kay Scarpetta, medico legale di Richmond, Virginia, protagonista di una lunga serie di gialli a base di delitti efferati, serial killer, mostri nell’ombra dei tranquilli quartieri residenziali di una città elegante e americana che più americana non si può. Kay è di origine italiana, ama la cucina mediterranea, e si diletta spesso a cucinare nella sua casa confortevole, tecnologica, arredata con gusto, iperprotetta da sofisticati sistemi di allarme. Kay è un po’ paranoica, il sentimento che prova più spesso è quello di essere ingiustamente accusata e non potersi difendere, o di essere ferita, colpita, aggredita anche metaforicamente in quello che ha di più caro e intimo, la casa, i sentimenti, gli amici, gli amori. Kay è elegante, raffinata, ama le belle auto potenti (possiede una Mercedes), l’ordine, la pulizia, è salutista, vegetariana tranne quando cucina italiano e ha smesso di fumare dopo il primo romanzo della serie.

La donna che ha inventato Kay Scarpetta è Patricia Cornwell, analista informatico presso gli uffici di medicina legale di Richmond, prima di diventare pluripremiata e – credo – plurimilionaria scrittrice di gialli. Se “Madame Bovary c’est moi”, è ragionevole ipotizzare che Kay e Patricia siano la stessa persona, con le stesse paure, le stesse paranoie, lo stesso amore per la pizza.


Qualche citazione, per i bibliofili


“A mia sorella non era mai piaciuto cucinare. Non ho mai capito perché. Alcune delle ore più belle della nostra infanzia le abbiamo passate a tavola. (…)Era triste, era un insulto alla tradizione di famiglia, che di tutto questo Lucy non sapesse nulla. Mia sorella non avrebbe mai dovuto diventare madre. Mia sorella non avrebbe dovuto essere mai di origine italiana. (…)

Stavo silenziosamente preparando la pizza, versando la salsa sulla pasta e coprendola con salsiccia, verdura e parmigiano. In cima misi la mozzarella a pezzi, poi infilai il tutto nel forno. Di lì a poco un intenso profumo di aglio si diffuse per la cucina mentre io mi davo da fare a tagliare l’insalata e a preparare la tavola. Lucy e Bill chiacchieravano e ridevano”


Da “Post mortem” di Patricia Cornwell, 1990



“Si sedette al suo solito posto vicino alla finestra e mi guardò incuriosito mentre prendevo l’aglio e il lievito istantaneo dal frigo.

<<Allora, cosa prepari? Posso fumare?>>

<<No>>

<<Tu però fumi>>

<<E’ casa mia>>

<<Se apro la finestra?>>

<<Da che parte tira il vento?>>

<<Per sicurezza apriamo anche la ventola. Sento odore di aglio>>

<<Pensavo di fare la pizza>>

Frugai nella dispensa alla ricerca di una scatola di passato di pomodoro e di farina al alto contenuto di glutine”


da “Cadavere non identificato” di Patricia Cornwell, 2000




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IL PERSONAGGIO REALE


La signora Maria è una napoletana DOC, da sette generazioni. Vive in un punto imprecisato del gomitolo di vicoli che si aprono dietro il tondo di Capodimonte, e più per impegnare le giornate, che per reale bisogno, fa la domestica a ore. Maria, infatti, ha dei soldi da parte. La casa dove vive è di proprietà. I figli sono sposati e sistemati. C’era ancora un po’ di posto, nelle capaci segrete del cuore di Maria: ed è stato occupato dalla famiglia Abbondanza. Soprattutto da Amedeo, vent’anni, senza mamma, un ragazzone alto due metri, spalle larghe, affettuoso come un cucciolo.

Maria è soprattutto una cuoca. Per oltre dieci anni ha vissuto a Chicago, dove lavorava in un ristorante, a Stetstrìt (State Street), una via piuttosto chic, down town. Ammanniva paste e fagioli ai negri (“ll’americane cunosceno sulo ‘e purpette. Quanno ce facevo paste e fasule, venevano fin'’e'’dint'’'’ cucina per farme '‘e cumplimenti”), spaghetti al ragù, calzoni imbottiti, e naturalmente pizza. Una pizza sovraccarica e strana che a Napoli nessuno saprebbe come classificare, e che infatti si chiama “la pizza americana”.

Quando Amedeo ha proprio voglia di qualcosa di speciale, lei comincia a impastare. Pochi minuti, il tempo di ricordare come era bella l’America, e la pasta è lì che lievita. Intanto, con precisione e scrupolo chirurgici, i funghi vengono mondati e spellati, la salsiccia sfritta, i peperoni listarellati. Diventano vivi davanti ai miei occhi i venditori ambulanti di hot dog, il passeggio elegante di State Street, il padrone del ristorante, i coloured che ci venivano a mangiare.

Maria non voleva venire via dall’America. I suoi figli sono nati là, hanno la doppia nazionalità, ma lei voleva che ci crescessero, in quel paese favoloso, madre di tutte le illusioni. E’ tornata perché sua madre piangeva, e per dimostrare in maniera lampante quanto fosse gratificante il lavoro laggiù mi spiega che con i soldi della liquidazione (da cuochi!!) lei e il marito hanno potuto comprare la casa a Napoli dove vivono. Intanto, la pizza, carica di colori e profumi, è pronta per essere infornata. Quando la sforna, Maria la guarda, la solleva con tocco da intendirtrice per verificare che sia cotta sotto, ma in fondo non la vede.

Chiude gli occhi un attimo, e le resta sulla bocca solo una piega un po’ amara. “’A pizza però vene megglio ‘ccà”.

Io e Amedeo confermiamo, a bocca piena.




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