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SOFIA

PASTIERA NON MENO AUTENTICA DELLE ALTRE

SOLO UN PO’ SEMPLIFICATA, PER CUOCHI NON INTEGRALISTI

Ingredienti
Per l’impasto



Per la pasta frolla


Procedimento


In una capace terrina anche di plastica ponete la ricotta, e schiacciatela pochi secondi con una forchetta; aggiungete lo zucchero, e mescolate un paio di minuti con un cucchiaio. Se non è ricotta di cinghiale, non dovreste avere problemi di morbidezza, in fondo si tratta di ricotta, no? Attaccate la spina delle fruste elettriche, quelle elicoidali, se le avete, che mescolano senza montare, e amalgamate bene. Bastano cinque – sei minuti. Anche se lo zucchero non si scioglie, ci penserà il calore del forno, l’importante è che sia ben mescolato.

Il grano si vende già parzialmente cotto ed aromatizzato in meravigliosi barattoli di vetro; apritene uno o più e ponetene il contenuto in un tegamino di qualunque materiale, anche acciaio. Aggiungete poco latte e una bustina di vaniglia e mettete a cuocere a fuoco bassissimo, mescolando spesso, per non più di un quarto d’ora. Fate raffreddare.

Rompete le uova intere direttamente nella terrina con la ricotta; aggiungete i tre tuorli, che a parte avrete separato dall’albume, e mescolate energicamente il tutto, sempre con le fruste elettriche, per circa tre minuti.

Aggiungete il composto di grano cotto e mescolate, anche con un cucchiaio, a questo punto, perché il tutto avrà assunto consistenza piuttosto liquida. Aggiungete i canditi, che esistono in commercio già a pezzetti e multicolori, e l’acqua di millefiori, che esiste in commercio in praticissime fialette. Ne basteranno tre. Un’ultima mescolata, poi lasciate riposare.

Nel frattempo fate la pasta frolla e stendetela con il mattarello. Imburrate e infarinate una teglia da pastiera (sono di stagno, basse e un po’ svasate) e rivestitela con la pasta frolla.

A mestolate ponete l’impasto nella teglia, non fino all’orlo perché con la cottura tende a crescere. ATTENZIONE: queste dosi bastano per più teglie, quante, dipende dai diametri. Con un po’ di pasta frolla che avrete astutamente messo da parte stendete una sfoglia bislunga non troppo sottile e tagliate con un coltello liscio delle strisce larghe un dito. Usare la rotella e presentare una pastiera con le strisce ricce farà di voi irrimediabilmente dei provinciali. Ponete con cautela, per non farle affondare, le strisce sull’impasto, formando delle losanghe. Attenzione: losanghe, non quadrati.


Fermate le strisce saldandole alla pastafrolla del bordo e rifilate con un coltello il tutto.

Infornate a 150 – 180° e lasciate cuocere per almeno due ore, o finchè l’impasto non prende un bel colore bruno, più scuro delle strisce di pastafrolla che pure devono essere ben cotte e dorate.

Tassativo far raffreddare e riposare almeno 24 ore, la pastiera calda è peggio della ricotta di cinghiale. Proibito metterla in frigo, si conserva benissimo a temperatura ambiente per almeno dieci giorni.

Il risultato di tanta fatica è un dolce morbido e sugoso, un po’ ruvido dentro, con un sapore e un profumo che da soli fanno primavera e Pasqua. Meravigliosa la mattina a colazione con una tazzina di buon caffè.


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