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Giovanni Rebora

I compiti della politica

Avete visto che, con l'impegno di tanti, interessati e autorevoli, si possono affrontare anche i grandi colossi dell'economia? La disputa sul pesto e sul basilico ligure (e genovese in particolare) sta avviandosi a una soluzione ragionevole, i potenti, quelli veri, sanno usare la prudenza. Vedrete che ne trarranno vantaggio anche loro. Ciò che importa è che i nostri produttori non vengano inglobati, che si possa ancora comperare il basilico di Prà e che chi ha lavorato e investito gli utili nella propria azienda, di dimensioni ottime (nel senso dell'economia aziendale) non sia prevaricato. Possa continuare a produrre le cose migliori a prezzi ragionevoli.

Non eleviamo péana, vincere questa battaglia è stato bello, ma la guerra non è finita. Cartagine non è distrutta né possiamo sperare che sia delenda perché non siamo noi i potenti. Abbiamo imparato che si può resistere e vincere lavorando sulla realtà piuttosto che sull'astratto, che le sassate alle vetrine non raggiungono i risultati raggiunti da questa “battaglia del pesto” che ha fatto sorridere più di uno tra gli intelligenti (ride verde Barbariccia).

Dovremo comunque continuare a seguire i produttori, sia pure rinunciando a qualche introito, come quello del gasolio per riscaldare le serre, che è troppo caro. L'opera di Slow Food in tutto il mondo e il suo successo devono far pensare tutti: la gente sta più attenta, non siamo ancora alla resistenza, che è il mio pallino, ma se Biasotti ha pensato di resistere vuol dire che il mio pallino ha riscontro anche nelle istituzioni, i consumatori si sentiranno più sicuri se sapranno che le istituzioni non pensano solo alle manovre politiche (globali?) ma “amministrano”.

Vent'anni orsono, se avessi detto a qualcuno di produrre formaggio caprino, sarei stato dissuaso con argomenti convincenti come: non c'è mercato. Giusto, ma è l'offerta che crea la domanda e si è visto che chi l'ha rischiato ora vende caprini buoni. Non ho citato a caso i caprini, perché sarà opportuno rivedere nome e soprattutto divieti circa l'allevamento delle capre. Come tutti sanno è vietato introdurre capre nei boschi perché brucano il sottobosco e fanno danni: se ciò è vero per il bosco ceduo (il divieto per il ceduo risale agli statuti medioevali) non è vero per l'alto fusto e, visto che i boschi non sono più curati, tanto vale farli curare dalle capre che danno anche i latte e i capretti. Perché le capre no e i daini e i caprioli sì?

Sarà anche il caso di rivedere le norme sulla macellazione e sulle stalle perché è impensabile che si debbano piastrellare gli hotels delle capre fino a tetto, ci vogliono milioni di euri, ed è impensabile che si debbano spendere altri euri, tanti, per portare gli animali al macello, ogni provincia può dotarsi di alcuni veterinari “condotti” e ogni comune di un macello autorizzato. Per i comuni più poveri, ma vicini fra loro, si possono pensare macelli gestiti in consorzio.

E bisogna controllare i prodotti: non è vero che un difetto in un formaggio si possa chiamare “la sua caratteristica” i difetti devono sparire, è possibile e non difficile, esistono fior di professionisti. Non è vero che la tradizione copre tutto, se una cosa è cattiva non c'è tradizione che tenga. Il vino ligure, imbevibile fino a pochi anni fa, è ora caro e buono, quelle caratteristiche che lo rendevano pessimo (solfo, feccia, ecc.) erano difetti gravi, li hanno eliminati alcuni pionieri criticatissimi (i fratelli Lupi per fare un solo esempio) e il vino è diventato “competitivo” oltre che buono.

Proviamo ad affrontare questi problemi e batteremo di sicuro la cattiva globalizzazione; quella buona ce la teniamo, staremmo freschi senza. Ho citato solo alcuni dei problemi che si dovranno affrontare presto, insieme con il problema delle sementi e della vivaistica e del latte e latticini, presto e prima che ci riprovi qualche colosso, magari meno ragionevole della Nestlé.

Torniamo al pesto e veniamo alla ricetta, a me non piace scrivere una ricetta sulla tavola bronzea, ma se altri mi ci costringe allora sarà opportuno farlo: monumentum aere perennus, così imparano. Sarà opportuno quindi condurre fino in fondo questa operazione, che tant'è fa sorridere, fino a ottenere dopo o cos'altro sarà necessario. La ricetta è ben nota e non la scrivo perché io all'aglio ci tengo e potrei proporne troppo, ma sarà finalmente scritta a chiare lettere, con aglio e tutto; vuol dire che bocca di rosa non metterà l'aglio in casa sua.

Sarà opportuno trarre da questa vicenda la lezione più importante: occupiamoci delle cose che sappiamo fare, difendiamo le nostre specialità e il nostro lavoro e scopriamo finalmente che questo è compito importante della politica ed è vincente.

Giovanni Rebora – IL SECOLO XIX – 31/08/2002


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