| BIBLIOTECA | | EDICOLA | | TEATRO | | CINEMA | | IL MUSEO | | Il BAR DI MOE | | LA CASA DELLA MUSICA | | LA CASA DELLE TERRE LONTANE |
|
LA STANZA DELLE MANIFESTAZIONI | | | NOSTRI LUOGHI | | ARSENALE | | L'OSTERIA | | LA GATTERIA | | IL PORTO DEI RAGAZZI |

Giovanni Rebora
- IL SECOLO XIX - 15/03/2001

Forse è ritornato l'equilibrio naturale



Nel 1930 la Utet pubblicò il Dizionario Pratico di Agricoltura, giardinaggio e industrie agricole. Due volumi pieni di nozioni di grande interesse, ma datate 1930. Da allora, credevo io, chissà quanti progressi avrà fatto la scienza, Stultum est dicere putabum (è sciocco dire credevo), pare infatti che le malattie degli animali, le epizoozie, si ripresentino in forze e tutte insieme. Nel 1930 il Dizionario citato sopra scrive che: "…l'elemento virulento non è ancora stato isolato, e quindi non si può parlare di cure razionali…".

Sono passati settanta anni ed abbiamo tanto di antibiotici, a che punto sono le ricerche in veterinaria? Sono possibili "cure razionali" oppure si dovranno abbattere migliaia di capi?

Mucche pazze, pecore dalla lingua blu o colpite da febbre aftosa, galline chissà come, maiali più che sospetti, pesci infetti negli allevamenti oppure avvelenati da diossina (Mare del Nord) o pieni di quei vermi che affliggono i nostri pesci pelagici. Te lo do io il pesce azzurro! Se fossi più verde di quel che sono sarei preoccupato per i cetacei del "santuario"; ciascun cetaceo mangia, al giorno, pesce azzurro per un terzo del suo peso, compresa una dose di bianchetti, e se si riempie di vermi? Prepariamoci.

Da qualche tempo va tutto in malora, torna la tubercolosi e la zanzara anofele (quella della malaria), torna l'idrofobia ed ora anche l'afta. A quando la peste? I topi ci sono, le pulci anche, chissà, vuoi vedere che torna l'equilibrio naturale?

Abbiamo imposto la costruzione di stalle degne di ospitare il G8, fatte di marmo di Carrara, dotate di "tutte le comodità"; abbiamo raggiunto, nelle stalle, negli ovili, nei pollami e nelle porcilaie, condizioni igieniche ignote a moltissimi cittadini italiani e non (anch'io, come Andrea Chénier, varcai degli abituri l'uscio), eppure gli animali si ammalano. Ora che le capre abitano a palazzo si prendono le malattie più e meglio delle loro antenate che stavano nei tuguri. Sono d'accordo con gli scienziati che hanno rivendicato il diritto alla ricerca e la libertà della stessa, direi che la ricerca andrebbe finanziata ai livelli dei paesi europei più avanzati. Facciamo tutti gli esperimenti possibili per rendere immuni piante ed animali, ma intanto cerchiamo anche qualche rimedio per le malattie che ci sono arcinote. Perché quando un animale è malato si deve abbattere? Non esistono cure? Non sarà che nei palazzi di marmo ci mettiamo troppi animali? Se i topi impazziscono quando sono troppi perché gli altri mammiferi non dovrebbero subire la stessa sorte, alimentati, per giunta, con pacchi di rumenta? Il latte delle mucche che mangiavano l'erba era differente a seconda del pascolo e di conseguenza erano diversi i formaggi: piacentino, reggiano, parmigiano, etc. erano diversi per via del pascolo, se le mucche mangiano pecore tritate che latte fanno? E che formaggio viene?

Non voglio pensare che ci sia dietro un complotto vegetariano, né che anche i vegetariani abbiano il loro Grande Vecchio che le studia tutte per farci smettere di mangiare carne, perché poi, per darla alle mucche carnivore? Vorrei sapere, però, se questa novità delle epizoozie non era prevedibile o se per decenni, pur essendo prevedibile, nessuno ha messo il becco nei grandi affari, occupato com'era ad abbattere i fumi delle pizzerie ed a sequestrare il cavagnino delle uova prodotte nei pollai veri da galline razzolanti.

Giovanni Rebora - IL SECOLO XIX - 15/03/2001

| MOTORI DI RICERCA | UFFICIO INFORMAZIONI | LA POSTA | CHAT | SMS gratis | LINK TO LINK!
| LA CAPITANERIA DEL PORTO | Mailing List | Forum | Newsletter | Il libro degli ospiti | ARCHIVIO |
LA POESIA DEL FARO|