BIBLIOTECA | | EDICOLA | | TEATRO | | CINEMA | | IL MUSEO | | Il BAR DI MOE | | LA CASA DELLA MUSICA | | LA STANZA DELLE MANIFESTAZIONI | | | NOSTRI LUOGHI | | ARSENALE | | L'OSTERIA | | LA GATTERIA | | IL PORTO DEI RAGAZZI |

Giovanni Rebora

Se i politici si muovono per le nostre “piccole cose”

Il sindaco di Genova, Giuseppe Pericu, e il presidente della Liguria, Sandro Biasotti, andranno a Milano domani per la presentazione dei prodotti tipici della regione. Bene, era ora che anche le massime autorità s'informassero sulle minime cose della nostra Liguria e dei nostri comuni, anche quelli piccoli, irrilevanti dal punto di vista elettorale. Le minime cose fanno sempre sorridere i reggitori e i grandi economisti: le “eccellenze” hanno il cervello (Dio lo riposi) in tutt'altre faccende affaccendato. Accade, però, che tutti noi ci sediamo a tavola almeno due volte al giorno e che l'integrale della spesa di tutti noi raggiunga una somma ragguardevole.

Degna dell'attenzione dell'economista e perfino di quella dell'intellettuale snob. Se queste cose sono entrate a fatica nel mondo degli studi, le hanno invece capite subito le grandi aziende multinazionali che ora minacciano di distruggere i prodotti tipici regionali.

Cosa intendiamo per prodotti tipici? La domanda non è oziosa, perché si ha spesso la sensazione che s'intenda solo qualcosa che nasce in un paese o in una regione. Certo che il basilico genovese è un prodotto tipico che nasce solo qui; anche le varie qualità di vino e di olio sono prodotti tipici delle nostre terre, ma le cure che richiedono la coltura e la tecnica di trasformazione sono prodotti tipici “dell'ingegno”. Le acciughe salate possono essere migliori di altre solo se confezionate fresche e con molta cura; in questo caso il valore aggiunto salirà (costeranno un poco di più), ma la differenza sarà avvertibile da tutti. I pomidoro sono americani e ora nascono quasi ovunque, ma c'è voluto l'ingegno di Francesco Cirio perché diventassero un prodotto soprattutto italiano. La pasta di semola di grano duro è un prodotto italiano e genovese almeno da ottocento anni, è un prodotto tipico che ha fatto identificare gli italiani col nomignolo di “macaroni”. Oggi l'Italia esporta grandissime quantità di pasta tipica italiana, ma fin dai primi dell'Ottocento il grano per produrla veniva dalla Russia ancora e dal Canada. Le miscele con grano italiano e l'esperienza e la cura nei processi di produzione ne fanno un prodotto superiore a tutti gli altri. Questa superiorità nasce sul territorio, ma è una superiorità che viene da secoli di attenzione e di ricerca.

Se diamo uno sguardo alla cucina, vediamo che tra le pietanze tipiche figura in più maniere lo stoccafisso norvegese. Insomma, accanto alle cose che nascono solo qui e che vantano caratteristiche organolettiche speciali (si pensa alle melanzane ripiene di San Bartolomeo per esempio) e accanto a tante altre cose, possiamo vantare produzioni di altissimo livello per esempio nel campo della cioccolata. Eppure il cacao nasce in Centro America, in Sud America e in Africa: qui viene lavorato con speciale attenzione e diventa prodotto tipico. Vorrei concludere invitando a riflettere su ciò che è prodotto della natura esclusivo di un luogo e ciò che insieme con la materia prima è anche prodotto dell'ingegno, il prestigio della cucina italiana non è solo una questione di materia prima, ma di grandissimi cuochi che continuano nella ricerca e sperimentano e che sempre più spesso valorizzano i prodotti locali. Quando i reggitori delle nostre sorti torneranno dalla loro spedizione, sarebbe bello che raccontassero la loro avventura e che permettessero (almeno) una discreta continuità nell'attenzione verso i nostri prodotti e verso i produttori che troppo spesso incontrano difficoltà ben peggiori delle avverse stagioni. La Camera di commercio è attiva in questo senso, la Provincia e la Regione si stanno muovendo, il ministro anche. Spero che il mio ottimismo possa essere condiviso dai produttori, dai commercianti e dai ristoratori e finalmente anche dai consumatori, ma è necessario liberarli dalle troppe vischiose situazioni.

Giovanni Rebora – IL SECOLO XIX – 25/05/2003


| UFFICIO INFORMAZIONI | LA POSTA | CHAT | SMS gratis | LINK TO LINK!
| LA CAPITANERIA DEL PORTO | Mailing List | Forum | Newsletter | Il libro degli ospiti | ARCHIVIO |
MOTORI DI RICERCA |