BIBLIOTECA | | EDICOLA | | TEATRO | | CINEMA | | IL MUSEO | | Il BAR DI MOE | | LA CASA DELLA MUSICA | | LA STANZA DELLE MANIFESTAZIONI | | | NOSTRI LUOGHI | | ARSENALE | | L'OSTERIA | | LA GATTERIA | | IL PORTO DEI RAGAZZI |
|
La riscoperta del mangiar bene |
||
L'Accademia della cucina ha organizzato un convegno sul formaggio, che è il tema di quest'anno per l'Accademia. Slow Flood ha aperto a Torino il Salone del Gusto e sarà presentato il progetto Terra madre. A Genova si susseguono iniziative, scarsamente pubblicizzate, ma efficaci, sulla cucina ligure.
Il Conservatorio delle cucine mediterranee, insieme con la Camera di commercio, con la Provincia di Genova, gli istituti professionali e con i ristoratori, sta facendo un lavoro, forse ancora quasi ignoto, ma con buone prospettive, sull'uso dei prodotti locali almeno da parte dei ristoratori che aderiscono al capitolare che è stato loro proposto. Si cerca, finalmente, di convincere i produttori (ortolani e allevatori, macellai e casari) a produrre ortaggi e frutta di alta qualità, carni bene allevate e formaggi freschi di immediato consumo, soprattutto per i ristoratori (per la focaccia al formaggio, ad esempio). E la Regione (all'unanimità) ha appena varato una delibera che vieta gli ogm in Liguria.
Nello stesso tempo molti ristoratori sono interessati alle produzioni che chiamiamo tradizionali e in particolare a quelle di alta qualità, a patto che si possano superare le mille difficoltà pseudo legali che intasano la distribuzione. Già, perché la distribuzione sembra sempre difficilissima.
E' più facile avere un formaggio normanno o spagnolo che una formaggetta di Acqui. E' più facile conoscere la feta greca o il Camembert che avere nozione dei prodotti piemontesi, che pure si producono a due passi da Genova. Perciò si tenta di legare i consumatori ai produttori, partendo da quella parte della domanda che a noi pare più cospicua.
Eppure ora
l'ottimismo mio e di alcuni amici, viene premiato. Qual è lo
"stato dell'arte" dei cuochi? L'arte della ristorazione a
Genova sta alzandosi molto, e per il tono dei ristoranti e per la
qualità della cucina. Alcuni locali del centro sono di buono,
spesso ottimo livello, ma quelli che hanno mostrato una grande lena
nel migliorare sono i ristoranti della corona collinare che avvolge
la città. Dalle alture di Voltri alla spiaggia, dall'alta
valle del Polcevera fino a Campi, dalle alture del Bisagno alla Foce,
dalle valli dell'Appennino genovese alle riviere, si riscontra una
sorta di tendenza a migliorare la cucina e anche ad adeguarla a
quella "cucina ligure" che fino a pochi anni fa veniva
definita "povera".
Siccome noi
liguri ci teniamo a farci considerare poveri, abbiamo accettato tanta
scemenza per anni, finché qualcuno non ha deciso di fare
l'olio migliore del mondo e altri di fare il vino buono. Finché
non abbiamo scoperto il valore della pasta e della verdura, del pesto
e dei pesci, anche piccoli (ora sono costosissimi, vedansi le
acciughe), dei ripieni, dei fritti misti con tante verdure e dei
funghi, e di tante altre confezioni che, per parte loro, alcuni
ristoranti vecchissimi avevano continuato a proporre, mantenendo in
vita una cucina eccezionale.
Non è
una scoperta, è una constatazione di fatto. Le poche trattorie
rimaste, quelle che hanno ancora il banco di mescita e, magari, il
locale del "sale e tabacchi", sono ridotte di numero, ma
danno grandi soddisfazioni. Offrono ravioli e coniglio, gallina o
anitra, latte brusco e latte dolce. Cose da riprovare per tutti,
vecchie, forse "tradizionali", ma buonissime. E poi
ristoranti che propongono la cucina genovese trattata con grande
attenzione, pulizia e competenza, o altri che abbinano alla
genovesità gli apporti del Monferrato ligure o di altri luoghi
del Mediterraneo.
Vorrei che
Carloforte e Calasetta potessero esprimersi qui, nella loro terra di
origine, con le loro pietanze che ricordano, soprattutto per il
pesce, la cucina dei nostri nonni. Se avrò spazio, scriverò
dei ristoranti più"anziani", non sarà
pubblicità (non ne hanno bisogno), ma sarà"recensione",
come si fa per i libri e per le opere di cinema e di teatro. Come si
fa per le opere d'arte, stavolta di un'arte comprensibile, fruibile
anche da non coltissimi in materia: quelli che traggono piacere da un
piatto di ravioli, da un'anitra ben preparata, da una frittura di
pesce e dallo stoccafisso accomodato. Non siamo intenditori forse, ma
abbiamo diritto, nella nostra ignoranza, all'onesta voluttà
della cucina e a un bicchiere di vino. Che adesso è buono.
Giovanni Rebora IL SECOLO XIX 21/10/2004
![]()
|
UFFICIO
INFORMAZIONI | LA
POSTA | CHAT
| SMS
gratis | LINK
TO LINK!
|
LA CAPITANERIA DEL PORTO | Mailing
List | Forum | Newsletter | Il
libro degli ospiti | ARCHIVIO
| MOTORI
DI RICERCA |