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Brigidini |
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LA RICETTA |
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fare delle palline poco più grosse di una noce, metterle nella stiaccia(cioè nell'apposito ferro da cialde) già ben calda e farle cuocere bene sulla fiamma, voltandole da una parte e dall'altra di tanto in tanto. |
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Brigidini
per sbaglio
Famosi
dolci di Toscana. Nati da un errore in cucina, hanno fatto la fortuna
di Lamporecchio
"E' un dolce o
meglio un trastullo speciale alla toscana, ove trovasi a tutte le
fiere e feste di campagna e lo si vede cuocere in pubblico nelle
forme da cialde". Così il più famoso esperto di
ricette, Pellegrino Artusi, descrive il brigidino. E' stata proprio
la Toscana ad aver dato i natali a questi particolarissimi dolcetti
gialli tipici del piccolo paese di Lamporecchio, in provincia di
Pistoia. La leggenda vuole che siano state le suore di un convento ad
inventare per sbaglio il brigidino. Tutto cominciò con un
errore di suor Brigida, che si confuse mentre stava preparando
l'impasto delle ostie. Le sorelle, per non sprecare quel composto,
pensarono di ingentilirlo aggiungendovi dei chicchi di anice. Nacque
così quel "trastullo speciale" destinato a divenire
una tradizione a Lamporecchio, dove la ricetta si è tramandata
di generazione in generazione dando vita a molte botteghe artigianali
specializzate proprio nel brigidino. La pasticceria Carli è
sicuramente una delle più antiche e rinomate del paese. "I
miei bisnonni cominciarono l'attività a fine ottocento -
racconta una delle titolari -. All'epoca vendevano i brigidini e la
frutta fresca e secca. Un binomio un po' strano, che durò
diversi anni. In seguito i miei nonni e lo zio pensarono di
specializzarsi nei brigidini, e da allora ci siamo tramandati
l'attività di padre in figlio. Nel 1969 abbiamo ingrandito il
negozio trasformandolo in pasticceria e adesso ci lavoriamo in tre
fratelli".
In passato non sono mancati i riconoscimenti alla
famiglia Carli per la sua attività. "Nel 1905 il mio
bisnonno, Leopoldo Carli, ricevette la medaglia d'oro a Roma da
Vittorio Emanuele III, per essersi classificato primo all'esposizione
nazionale per brigidini e berlingozzi. Furono alcuni nobili romani,
che avevano delle proprietà a Lamporecchio e che quindi
conoscevano e apprezzavano la nostra produzione, a invogliare il
bisnonno a partecipare a questa esposizione". Dal 1800 ad oggi
la lavorazione dei brigidini, almeno per quanto riguarda gli
ingredienti, è rimasta quasi inalterata. "Gli ingredienti
dei brigidini sono uova, farina, zucchero e anice - spiega la
titolare -. Una volta si formavano delle palline, che venivano cotte
sulle piastre come quelle dei necci. Avevano una forma tonda, ma
molto più grande di quella attuale. Fino agli anni '40 sono
stati fatti con questo sistema. Poi venivano cotti sulle stampe calde
con resistenze a elettricità. Finché, nel 1980, un
signore di Pieve a Nievole ha inventato la macchina dei brigidini.
L'impasto è sempre lo stesso, solo che oggi, al posto dei
chicchi, si usa l'essenza di anice. Anche i tempi di lavorazione sono
rimasti lunghi, tant'è che il nonno e lo zio si occupano solo
dei brigidini".
Il parente stretto dei brigidini è il
berlingozzo, un'altra specialità di Lamporecchio. "Il
berlingozzo - prosegue la signora - è una ciambella fatta con
gli stessi ingredienti dei brigidini. L'unica differenza sta nel
fatto che per fare l'impasto si usa soltanto il rosso dell'uovo. E'
un dolce che richiede molto tempo per la lavorazione: in circa tre
ore ne vengono fatti 12. Anche questo dolce ha origini molto antiche,
ed è tipico del Carnevale. La tradizione vuole che nel giorno
del Berlingaccio tutti i golosi del paese girassero per le vie con
questa ciambella legata al collo".
Debora
Pellegrinotti
COOP
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