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Il vero mercato è il commercio equo e solidale

“Non sono un “testimonial” di Commercio equo e solidale, ma soltanto un testimone, disposto a fare la sua piccola parte per dire che la vita è altro: altro dal denaro, dal mercato, dai microchips che vogliono ficcarti in testa.”

Per Moni Ovadia quest'impegno è un altro modo di declinare la battaglia a favore della dignità umana, il filo che lega tutti i suoi spettacoli yiddish. Da “Oylem Golem” a “Yossl Rakover”.

“A teatro non ho ancora trattato direttamente il tema della solidarietà dell'antiglobalizzazione, ma sto meditando di farlo, prima o poi: con uno spettacolo che potrebbe essere lezione paradossale sull'economia. Sono convinto che ventimila uomini non possano decidere le sorti dell'umanità e del pianeta”.

Un discorso (e magari un futuro spettacolo) politico?

Un discorso di buon senso, senza agitare la bandiera di questo o di quel partito: per far capire che chi distrugge il Mato Grosso impesta l'aria che respiriamo tutti noi e che la libertà di seguire il profitto non può cancellare i diritti fondamentali dell'uomo.

Non è un'utopia, una visione vetero idillica del mondo?

Io non dico che le multinazionali non devono esistere. Che esistano e che facciano la loro parte, ma che non siano le arbitre di tutto. Io non ho nostalgia per quel comunismo che è crollato con il muro di Berlino, sarebbe da pazzi. Ma anche questo pseudo liberismo mi fa schifo. Spero che ci siano altre strade, oltre a queste. Perché non cercarle?

Gli artisti che si impegnano per le grandi cause e le grandi utopie (quando non lo fanno per il proprio tornaconto) rischiano di essere strumentalizzati. Lei come pensa di difendersi?

Vigilando, usando sempre la ragione, valutando gli inviti e le proposte senza preconcetti ideologici. Certo, anche la solidarietà è un business...non faccio nomi ma ho appena detto di no ad un invito. Naturalmente sono tra quelli che quando vanno a titolo gratuito, chiedono soltanto il biglietto. Il biglietto, concretamente, non un generico “rimborso” che potrebbe lasciare qualche margine.

Verrà a Genova nei giorni del G8?

Spero di poterci essere. Non lo nascondo, sono allarmato, spero che tutte le manifestazioni si svolgano pacificamente. La violenza non giova a nessuno. Con la violenza si scoraggiano le grandi masse, che invece sarebbero interlocutrici perfette per chi vuol parlare dell'ecosistema, del futuro dei figli, del diritto di tutti i bambini a trovare la propria felicità non soltanto a sopravvivere. Il mercato non è un demonio da distruggere, ma non può neppure essere il nostro vitello d'oro.

Da molte stagioni, ormai, la sua vena artistica ha abbandonato il sorriso, la celebrata “ironia ebraica” delle prime stagioni. Lei fa vibrare note quasi apocalittiche, dal palcoscenico e nelle conversazioni più informali.

Ho paura. La corsa incontrollata al profitto mi sembra la peggiore barbarie ammantata di modernità. E' la logica della tossicodipendenza...la descriveva bene un film di tanti anni fa, “More” di Barbet Schroeder. E' come l'eroina, non ti basta mai, non ti fermi più, fino a ucciderti.

Intervista di Silvana Zanovello – IL SECOLO XIX – 15/06/2001