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CINEMA

Il "doppio cuore" di Ferzan Ozpetek

Su Cuore sacro non possiamo esprimere giudizi fino all'uscita in sala. Possiamo però dirvi che è un film difficile, sicuramente il più difficile che Ferzan Ozpetek abbia realizzato sino ad oggi. E ambizioso, perché racconta la storia di un dolore e di una conversione. Non religiosa, non necessariamente. Piuttosto una conversione del cuore, come ci suggerisce il titolo.

La protagonista di tanto cambiamento è Irene (una magnifica Barbora Bobulova), ragazza di ricchissima famiglia di costruttori dal passato sepolto assieme a una madre mai conosciuta. L'incontro con una bambina che vive di espedienti, condurrà lentamente Irene su una strada di trasformazione che passa per l'attraversamento del dolore, quello proprio prima, quello altrui poi. Tanto per rendere le cose ancora più tangibili, aggiungiamo che il regista ha convinto la distribuzione (Medusa) a non fare alcuna festa per l'uscita del film ma a devolvere i soldi del lancio pubblicitario alla comunità Sant'Egidio, che a Cuore sacro ha collaborato.

Se è nervoso per l'uscita di questa che deve essere stata davvero una faticaccia, all'incontro con la stampa Ferzan Ozpetek non lo dà a vedere. Si avverte piuttosto l'emozione ancora fresca, in lui come anche nelle due attrici Barbora Bobulova e Lisa Gastoni che gli siedono a fianco. “Dopo La finestra di fronte avevo pensato di girare una commedia - racconta Ozpetek -. Ma il progetto di Cuore sacro, meditato già da diversi anni, si è poi imposto da solo. In questo ultimo anno sono morti molti miei amici. E alcune domande, che nascono dal dolore e che mi pongo da sempre, sono diventate urgenti”.

Il film è pieno di simboli e di citazioni, soprattutto religiosi. Ci sono dervisci rotanti attaccati alle pareti e inquadrature ispirate alla "Pietà", percorsi francescani, cristi abbandonati nella spazzatura. Tanti spunti riuniti in una visione che invece risulta profondamente laica.

Intanto diciamo che a me non interessa se copio o meno. Io vedo delle cose nella mia vita, pitture, paesaggi, statue e queste mi restano dentro. Poi escono fuori nel lavoro quando capita. La "Pietà" di Michelangelo è una delle prime cose che ho visto quando sono arrivato in Italia trent'anni fa. Penso sia una delle più belle espressioni artistiche. Comunque, quando lavoro me ne frego se cito qualcuno o meno, non ho alcuna paura di somigliare ad altri.

E le tante ispirazioni religiose?

Il film cerca di raccontare in forma laica il bisogno di spiritualità che si avverte ovunque nel mondo anche se prende forme confuse di fanatismo, di esclusione dal contesto sociale, di speculazione politica.

A proposito di politica, pensi di aver fatto un film "schierato"?

In questo periodo la politica mi fa piuttosto senso. Mi sembra che sia completamente slegata da ciò che pensa l'uomo della strada, dai problemi quotidiani. Sembra non rendersi conto di quali siano i bisogni veri degli uomini. E poi quando faccio un film non penso mai di fare un film politico.

Eppure i temi attorno cui ti muovi, soprattutto in Cuore sacro, hanno una stretta attinenza con le questioni, direi "globali", delle nostre società.

Credo che nessuno oggi possa far finta di non vedere quello che sta avvenendo, e cioè che una parte minima della popolazione sta diventando sempre più ricca e il resto del mondo è sempre più povero. Non si può non vedere e non si può non raccontare.

Non possiamo dire del film, ma possiamo però prevedere che molti lo riterranno eccessivo. Ti è mai venuto il dubbio, mentre giravi, di stare esagerando?

Esagerando? Ma non hai idea di come fosse la prima stesura della sceneggiatura! Ho tagliato, tagliato moltissimo di quello che avrei voluto mettere. No, non ho paura di aver esagerato e non credo di averlo fatto. Sul set io procedo per emozioni, sono loro che mi conducono, le mie e quelle collettive del set. Ho fatto un film con il cuore in mano, spero che la mia sincerità arrivi sino agli spettatori.

Intervista di Roberta Ronconi – LIBERAZIONE – 22/02/2005

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