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MUSICA

Conte: festival o passerella?

Sornione, accattivante, barba volutamente trascurata, musica inconfondibile fatta per sognare fra mille continenti, sorriso beffardo e mani che si sciolgono con passione e leggerezza su un piano. Ebbene sì, a dispetto dei sessantacinque anni appena compiuti, Paolo Conte è sempre lo stesso. Sessantacinque anni passati all'insegna del disincanto ( e solo poco più di venti, a pensarci bene, passati sul palco).

E' ancora lì per la sua ennesima tournée compiuta forse più per non tradire il suo pubblico che non per interessi commerciali: un pubblico che ripaga con entusiasmo questo suo omaggio musicale e che trova il tutto esaurito nei teatri d'Italia. L'ultimo suo album “Razmataz” è di quasi due anni fa, non ha in cantiere nulla di particolarmente nuovo, e ciononostante il pubblico non lo tradisce mai. Era in Germania e in Olanda, adesso nella sua terra, ma nel frattempo ha trovato il modo di andare anche in America, Francia, Canada, Inghilterra. E ovunque un successo. Visto a Firenze in un memorabile concerto sorge spontanea una domanda.

Questo spettacolo assomiglia più a un musical che a un concerto con i suoi ventuno orchestrali e una conturbante vocalist americana. Perché non si dà al musical?

Certo che è il mio sogno nel cassetto: mi piacerebbe in particolare ambientarlo tra i neri dell'America dediti al jazz. Ma dovrei trovare un produttore: i musical costano molto, in particolare se si vuole trarne un film come è mia intenzione.

File di pubblico al botteghino a Montreal come a Roma, a Londra e Parigi: come si spiega questo successo senza età?

La risposta è fin troppo ovvia: perché, a Dio piacendo, non tutti si fanno imporre le canzoni dei dj radiofonici e c'è anche qualche centinaia di migliaia di italiani che non guardano il festival di Sanremo.

Sembra polemico con la grande kermesse musicale che sta per iniziare.

Nessuna polemica, ma non ho mai condiviso quella che mi sembra un'inutile passerella gestita sostanzialmente dalle case discografiche.

Ciò non toglie che interpreti come Celentano, Battisti, Dalla abbiano avuto poi un grande successo di pubblico.

Si tratta solo di eccezioni e comunque il clima del festival non mi piace per nulla, pur con tutto il rispetto per i colleghi che si esibiscono.

Sembra quasi che le sia venuta un'allergia a Sanremo: anche al Club Tenco non si fa più vedere.

E' vero, ma anche altri miei colleghi, come Guccini, hanno condiviso la mia scelta. Il Club Tenco è nato come una bellissima iniziativa un po' antitetica alla rassegna dei fiori e come tale va salvaguardata. Ma per quelli della nostra generazione sembrava solo l'occasione per un incontro fra quattro amici della parrocchia.

Molti sostengono che la sua musica è intrisa di francofonia, eppure ha mietuto consensi in paesi anglosassoni e addirittura nella disattenta New York.

Direi che la musica è un messaggio internazionale può sembrare sbrigativo e retorico: ma la realtà è questa. Con mio grande stupore, ad esempio, il pubblico più attento l'ho trovato in Germania. Perché? Perché hanno uno straordinario orecchio musicale, tutto qua.

Lei ha sempre avuto il favore dei critici. E se dovesse fare una critica ai critici?

A dispetto del mio successo in Francia, ho sempre trovato fin troppo superficiali le pur lodevoli recensioni dei giornalisti francesi. Sono al tempo stesso grato ai critici italiani, ma i più attenti ascoltatori, come dicevo, sono i tedeschi, bravissimi a cogliere anche la più piccola sbavatura. E poi ho incontrato una giornalista del New York Times di straordinaria competenza,a dispetto di quello che si dice degli americani.

Per ultima cosa, come spiega il fatto che i suoi tanti sostenitori le riservino sempre un'accoglienza così calorosa?

Io penso che sia dovuto al motivo che mi sono sempre esibito in teatro, in un clima abbastanza ovattato e con una buona acustica. Musica d'elite? Certo e non me ne vergogno affatto.

Pigro com'è scappa subito dopo lo spettacolo nella sua Asti, l'unico posto dove sta bene a dispetto dei mille viaggi. Ha troppa fretta di fuggire per fare per fare un bis con “Genova per noi”, ma prima di salire in macchina trova il tempo per tre passi indietro e raccomandarsi: “L'indirizzo di una buona trattoria nel centro storico: farinata, acciughe fritte e torta pasqualina. Sono stufo di mangiare tagliolini alla panna e salmone”.

Intervista di Paolo Pedullà – IL SECOLO XIX – 21/01/2002

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