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PAOLO ROSSI

La Costituzione è una cosa da Rossi

Mentre portavoce e titolari del governo sempre più di destra dichiarano (e forse non ce ne sarebbe neanche bisogno) di non avere niente a che fare con il 25 aprile, il signor Rossi, inteso sia come metafora che come comico, celebra a suo modo, la festa della Liberazione dal nazifascismo portando la festa della Liberazione dal nazifascismo portando in tv il suo spettacolo sulla Costituzione della Repubblica italiana, articolo per articolo. La legge fondamentale dello stato, che, al si fuori di ogni retorica, si è rivelata una buona base di partenza per approfondire comicamente la storia di Berlusconi e dei berluscones. Né Rai né Mediaset, ovviamente hanno offerto le loro onde a Paolo Rossi, per uno spettacolo mutante e improvvisato, molto divertente e molto serio. Uno spettacolo, scritto con Giuseppe Gabardini e Riccardo Piferi, che ha già girato mezza Italia e l'altra mezza se la riserva per le prossime tappe (fino al 15 maggio) e per la prossima stagione. Infatti Paolo Rossi non ha nessuna paura che, nel passaggio dalla sala alla tv, calino interesse e partecipazione del pubblico, perché – spiega – “le serate sono sempre diverse e poi nel frattempo accadono cose che modificano lo spettacolo e il rapporto con le persone in sala, che per me è la cosa più importante”.

Quanta parte di improvvisazione vera c'è ogni sera?

L'improvvisazione richiede molta disciplina e molta preparazione e non vuol dire solo invenzione del testo al momento, ma tensione tra palcoscenico e pubblico. Se manca questa relazione stretta con la platea non mi interessa neppure che il pezzo venga bene.

Il tuo viaggio per l'Italia in questo momento è stato quasi un sondaggio politico. Dove hai trovato un pubblico più preparato e più disponibile?

Non posso dire una zona geografica, anche se sicuramente il pubblico del Sud è più caldo e questo lusinga molto me, che sono del Nord. Ma quello che fa la differenza è il modo in cui il pubblico segue, è abituato a teatro.

E' singolare che tu, da comico, sia dovuto diventare quasi costituzionalista per farci ridere di quella che è poi una tragedia: il berlusconismo.

Le vie del comico sono infinite. E poi, non sarò costituzionalista, ma alcune parti del testo le conosco ormai molto bene. Lo spettacolo è un happening extraparlamentare di informazione popolare. Una forma di confronto e di studio nella quale uso tutto ciò che ho a disposizione: aneddoti, canzonacce, battute, etc.

C'è un momento in cui reciti un brano di Shakespeare e fa un effetto come di musica. Non ti viene voglia di tornare al “testo”, dopo tento girovagare tra la cronaca politica?

Francamente no, perché credo che uno debba seguire il suo percorso e credo che questo sia il teatro giusto per me in questo momento. Devio dire che all'inizio non pensavo che diventasse uno spettacolo così comico. Ma credo che sia importante ridere in modo diverso. Non può essere che in questo momento passi solo un tipo di comicità.

Uno spettacolo comico ispirato a un governo di destra. Un governo di sinistra non ti ispirerebbe?

Non farebbe ridere comunque. La comicità nasce da uno iato, dallo scarto tra la regola e la realtà. In quel buco nero c'è il senso. Se non ci fosse questo governo non avrei fatto questo spettacolo. Parliamo ogni tanto anche di quelli di sinistra, ma sono meno comici.

Magari perché gli errori fatti dalla sinistra non ti fanno ridere: ti fanno arrabbiare.

Certamente, mi fanno arrabbiare. Guarda, i comici che fanno satira vengono presi per opinionisti, ma è solo perché noi facciamo quello che dovrebbero fare i politici: lavoro sul territorio. Ci accorgiamo di certe cose prima di loro. Nel corso di 3-4 mesi di tournée ho visto che alcune battute su personaggi di sinistra non facevano ridere. Un po' alla volta, tra litigi e divisioni, ecco che cominciano a maturare, a entrare nei panni del comico. La regola della comicità è la ripetizione.

E come mai il ridicolo di certi atteggiamenti della destra non sembra neppure danneggiarla, mentre la sinistra sconta anche la propria serietà?

Qui c'è un problema politico. Non è un problema che possa risolvere io come comico. Se fossi stato, come comico, capo di governo non mi sarei innamorato tanto del compito della politica da dimenticarmi del conflitto di interessi. Le persone che votano a sinistra non votano solo per interesse, ma esigenze diverse, morali e generali. Se te lo dimentichi, giochi lo stesso gioco degli altri. Come comico posso solo raccontare delle storie, ma guai a pensare che gridando: “Il re è nudo” il re venga destituito. Ci vuole qualcuno che lo cacci.

Torniamo alla scelta di mandare in onda il tuo spettacolo sulla Costituzione il 25 aprile e cioè proprio oggi che si mette in discussione questa celebrazione dell'antifascismo.

Mi sembrava giusto così. Non dico che questo sia l'ultimo 25 aprile, ma bisogna comunque tenersela cara, questa data, diventata ancora più importante in questi ultimi anni. E' una festa della memoria che si vuole cancellare. E proprio per questo diventa importante ricordare, per capire tutto quello che è successo. Anche ascoltando voci diverse.

Proprio chi ha sostenuto di recente che la libertà è così importante da giustificare il bombardamento di un popolo per cacciare un dittatore, ora vuole abolire la festa della Liberazione. Come lo spieghi?

E' un controsenso. Credo che ci siano in atto delle vendette, dei saldi di conto. Quelli per anni non sono riusciti a dire una parola, ora che il presidente ha superato ogni livello comico, tirano fuori quello che hanno tenuto dentro per anni.

L'attacco al 25 aprile coincide del resto con l'attacco alla Costituzione.

Certo, perché tutta la Costituzione parla del 25 Aprile. E lì tutto lo spirito di questo libro, che è costato sangue e fatica. E io, che ormai lo conosco bene, posso dire che è scritto benino. Accetto che si possa correggere il testo, ma rispettandone lo spirito. E questo vuol dire rispettare la dignità dell'uomo e difendere gli interessi di tutti e non quelli di un uomo solo.

Intervista di Maria Novella Oppo – L'UNITA' – 25/04/2003



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