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PAOLO ROSSI

Il Molière che Spaventa la Rai

Facciamo una farsa, un’opera minore che parla di un medico ma soprattutto di un ciarlatano, ed io non riesco a capire come uno abbia potuto vederci dei riferimenti con la realtà contemporanea del nostro Paese. Ci sono delle telecamere in sala, ma non preoccupatevi, non è la Rai né Mediaset, è una roba che ci facciamo noi, casomai tra vent’anni cambiasse tutto e qualcuno lo volesse vedere.
Ora, prima di iniziare la visita vera e propria, è mia abitudine fare ai pazienti in laboratorio un discorso di politica sanitaria.


Questo discorso mi è stato ispirato dal mio modello, un uomo che ha un Paese in mente e che parla a braccio leggendo.
Io sono uno di voi, uno che stava lì dove state voi ed ora sta qua dove voi non starete mai. Ho bevuto un calice amarissimo, mi sono fatto ungere da un signore ed ho risposto a questa specie di chiamata alle armi. Io credo soprattutto nella libertà, in tutte le sue forme, perché anche togliere la libertà è una forma di libertà. Ma credo soprattutto nei valori universali, nel rispetto per i bambini, gli anziani, gli emarginati, i poveri. Già noi ricchi facciamo fatica a passare per la cruna dell’ago senza che si sdrucisca il cappotto di cammello e allora come può un povero vedere la pagliuzza nell’occhio altrui?
Sei povero, sai già che sarai l’ultimo allora fai la fila, paga il ticket e non rompere i coglioni. Perché tutto funzioni dovete ammalarvi e pagare. Non vi chiedo tanto. Tutti dobbiamo pagare, anche io all’inizio ho dovuto pagare. Chi, non vengo certo a dirlo a voi.
Anche io quando ero piccolo ho avuto una brutta malattia. Ero dislessico, avevo dei problemi con i pronomi personali. Il primo mi veniva bene, mio, è mio, è mio, provate a dirlo anche voi, come è bello. Il secondo, invece, tz, tz...uo. Nostro riesco a dirlo perché è anche mio. Quindi chiuderò con le parole magiche, pane, lavoro e gnocca per tutti. Ed ora iniziamo le visite. Chiamerò il mio assistente: Previto! Entri Previto. Non è satira politica, è una maschera del Cinquecento che discende da Truffaldino.


(Primo paziente). Vediamo le braccia... hai dei puntini rossi. Lo sai che cosa è? È la scàiola o scaiòla, che inizia con dei puntini rossi, poi diventano dei bozzi, delle tumefazioni, dei lividi come se ti avessero smanganellato. Vieni da Bari? È strano, questa malattia di solito si prende sulla costa ligure, a Genova.


(Secondo paziente). C’è una compressione sulla scissura di Silvio. Se c’è un medico in sala, sa che il cervello è fatto di fessure e quella nel mezzo si chiama scissura di Silvio o silviana. Già dai tempi di Ippocrate si sapeva che poteva essere del conflitto d’interessi nel cervello di una sola persona. Ma la cosa che più aggrava questo ragazzo è che c’è una ulteriore compressione sull’anfratto di Buttiglione, che sapete tutti è lo spazio vuoto che tutti abbiamo nel cervello.


(Terzo paziente). In che senso vuoi diventare come me? Come medico ciarlatano? Allora ti farò un corso e diventerai mio allievo. Come prima lezione, devi mangiare davanti a duemila persone che non hanno da mangiare con strafottenza, arroganza ed un pizzico di superbia. Ma il prossimo spettacolo, lo giuro, mille pizze per tutti. In questo Paese non c’è niente di più facile che promettere.


(Quarto paziente, il signor Orgone, finanziatore del dottor Sganarelli per 60mila euris, con la figlia Lucinda). Meglio che sua figlia stia male, questa è una ditta privata di cui lei è anche socio: lei ci perde come padre, ma ci guadagna come socio, è il libero mercato.
(La ragazza ha una crisi isterica). C’è un medico in sala? No? Allora meglio così, avremmo potuto avere pareri discordi e le discussioni non fanno che nuocere all’arte medica: si perde di credibilità. Bisogna difendere con i denti la considerazione che i pazienti, con le loro debolezze, ci attribuiscono. Bisogna prendersi tutti i meriti delle loro guarigioni e addossare alla Natura tutti gli errori che commettiamo .
(Un aiutante di colore, innamorato di Lucinda, canta e balla per cercare di risvegliarla) Ma è un ballo cosacco! Sembrava un negro e invece è russo. Certo che in questo momento storico un russo negro comunista non è che sia il massimo della vita. Inoltre suo papà è ebreo e sua mamma palestinese: non trova una casa in affitto, neanche sulla striscia di Gaza dell'Argentario.


(All’allievo) Altra lezione, ti farò vedere come un vero ciarlatano trasforma un suo creditore in un suo debitore. La debolezza degli uomini sta nella paura della morte, nell’attaccamento che essi hanno per la vita. E noi, con le nostre chiacchiere pompose, siamo quelli che più di tutti possono approfittarne.


(Visita e parla con Orgone) Che mano fredda!
Io sto benissimo.
Io non ho detto che sta male, ho solo detto che ha la mano fredda. Suo padre come sta?
Mio padre è morto.
Suo nonno?
È morto.
Il suo bisnonno?
È morto anche lui, purtroppo.
Il trisavolo?
Idem.
Lo sa che c'è una strana coincidenza genetica in tutto questo? Quando alza la testa per guardare in alto, non le viene un forte dolore all’alluce? (gli fa alzare la testa e gli schiaccia un piede)... seguito da uno stato allucinogeno che le fa vedere dei puntini bianchi? (gli butta dei coriandoli davanti agli occhi).
Aiuto, dottore ho paura di non stare molto bene.
Io l’avevo capito, commendatore, ma non si preoccupi, ho la cura che fa per lei.


(All’allievo) Altra lezione importante: devi imparare a dare batoste, dando l’impressione di regalare fiori. Noi adesso gli faremo una cosa terribile, ma perché lui non se ne accorga, l’abbelliremo. Sai come fanno i politici, no? Vi aumenteremo le tasse, vi diminuiremo lo stipendio...
Io non ci avevo mai pensato a diventare medico, non ho mai preteso di essere istruito. Ho studiato da perito chimico e i miei studi si sono fermati lì. Ma quando ho capito che per essere qualcuno o qualcosa in Italia, che so, avvocato, architetto, imprenditore, presidente, bastava dire: è miiiooo... e ti credevano e facevi strada, mi son convinto e ho scelto di diventare medico. Non ho fatto in tempo a dirlo che subito, tutti, mi hanno creduto un esperto.


(All’allievo) Hai capito mio caro? Ma tu sei ancora a metà del corso, ci sono ancora diverse cose da imparare prima che tu possa essere un vero ciarlatano. Stare sotto i riflettori non è semplice. Guadagnarsi la simpatia del pubblico, non è una cosa che riesce sempre. Farla franca: questa è un’altra cosa da imparare. Ma questa è la lezione più semplice, perché nel nostro Paese non ti arresteranno mai.
Questo è un Paese strano, un paese di creduloni, di gente che crede ancora ai miracoli. È un paese dove la gente, per andare a Chi l'ha visto? in televisione, abbandona il bambino in autostrada. È un Paese dove ci si inventa un milione di posti di lavoro, licenziando un milione di vecchi lavoratori. Un, dos, tres... come il gioco delle tre carte. È Paese in cui, se scippi una pensionata sei un criminale, ma se ne scippi un milione sei un economista.


(Parla con Orgone) Ma devo essere operato?
Io non parlerei proprio di operazione, userei l’espressione intervento di salute infinita.
Ma non c'è un altro modo?
Sì, c’è l'eutanasia.
Ma non è vietata?
Ci sono delle eccezioni per i periti informatici che indagano sul terrorismo. Oppure possiamo far passare la sua morte per un suicidio, come e quando le pare. E non abbiamo più quei vecchi metodi, sa, quando si volava dal quarto piano della questura? Ora siamo molto più raffinati. Ad ogni modo, il costo dell'operazione è di 80mila euris. Gliene dovevo 60mila vero? Ora è lei che ne deve a me 20mila. Così va il mondo.


(All’allievo) Hai terminato il corso e sei diventato ciarlatano. Adesso tu sei ufficialmente il dottor Sganarelli, chiunque ti chiedesse, tu rispondi: io sono il dottor Sganarelli. (Entrano due carabinieri ed arrestano l’allievo, supposto dottor Sganarelli).


Mi spiace per il mio allievo. Gli avevo dato le regole per non farsi arrestare, ma non gli ho detto l’ultima: per non essere arrestati, bisogna far arrestare qualcun altro al posto tuo, un amico, un parente, il fratello. Del resto questo è un Paese dove si impara insegnando, dove si guarisce guarendo, dove si diventa onesti... rubando, dite voi? No, facendo le leggi.
Moliere diceva: «L’ipocrisia è un vizio di moda e quando un vizio diventa moda, non è più un vizio ma una virtù. La professione dell’ipocrita ha su tutte la altre un vantaggio inestimabile, è un arte in cui la falsità viene comunque rispettata. Anche se l’impostura è palese, non si osa mai dire nulla contro l’ipocrisia che gode di una beata, assoluta impunibilità». E allora è sotto questo tetto che andrò a redimermi. E se poi verrò smascherato, assisterò senza muovere un dito alla difesa dei miei interessi da parte di quelli del mio gruppo. E quando la partita sarà chiusa, se mai dovesse venire qualcuno a dirmi: ehi ninni, non è tuo! Io gli dirò: non è tuo, è mio, è tutto mioooo!


Paolo Rossi – L'UNITA' – 16/01/2004


(Questi sono ampi stralci di «Questa sera si recita Molière», lo spettacolo in cui Paolo Rossi interpreta il dottor Sganarelli, un medico ciarlatano che vende pozioni miracolose nella suo ambulatorio privato. Dopo la prima parte, trasmessa sabato 8 gennaio a mezzanotte e 50, ieri notte la seconda parte non è andata in onda. Raidue ha censurato l’opera, liberamente tratta da farse minori del commediografo, ufficialmente perché conteneva «parolacce». Ma di parolacce l’intero spettacolo ne contiene ben poche.)



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