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DOMENICO STARNONE
– IL SECOLO XIX – 26/04/2001

Intervista a Domenico Starnone



Domenico Starnone, scrittore e per trent'anni insegnante di Lettere nelle superiori, ha scritto molti libri dedicati alla scuola: “Ex Cattedra” , “Il salto con le aste”, “Segni d'oro” e “Fuori registro”. Dall'ironico “Denti” Gabriele Salvatores ha tratto l'omonimo film.

Pinocchio, Piccole Donne, L'Isola del Tesoro e Cuore. Sono i libri della tradizione letteraria ormai dimenticata?

Nella mia esperienza ho notato che quelli sono libri che si leggono sempre. Ad esempio il libro Cuore: è dalla metà degli anni Settanta che non si legge più.

Perchè Cuore è stato relegato tra i libri da dimenticare?

Il primo motivo: è stato cancellato dalla cultura degli insegnanti di sinistra. Era considerato retrivo, a parte il personaggio di Franti. Altro motivo: i ragazzi sono sempre più in imbarazzo di fronte a quel tipo di linguaggio. E poi c'è una ragione di fondo: i sentimenti di Cuore appaiono lontani dai ragazzi. O così pensano gli adulti.

E cioè?

Troppo spesso noi adulti pensiamo al loro posto. Scegliamo per loro.

Come lasciare la libertà di lettura indirizzando però i figli alla scelta dei libri adatti?

Il principio è: incoraggiarli a leggere qualsiasi cosa. Le letture vanno sì guidate, ma dopo. Ad esempio: i ragazzi divorano le mille e più pagine di “It” di Stephen King. Perchè è un libro di avventure ed emozioni, e racconta senza pregiudizi l'adolescenza. Affronta la violenza con un linguaggio crudo e sboccato. E' quello che non si può dire.

Cuore, invece, suggerisce sentimenti pattriottici. Ma quello di “patria” è un valore antico...

No. Questi temi continuano ad essere i temi della prima adolescenza. E cioè: il legame di gruppo, il senso di lealtà, il coraggio e la paura. Cuore è molto giocato su questi temi. Come è bello sacrificarsi, morire per un ideale, battersi fino in fondo. Nessun ragazzo sa cos'è morire. E' per lui il darsi completamente. Nei racconti mensili del libro “Cuore” ci sono noccioli interessanti. Vediamo “Naufragio” o “La piccola vedetta lombarda”. Sono titoli che fanno sorridere noi ma forse non loro, i ragazzi.

Viene in mente il grande successo di “Titanic”: l'eroe povero che salva la bella.

E' un concetto che ho già espresso: Naufragio presenta lo stesso meccanismo di Titanic. Due ragazzini si incontrano durante il viaggio e poi lui si immola per lei. E' un racconto che fece versare fiumi di lacrime. Sono meccanismi che attivava De Amicis. Sapeva come fare un racconto.

Altri temi da rivalutare?

Quello delle sorelle, delle ragazze, le mamme: “Dagli Appennini alle Ande” è un'avventura per ritrovare la mamma. Il problema è che certi romanzi sono stati saccheggiati dai media. E appaiono invecchiati.

Quindi il romanzo Cuore potrebbe ancora piacere?

E' arrivato il momento di far rileggere Cuore. Magari a confronto con Titanic. I racconti mensili di De Amicis sono pieni di cose disparate: dalla critica alla scuola al rapportarsi a problemi grossi: il personaggio del gobbino pone quello dei disabili.

I bambini e gli adolescenti prediligono un tema: l'avventura.

L'avventura è un tratto caratteristico dell'infanzia e della buona letteratura dell'infanzia. L'horror piace e lo si trovava già nelle favole: in Cappuccetto Rosso il cacciatore squarta la pancia del lupo e tira fuori la nonna. Sono tutti fatti non riconducibili alla ragione. E l'avventura muove proprio da qui.

Da anni, però, anche nella lettura i bambini vengono iperprotetti dalle brutture del mondo.

Il nodo è questo: devono sapere che il mondo è pieno di cattiverie. Ma che si possono vincere.

I ragazzini hanno mostrato tanta curiosità nei confronti della tragedia di Novi.

Perchè in famiglia si tende a non parlarne. L'avventura è connessa alla violenza. C'è la furia dei malvagi e degli elementi. Nell'”Isola del Tesoro” c'è il ragazzo che ammazza l'adulto. Tutte cose che noi adulti facciamo finta siano ideali. La verità è che quei racconti funzionavano. Erano densi di aree scandalose, affrontavano il nodo della crescita: la ferocia del mondo esiste ma si può vincere. Così noi di un'altra generazione, leggevamo e ne uscivamo cresciuti.

E oggi, anche in letteratura, da che cosa proteggiamo i figli?

Oggia facciamo tutto per loro, ma è per evitare guai a noi stessi: per non affrontare le loro ansie e angosce. Ai ragazzi vanno esposti certi temi. Ma insegnando loro che esiste il lieto fine.

Riproporre romanzi come l'Isola del Tesoro o Cuore pone il problema del linguaggio.

Non li adatterei. E' più sensato riscriverli.

Ha mai pensato di farlo lei?

Ho idee di quel genere. Non riscriverei i romanzi nella lingua di oggi. Ma terrei conto dei temi che proponevano.

Come abituare il bambino alla lettura?

I racconti vanno letti ad alta voce da un adulto che sa leggere bene. Così diventa affascinante. Ma bisogna tenere conto che anche noi adulti non abbiamo più l'abitudine mentale ad affrontare un linguaggio complesso.

Colpa dei media o di Internet?

Quando comparve la penna a sfera fu uno scandalo. Compiti e concorsi andavano fatti solo con la stilo. La scrittura aveva tempi meno affrettati, è vero. Ma Internet, a parte il danno alla bolletta, ha avvicinato i ragazzi alla scrittura. Ha riproposto il rapporto tra oralità e scrittura. Guardiamo alle novità con spirito positivo.

Ma veramente cinquant'anni fa, esisteva un popolo di baby lettori indefessi?

No. Oggi ci sono più persone che leggono ma in quantità minore. Prima le poche che leggevano, leggevano di più.

E allora, che cosa è cambiato?

Alvaro riporta un aneddoto significativo: “ospite di un grande avvocato del Sud, un uomo dice allo stesso avvocato: qui non vedo neppure un libro. Mi vuoi offendere, ribatte l'altro. Io sono già laureato”. Oggi è così: sempre più diffusa la condizione del laureato che non legge più.

E i ragazzini?

I ragazzini leggerebbero molto. I genitori leggono loro dai 3 ai 14 anni, alla fine delle medie. Poi comincia la crisi. Non è stupefacente. A 14 anni si vuole partecipare all'esistenza. L'esigenza di vivere e la voglia di storie si trova in tv, nei film: qui le storie si ottengono più agevolmente. Per questo l'Isola del Tesoro può apparire noioso e scontato. Perchè magari è stato ripreso da altri, dalla tv o dal cinema.

Così i ragazzi si allontanano dalla lettura?

Il vero problema è che la nuova letteratura dell'infanzia non è avvicente, avventurosa. Se il mondo appare più sorprendente del libro, non ci sarà il lettore.

(Intervista di Annalisa Rimassa – IL SECOLO XIX – 26/04/2001)


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