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Intervista a Patch Adams
C@c@o Quotidiano 06.04.2002

Hunter "Patch" Adams


Decide di fare il medico quando adolescente viene ricoverato in una clinica per malattie mentali a causa di una forte depressione. La' conosce Rudy, un ragazzo malato di mente e lo aiut a superare i suoi deliri grazie a un gioco divertente. Patch si accorge che aiutare gli altri gli da' gioia ed emozione e decide di iscriversi all'Universita'.
Qui pero' incontra un ambiente asettico, dove viene incoraggiato il distacco dal paziente, dove si insegna tutto sulla malattia e niente sul malato e diventa un ribelle. Viene bocciato una volta per "eccessiva gaiezza" e un tutor universitario gli dice: "se volevi fare il clown dovevi andare a lavorare in un circo". Patch vuole anche fare il clown ma desidera soprattutto diventare medico e cosi'... mette insieme le due cose.
Patch e' una sorta di guaritore che cerca di scoprire come funzionano i pazienti. Cosa li diverte? Cosa li stimola? Realizzare le loro fantasie puo' aumentare l'emissione di endorfine e accelerarne la guarigione.
E allora Patch riempie una stanza di palloncini, una vasca da bagno di tagliatelle, va in giro con un naso da clown e le scarpe grandi, indossa una cravatta che emette dei suoni e soprattutto sorride e spiega: "Sappiamo tutti quanto sia importante l'amore, eppure, con quale frequenza viene provato o manifestato veramente?
I mali che affliggono la maggior parte dei malati, come la sofferenza, la noia e la paura, non possono essere curati con una pillola. I medici devono curare le persone, non le malattie".

 

Intervista a Patch Adams
D.:"Sei appena tornato dalla Macedonia, ti sembra un posto adatto per un clown?"
R.:" Dovunque la sofferenza porti le persone a perdere la fiducia e la visione positiva della vita la' e' un buon posto per un clown rivoluzionario. E' stata un'esperienza incredibile. Eravamo 30  persone, molti erano medici ma per la burocrazia della Nato non hanno potuto visitare nessuno nei campi profughi, allora abbiamo dato nasi rossi anche a loro. Avevamo preparato alcuni piccoli spettacoli ma non siamo riusciti a rappresentarli. I bambini ci hanno preso d'assalto, centinaia di bambini che volevano toccarci e avere il naso dipinto di rosso, bambini che non ridevano da giorni e noi eravamo li, e sentivamo le bombe esplodere subito al di la' del confine e bastava la sola nostra presenza a portare un'atmosfera diversa. Quando arrivavamo la tensione della guerra aveva contaminato i bambini che imparavano l'odio verso i Serbi, quando ce ne andavamo nessuno stava piu' pensando alla vendetta.
D.:" Quando hai capito che potevi usare la figura del clown per cambiare lo spirito delle persone?
R.:" Mio padre era morto in guerra, da soldato; mio zio si era suicidato, io avevo 18 anni, fui ricoverato 3 volte in ospedale psichiatrico e dovetti essere anche operato di ulcera; ero sempre ammalato. Fu guardando il mio compagno di stanza in manicomio che capii che io ero un principiante del dolore, li c'erano veri professionisti. Avrei dovuto soffrire moltissimo per eguagliarli. Capii che avrei pero' anche potuto usare la sofferenza come un'occasione per scherzare e che avrei potuto vivere tutto come un gioco. Nel mio ospedale, ad esempio, quando un malato dice di essere depresso io lo ammanetto al mio polso e lo porto in giro tutto il giorno con me. E io saluto le persone facendo scherzi buffi come infilare la testa nei miei pantaloni da clown e fingere di essere un uovo di pasqua che respira. E prima o poi il mio depresso fa un sorrisino e allora io gli faccio notare che in quel momento non e' depresso. E' quello che ho fatto con me stesso tutti i giorni negli ultimi 30 anni. E da allora non mi sono mai piu' ammalato.
D.:" Vuoi dire che non sei mai triste?"
R.:" Se muore un amico, e io ho tanti amici perche' tutti i miei pazienti sono amici e ogni tanto uno di loro muore, allora io soffro ma accetto di vivere questa emozione, e tutte le emozioni mi danno forza perche' le emozioni sono la vita".
D.:"Non ti sembra che la tua via sia un po' estrema, difficile da imitare?"
R.:" No chiunque puo' scendere per strada o fare la coda alla banca e cambiare quello che ha davanti. A volte basta proprio un niente. Avete in tasca una cacca finta e la mettete per terra e guardate le reazioni delle persone che cercano di evitarla. Io giro sempre vestito cosi', come un clown, e le persone ci mettono poco a capire che sono io che ho fatto lo scherzo e molti si uniscono a me. Una volta, in un aeroporto, il mio aereo era in ritardo di 2 ore e io ho coinvolto 30 persone in questo gioco. E' stato molto meglio che andare avanti e indietro sbuffando e guardando l'orologio e arrabbiandomi con le linee aeree. Nella vita ognuno deve scegliere tra essere uno che e' triste o essere un criminale di guerra come Bill Gates, che ha tanti soldi che potrebbe sfamare tutto il mondo e non lo fa, o essere un clown rivoluzionario come me."
D.:"Allora la comicoterapia salvera' il mondo?"
R.:"Odio la parola comicoterapia. Adesso tutto e' terapia. Musicoterapia, cromoterapia, acquaterapia. Io sono un essere umano e percio' sono comico.

 

sta in C@c@o Quotidiano Edizione del sabato 06.04.2002



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