| BIBLIOTECA | EDICOLA |TEATRO | CINEMA | IL MUSEO | Il BAR DI MOE | LA CASA DELLA MUSICA | LA CASA DELLE TERRE LONTANE |
|
LA STANZA DELLE MANIFESTAZIONI | NOSTRI LUOGHI | ARSENALE | L'OSTERIA | IL PORTO DEI RAGAZZI | LA GATTERIA |



MUSICA

Ramblers, i ritmi del mondo. Da Manu Chao a Sepulveda

Che colore ha la musica? Per i Modena City Ramblers è sicuramente lo stesso colore della speranza. E' una sorta di vortice emozionale, un crogiolo di umori, sentimenti, indignazioni e soprattutto passioni, una piazza dove si incontrano a chiacchierare e cantare insieme Luis Sepulveda e Manu Chao, Dino Frisullo e i cantori celtici, Osvaldo Soriano e il rock'n roll, ovviamente il Che che, chissà, magari si fuma un cicchino con i Beatles. Non c'è musica senza lotta, non c'è musica se non c'è la capacità di guardare oltre i propri piccoli confini, senza la capacità e la voglia di dialogare con il mondo, con tutti i mondi possibili, soprattutto quelli che noi tendiamo a dimenticare.

I Modena City Ramblers sembrano dei guasconi usciti da Cervantes o da Dumas: moschettieri no-global rumorosi, divertenti, gonfi d'appetito e di voglie, che dalla gaudente Emilia lanciano un ponte verso il mondo, il nuovo mondo possibile, per dirla con un pizzico di enfasi. Da qualche giorno è nei negozi il loro nuovo disco, Radio Rebelde, il sesto di una luminosa carriera che li vede lontanissimi dai fiori di Sanremo e molto vicini, molto amati dai tanti, tantissimi, che in tutta Italia li vedono in concerto, che sono sempre una botta di energia, adrenalina e (rieccola!) passione.

Se gli chiedi cosa cambia, per un gruppo che per comodità definiamo “impegnato”, nell'Italia governata dal centrodestra, capisci cosa per loro vuol dire incontrarsi: “Perché a sinistra – sbotta Cisco, il cantante – stiamo perdendo la capacità di unirci? Io non capisco il motivo per cui non si possa far prevalere le ragioni che ci uniscono a quelle che ci dividono...e vedo che tutto quello che viene fuori dal movimento di Porto Alegre è una spinta forte, che non può, non deve assolutamente essere sottovalutata. Troppo spesso chi fa politica non ha il polso della situazione”. E' come se i Modena con Radio Rebelde (è il nome dell'emittente fondata da Che Guevara ai tempi della lotta nella Sierra Maestra) avessero avuto voglia di dare una colonna sonora a uno spirito che a sinistra non è solo un “no” prolungato e antagonista, ma che, di giorno in giorno, pare essere sempre più creativo. “Beh – dice il bassista, polistrumentista e filosofo del gruppo, Massimo Ghiacci – da un punto di vista musicale, abbiamo voluto fare il famoso “salto di qualità”: le sonorità, l'orchestrazione, sono più ricche, c'è una sottile, molto discreta, vena che obliquamente tocca l'elettronica e l'etnica”.

Uno sforzo che punta a dare ancora più spessore e anima a ciò che cantano: che si tratti di Newroz (Il nuovo giorno), grido d'orgoglio del popolo curdo raccolto per i Modena da Dino Frisullo, oppure di La legge è giusta, dove riemergono le ombre cupe di Genova e la retorica della nuova classe di governo si materializza sotto forma di un blob dai germi antidemocratici.

Inutile negarlo, c'è molto Manu Chao in questo disco, aromi latino-americani (quasi come se quella fetta di mondo fosse diventato il paradigma degli squilibri del globo terracqueo), che a casa Modena City Ramblers si fonde con pulsioni gaeliche e una sottile epica che rimanda a quel capolavoro preveggente che era Sandinista! dei Clash (lo ricordiamo, era dell'81), e non sarà un caso se il nome di Joe Strummer ricorre di continuo nei discorsi di Cisco (uno che, detto per inciso, ama i Led Zeppelin come Manu Chao).

In Radio Rebelde, lo spagnolo s'intreccia con l'italiano in Una perfecta excusa, che il buon Sepulveda (amico di vecchia data) ha dato in regalo ai Modena e che è il primo singolo tratto dal nuovo album. Poi ci sono il banjo che s'incrocia con il derbouka e le tabla tunisine, il sax di Daniele Sepe, il dobro che se la vede con vari loop, il bazouki, il talking drum, la tarabucca e la batteria, la chitarra elettrica efficace e tagliente di Francesco Moneti...e ancora, gli echi dei discorsi di Berlusconi e di G. dàbleiu Bush cadenzati dal ritmo colorato dal dolore di terre martoriate e insultata dalla distratta virtualità dei grandi media.

Intanto i guasconi dei Modena si stanno preparando per il prossimo tour, che li vedrà impegnati a partire dal prossimo 8 marzo a Pordenone, e poi su e giù per l'intero stivale, a raffica. Perché, dicono i Modena, fermarsi non si può: finché non si perde la capacità di guardare lontano – musicalmente, poeticamente e politicamente – la speranza non muore.

Roberto Brunelli – L'UNITA' – 24/02/2002

Recensione di Viva la vida, muera la muerte!

www.ramblers.it



| MOTORI DI RICERCA | UFFICIO INFORMAZIONI | LA POSTA | CHAT | SMS gratis | LINK TO LINK!
| LA CAPITANERIA DEL PORTO | Mailing List | Forum | Newsletter | Il libro degli ospiti | ARCHIVIO | LA POESIA DEL FARO|