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MUSICA

Quattro chiacchiere con "Fry", leader dei Modena City Ramblers, di ritorno da un mini tour in Palestina

Arriva in bicicletta, Francesco Moneti, i capelli lunghi e ricci nascosti sotto una cuffietta bianca. Beve una bibita per rinfrescarsi e sorride molto, si guarda intorno per vedere se sono arrivati gli altri del gruppo, i Modena City Ramblers di cui "Fry" come gli piace che lo chiamino è una delle teste pensanti e dei musicisti più dotati. L'accento tradisce le origini aretine e la giovialità non è da meno, se ne accorgono tutti nel locale di Reggio Emilia dove la band sta per presentare alcune nuove proposte, anche se con i capelli coperti e la giacca a vento non è facile riconoscerlo.

So che avete un lungo elenco di progetti in cantiere. Di cosa si tratta?

Abbiamo un mucchio di cose da fare. Doveva essere un anno tranquillo per i Modena invece come sempre è diventato un periodo di duro lavoro. Oltre ad aver fatto delle date un po' dappertutto siamo appena tornati da un viaggio bellissimo. Siamo stati ad Auschwitz per la giornata della memoria e abbiamo fatto un mini tour in Palestina, a Betlemme, Ramallah e Gerusalemme. Dopo essere tornati siamo subiti entrati in studio e ci siamo messi a registrare un nuovo album.

Il nuovo disco dei Modena City Ramblers?

No, non sarà il nuovo dei Modena, ma una sorta di progetto a parte. Un tributo alla Resistenza in occasione del 60° anniversario. Ci saranno momenti tradizionali come "Bella ciao", alcuni pezzi nostri e brani di altri artisti sempre sul tema della Resistenza.

Che tipo di cover faranno? Brani italiani, oppure canzoni straniere vicine alla vostra sensibilità?

Rifacciamo "Auschwitz" con Francesco Guccini che canta assieme a noi. Il buon Guccio ha accettato di lavorare con noi per una versione rivisitata. Abbiamo rifatto "La guerra di Piero" di De André, in una versione completamente destrutturata con un andamento quasi mediorientale. L'ospite in questo caso è Piero Pelù, dato il nome non poteva essere diversamente. Poi abbiamo suonato un altro pezzo con Ginevra Di Marco ex Csi e Pgr che ha una voce che si sposa benissimo con quella di Cisco. E' uscito un gran bel brano, un duetto con tante sfumature e tonalità. C'è anche "Spara Juri" in una versione punk tiratissima con Paolo Rossi in veste di cantante.

Che valore ha per voi, oggi, la parola Resistenza?

Un termine oggi troppo spesso calpestato. Abbiamo visto i tagli che ha fatto il governo all'Anpi. Con il nostro ascendente sui giovani cerchiamo di tenerne viva la memoria. La cosa peggiore è che viviamo in un Paese senza memoria, lasciamo che tutto venga rivisitato, cambiato. Ma noi, quando andiamo in giro a suonare, ci accorgiamo che per molti ragazzi la Resistenza è un valore ancora vivo.

Cambiamo argomento, anche se non di molto. Che realtà avete incontrato in Palestina?

Abbiamo fatto tantissimi viaggi in Bolivia, in Guatemala, in Sud Africa, in Messico. Questo però è stato uno dei più belli. Intanto perché vai in un paese sull'orlo del ko, suoni in una terra martoriata, di fronte a un popolo vessato, dove è difficile anche organizzare una festa di compleanno. Eppure sono riusciti per noi a mettere in piedi 3 concerti bellissimi, con le migliori garanzie sonore. Noi abbiamo fatto una piccola cosa, rispetto al lavoro grande dei ragazzi dell'Ong di là e della Coop che ci ha portato lì. Voglio sottolineare il lavoro di questi ragazzi di Arezzo che ci hanno dato la possibilità di suonare così.

La risposta del pubblico come è stata?

Tre sold out. C'erano molti ragazzi italiani ma anche palestinesi che non hanno esitato a buttarsi a fare il pogo con gli altri. C'erano anche alcune suore italiane che sono un pubblico molto diverso da quello che affrontiamo di solito. Però ci hanno applaudito e ci hanno chiesto di continuare a portare avanti il nostro discorso. Sembravano uscite da "Sister Act".

Tra le mille cose che avete fatto c'è anche la registrazione di un pezzo per il film "Comunisti" di Davide Ferrario. Che cosa significa per voi essere comunisti in Italia nel 2005?

Credo che il senso molto largo della parola sia quello di ripudiare ogni sopraffazione. E' facile cadere nella retorica però credo che sia questo, lottare per un tipo di vita cooperante, rifiutare ogni forma di razzismo, cercare di ascoltare ogni campana.

Ti definisci comunista?

Di sinistra, preferisco così. Altrimenti si rischia di pensare per orticelli. Io sono per un pensiero di sinistra, libero. Aborro il razzismo, la sopraffazione, e anche l'eccesso di sciovinismo.

Quindi alle prossime elezioni regionali cosa voterai, se possiamo chiederlo?

Beh, io voto ad Arezzo. Quindi, Enzo Proci.

Intervista di Francesco Borgonovo – LIBERAZIONE – 29/03/2005

Recensione di Radio Rebelde

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