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CINEMA

Lo sguardo in Bianco e Nero

Nazista, certo, ma geniale. Una specie di monumento che lei stessa si è cucita addosso perché si continuasse, anche in futuro, a parlare del suo cinema, della sua danza, delle sue interpretazioni come attrice, delle sue spettacolari regie nei tempi cupi di Hitler e di Goebbels. Infine, dalla nascita della sua passione fotografica strettamente connessa all'Africa, al mondo dei Nuba e al fascinoso paradiso subacqueo del Mar rosso.

Ora anche il tempo. Lei, Leni Riefenstahl [...], supererà i cento anni di vita, battendo un altro record di non poco conto. Fino a qualche mese fa, era sulle nostre alpi per dare un'occhiata a certe montagne della sua gioventù. Poi, era partita per il Pacifico, insieme al compagno della vita che ormai non la lascia solo un momento. Nel frattempo dagli Stati uniti era già arrivata la notizia di un film sulla sua vita incredibile. Lei, senza battere ciglio, aveva fatto sapere all'attrice Jodie Foster che avrebbe presentato una specifica denuncia se soltanto qualcuno avesse osato portarla sullo schermo senza una precisa autorizzazione. Rompiscatole, dunque, anche al traguardo dei cento anni, come in fondo lo è stata per tutta la vita.

Era andata a letto con Hitler? Era stata l'amante di Goebbels? Una fanatica nazista? Una persecutrice di ebrei? Lei ha sempre smentito e non sono mai state trovate prove specifiche che non dicesse il vero. Certo, non poteva negare e non lo fa neanche ora, che il nazismo le aveva aperto il mondo, l'aveva resa famosa per sempre, ne aveva fatto una delle prime donne del regime, la confidenza di tutte le mogli importanti, la consolatrice del führer che non si era mai ripreso dal presunto suicidio della nipote-amante Geli Raubal. Eva Braun era stata sempre fortemente gelosa di lei? Certamente, rispondeva Leni. E di nuovo: era andata a letto con lui? Lo aveva conosciuto nell'intimità – spiegava – ma senza mai superare certi limiti. Era stata almeno aiutata da Goebbels? Lei ha sempre insistito nel dire che il terribile ministro della propaganda, invece, l'avversava perché lei aveva sempre respinto le avances di quel mostro. Insomma, era diventata famosa, unicamente perché era bravissima, colta, intelligente e di una bellezza che aveva fatto epoca. Certo, attraverso il cinema, aveva dato del nazismo un'immagine eroica e straordinaria, nel solco di tutta una cultura che pescava a piene mani tra miti e leggende e rispondeva in pieno alla filosofia “nicciana” del superuomo e dell'essere superiore. Ma a letto, insisteva la Riefensthal, sceglieva lei con chi andare e quando. Era troppo libera, troppo autonoma, troppo bella, in un periodo in cui le donne tedesche dovevano essere soltanto delle bravissime e dolcissime madri e mogli. Bertha Helène Amalie, chiamata con il vezzeggiativo di Leni, è nata a Berlino il 22 agosto del 1902. Il padre Alfred era un ricchissimo commerciante e la madre adorata figlia di un potente costruttore edile prussiano.

C'era tutto, insomma, per partire alla conquista del mondo. Teatri, spettacoli, opera, balletti. La portavano ovunque. La madre l'aveva voluta ballerina classica e lei, a sedici anni, si era iscritta a danza. Presto era diventata una stella dai capelli bellissimi e di una bravura straordinaria. Superati i venti anni, si era esibita anche all'estero. Comunque si era rotta un ginocchio e nel giro di una sola estate aveva dovuto passare ad altro. Seducente, intelligente, fascinosa, si era subito avvicinata all'ambiente del cinema e del teatro ed aveva ottenuto rapidamente una parte nella compagnia di Max Reinhardt, a Berlino. Poi era passata al cinema come attrice, sceneggiatrice e regista. La fama era arrivata con una serie di film di montagna, in particolare con La tragedia di Pizzo Palù, proiettato anche nel resto d'Europa. In quei giorni, dopo un primo amore fallimentare, si era innamorata dell'attore Ernst Udet, poi diventato un gran pilota degli aerei da caccia. Quindi era stata la volta di Luis Trenker, compagno di lavora in La montagna dell'amore. La rottura arrivò subito e, nel dopoguerra, in un libro di false memorie di Eva Braun, Trenker parlò, di “quando Leni ballava nuda per Hitler”. Lei lo denunciò ed ebbe ragione. Venne scagionato di tutto e il suo vecchio amore fu costretto a sparire dalla Germania.

Nel 1932, lei ascolta casualmente un comizio di Hitler a Berlino e rimane affascinata dal personaggio. Al punto di scrivergli una lettera per un incontro. Leni è un'attrice già nota, bella e corteggiata da tutti. Il führer manda a prenderla. Ne viene fuori una cena molto romantica e una passeggiata sotto la luna. I due si abbracciano, ma lui, ad un certo momento, dice di non potersi innamorare “prima di aver portato a termine la propria missione”. Poi, il capo nazista aggiunge: “Quando saremo al potere lei farà tutti i nostri film”.

C'è un altro comizio con la regista esibita sul palco delle autorità. Poi, ad una festa in casa Goebbels, i due parlano fitto fitto tutta la sera. Ormai, tutti capiscono che tra i due è nato qualcosa ed è una gran corsa ad invitare ovunque quella donna. A Hitler, la bellezza femminile, dal punto di vista estetico, piace moltissimo. Ed esibire lei, la notissima Leni Riefensthal, diventa una specie di vezzo. Anche Goebbels, nel frattempo, corteggia Leni e un giorno, in ginocchio, recita una vera e propria dichiarazione d'amore. Lei racconterà di essersene infischiata.

Gli incontri con Hitler si infittiscono: i due non fanno che parlare della grande Germania, della “razza superiore”, di Wagner, Ludwig di Baviera, dei grandi filosofi tedeschi, dello spazio vitale per una grande nazione destinata solo a grandi cose. Nel 1933, Hitler ha preso il potere e a Norimberga si tiene il congresso del partito nazista. E' lei, su incarico di Hitler, a girare il celeberrimo film sul congresso, dal titolo: Il trionfo della volontà. Ne viene fuori un documentario di totale esaltazione del nazismo e dei nazisti, presentati come i salvatori della nazione e coloro che avevano impresso una svolta alla storia della Germania. Gli uomini dell'oppressione, nel film, erano belli, virili, eroici, affascinanti. Una cosa mai vista prima. Nel dopoguerra le chiesero se lei aveva capito di aver esaltato l'orrore e la morte della democrazia. Lei rispose che non si era conto di nulla.. era solo rimasta affascinata da tutte quelle bandiere, da quei giovani soldati, da quel mondo che pareva vitale ed autentico. Ovviamente nessuno le credette.

Nel 1936, a Berlino, furono organizzate le Olimpiadi e Leni, sempre per ordine di Hitler, ebbe l'incarico di riprendere tutto. Ebbe a disposizione mezzi ingentissimi e girò migliaia e migliaia di metri di pellicola. Occorsero ben due anni per il montaggio. Il nome della Riefensthal, con quel lavoro, divenne noto, accanto ai grandi del cinema tedesco: Pabst, Sternberg, Murnau, Lang. Il film venne premiato anche a Venezia. La regista, probilmemnte in modo inconscio, utilizzò, nel lavoro, nonostante tutto, la grande lezione della cultura di Weimar, con il teatro di Brecht, lo stile di Reinhardt, l'uso delle immagini, tentato ed ottenuto alla Bauhaus, l'espressionismo, il lavoro di Grosz e quello dei pittori di Die Brucke.

In Germania, prima di Hitler, erano attive, tra l'altro, decine di agenzie fotografiche e molti fotografi erano cresciuti ad una grande scuola. Leni, sicuramente, aveva adorato, come tutti i tedeschi, i lavori di Sander, di Erna Lendvoi-Durksen, di George Hoyningen-Huene e aveva visto il libro che più di ogni altro aveva fatto furore: quel Die Akropolis, di Walter Hege nel quale l'uomo e il suo corpo venivano esaltati fino a farne un eroe della natura. Un classicismo metafisico e un po' surreale. In Germania era anche il periodo in cui si fotografavano uomini e donne nudi, mentre facevano ginnastica, correvano e lanciavano il giavellotto. C'era persino chi copriva di biacca bianca certi soggetti, in modo che risultassero somiglianti a statue di marmo. Tutto questo si ritrova in Olympia, ma anche nelle tante foto di Leni del dopoguerra. Finito Hitler (lei era presente alla conquista di Varsavia, a quella di Vienna, a Danzica) e finita la tragedia, Leni viene processata e arrestata più di una volta per l'appoggio al regime. Se la cava sempre e ricomincia. Non farà più cinema, ma avrà di nuovo un gran successo come fotografa.

Ha l'occhio della visionaria e della donna d'immagine. Nel 1977 pubblica il suo più celebre libro fotografico: I Nuba. Poi, I Nuba di Kau e, nel 1982, La mia Africa. Si fa riprendere mentre, a cosce aperte (ormai ha più di ottanta anni) è seduta sul collo di un nuba gigantesco che la porta sulle spalle. In gioventù, l'avrebbero fucilata per una cosa del genere. Diventa anche una espertissima subacquea e scatta foto straordinarie nel Mar Rosso e nel Pacifico.

Non smette neanche di scalare montagne con i vecchi amici e ammiratori e cammina sempre sui tacchi alti. Indossa gonne con lo spacco laterale e si trucca come una giovanetta. Un mito? Leggende? Gli amici dicono di si. Ora, la svolta dei cento anni.

Wladimiro Settimelli – L'UNITA' – 20/08/2002

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