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MUSICA

Rino Gaetano sempre più blu

Mercoledì, prima serata del Festival della canzone d'autore (Crotone) dedicato a Rino Gaetano, ore una del mattino: Claudio Lolli sale sul palco per ringraziare, attacca “Borghesia borghesia, per piccina che tu sia” accompagnato dai popolarissimi (qui davvero molto) “Parto delle nuvole pesanti”, riceve applausi su applausi e poi, dal pubblico, parte un coro che canta Bella ciao, per intero. Che ci azzecca, mi chiedo e chiedo a Claudio Lolli. “Non lo so”, risponde lui ancora sotto adrenalina. C'è solo una spiegazione: i ragazzi di Crotone hanno capito più di quanto ci si potesse aspettare che l'esibizione di Lolli costituiva un evento politico e morale. Che il suo riproporre a 25 anni di distanza Ho visto anche degli zingari felici era come riallacciare i fili di una memoria fatta di mobilitazione, di impegno, di generosità anche personale, e hanno voluto dare un segno importante. Quel coro di Bella ciao significava – credo – che è tornata la voglia di esserci, di partecipare, di non lasciare che chi ha vinto le elezioni distrugga le speranze dell'Italia e dei giovani.

Del resto, prima del concerto, con Lolli avevo parlato a lungo e gli avevo chiesto perché riproporre dopo tanto tempo le canzoni del disco che pure a suo tempo era stato salutato come un evento importante, ma che insomma...il tempo fa giustizia di molte cose. “Perché sento e vedo che ci sono molti giovani che vogliono ascoltare e riascoltare queste canzoni e questo repertorio – mi aveva detto. Certo, il contributo che mi dà il gruppo delle Nuvole pesanti è importante, va incontro all'esigenza che il messaggio sia proposto oggi con mezzi nuovi, con sassofoni, tammorre, batteria...Ma è il clima, sono le parole, i pensieri che ci stanno dietro che vedo arrivare agli ascoltatori. Non sottovalutiamo i ragazzi di oggi”.

No, non li sottovaluto e vado qua e là nello spazio enorme accanto allo stadio, dove è stato montato il palco, e mi accorgo che sono in molti a conoscere le parole delle canzoni di Lolli, e non solo giovani. Com'è possibile? I più anziani le ricordavano da allora? E i giovani? Misteri della comunicazione e delle generazioni. Ma evidentemente non tutto è perduto, veline e trionfi, gradi fratelli e saranno famosi non hanno ancora guastato del tutto i cervelli dei ragazzi, se qui sono almeno tremila ad ascoltare attenti Claudio Lolli e i suoi zingari che si ubriacano di luna in piazza Maggiore. E Claudio procede come un treno, con i testi in mano, senza chitarra, appoggiandosi ai musicisti delle Nuvole Pesanti, che appaiono anfetaminici e pestano di brutto sugli strumenti, rischiando a volte di travolgere musicalmente il cantautore. Il quale fisicamente assomiglia sempre più ad un Allen Ginsberg, e ha l'aria del guru beatnik. Anche perché spesso si abbandona ad un recitar cantando che mi ritrasporta di colpo ad un festival di poesia tipo Castelfusano. Ma sgrana tranquillo le sue canzoni, il guru, e nell'aria fluttuano parole come “bombe”, “stazione” (di Bologna), “volato dal quarto piano” (Milano) e si depositano sui tremila, che applaudono, anche se la musica è un continuum e il tutto dura quasi un'ora.

Dunque ha colpito nel segno questo Festival dedicato a Rino Gaetano, voluto dall'Amministrazione provinciale (mentre il Comune ha vietato che il concerto si svolgesse all'ex Pertusola, fabbrica non ancora – questo è il pretesto – completamente bonificata), festival che ha raccolto oltre 15 mila presenze in cinque giorni. E che Crotone non abbia dimenticato il suo folletto al vetriolo lo si è visto quando il gruppo ha offerto al pubblico alcune sue canzoni, di cui tutti sapevano a memoria le parole. Un convegno, una mostra, ricordi registrati in video di amici e colleghi come De Gregori e Venditti, testimonianze come quelle di Micocci, i concerti di Max Gazzè e della sempre più bella Teresa De Sio, di Moustaki e Cammeriere, l'inaugurazione di una “Casa per Rino” (un laboratorio per celebrarlo ma anche per facilitare nuove imprese musicali locali), hanno in questi giorni riportato il personaggio all'attenzione della sua città e qualcosa di più.

Purtroppo sembra che soltanto dopo una morte atroce si debba riconoscere a un cantautore la sua importanza: Tenco suicida viene ricordato a Ricaldone, ma ce n'è voluta di fatica, perché ai suoi tempi gli accadeva quello che accadde a Mozart con Salisburgo, cacciato a pedate dal vescovo e odiato dalla comunità in quanto non volle piegarsi a diventare maestro di cappella e accompagnare con qualche sonatina i ruttini degli invitati al tavolo del Grande Religioso. Ma oggi Salisburgo ci campa sopra, senza vergogna. A Ricaldone negli anni Sessanta la gente preferiva ascoltare i Villa e i Togliani piuttosto che quel fastidioso cantautore che si chiamava Luigi Tenco. E a Crotone? Dalla città Rino Gaetano se ne andò via che aveva dieci anni e dunque tutto quello che fece lo fece a Roma. Ma portandosi dietro però, impresso nel DNA, la memoria di antiche ingiustizie.

Era proprio un bel tipo, Rino Gaetano. Svirgolava dalla grammatica della canzone, urlava con quella voce da tarantato, ma vivaddio aveva sempre una trovata e le sue canzoni avevano comunque una verità. Molto scomoda. Come quando affermava che suo fratello era figlio unico, e snocciolava i problemi dei disoccupati; o cantava la bellezza dell'extracomunitaria Aida, o Spendi spandi effendi (roba di petrolio). Era sgradevole, era un folletto, era uno che non cercava di piacere, uno del Sud che voleva rompere le scatole, che sembrava racchiudere in quella voce insopportabile tutte le grida dei contadini assetati e miserevoli.

Credo che il suo capolavoro resti quella filastrocca che si intitola Nuntereggaepiù. Infilava con noncuranza una serie di vizi e di nomi, scrivendo i versi più lunghi della storia della canzone: “La castità la verginità la sposa in bianco il maschio forte ladri di stato e stupratori il grasso ventre dei commendatori diete politicizzate evasori legalizzati auto blu cieli blu amore blu rock and blu nuntereggae più pci psi dc dc pci psi pli pri Cazzaniga avvocato Agnelli Umberto Agnelli Susanna Agnelli Monti Pirelli dribbla Causio che passa a Tardelli Antognoni Zaccarelli nuntereggae più”. E di fronte ai problemi dell'Italia, alla gente che non aveva un lavoro, né l'acqua in casa, come rispondeva Rino? Che “il cielo è sempre più blu”, che è come dire che tutto finisce sempre a tarallucci e vino.

Andò a Sanremo in bombetta e con una chitarra che sembrava un ukulele per cantare Gianna, quella che difendeva il suo salario dall'inflazione, che aveva un coccodrillo e un dottore e un fiuto eccezionale per il tartufo e che non perdeva neanche un minuto per fare l'amore. Arrivò terzo ma il disco andò in testa alle vendite. Era il segno che Rino Gaetano cominciava ad essere riconosciuto come il principe degli sbeffeggiatori, il clown irrispettoso che poteva dire e diceva tutto. “Ma la festa è finita evviva la vita la gente si sveste comincia un mondo mondo diverso...”, urlava ancora al limite della resistenza delle sue giugulari. Ma fu proprio la notte a fregarlo, perché alle quattro del mattino di un mattino del 1981, all'età di 31 anni, guidando un'auto, andò a fracassarsi sulla via Nomentana contro un camion. Finale alla Buscaglione con quella domanda insopportabile che tutti si fanno tipo “che cosa avrebbe potuto darci ancora eccetera eccetera” e sulla quale lui avrebbe magari scritto un'altra canzone piena di sberleffi. Ma è vero: la mancanza di uno come lui, di questi tempi, si sente. Lo spettacolo di chi sta al potere (ma anche di chi non ci sta) gli avrebbe fornito spunti a centinaia, al tarantato di Crotone, città pitagorica dove forse nacque davvero la tarantella. Che i giovani di qui non si stancano di ballare, anche in Piazza, dopo aver ascoltato Lolli, come se rivendicassero una tradizione arcaica e al tempo stesso le radici di Rino Gaetano, ragazzo del Sud.

Leoncarlo Settimelli – L'UNITA' – 11/09/2002

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