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DIKMAR LODISSEO |
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Come al solito. Imprigionato in un umido sottoscala dai muri sbrecciati, un pavimento di assi di legno, una branda, tappeti lisi, vecchi mobili sbilenchi, merletti e broccati sbiaditi, candele, fiori di carta, una finestra da cui filtra una luce fioca. E la mia casa, il mio rifugio, lo studio di un uomo che la vita ha temporaneamente parcheggiato. Sopravvissuto mio malgrado ad un continuo andirivieni da una città allaltra dellItalia, tra le strade, i vicoli . Ora lavoro come volontario e oggi devo sbrigare delle consegne.
Lo incontro alle due del pomeriggio, vestito con dei semplici blu jeans e una maglietta dalle scritte vagamente oltraggiose, recuperato dopo che il locale commissariato lo ha cacciato perché si è ivi presentato in mutande, pardon in slip.
Ci dirigiamo verso il posto. E una mattina come tante dove il traffico buca le orecchie . Io mi rassegno. Non saprei dove andare. Scendiamo una collinetta e arriviamo. Ci accolgono altri ragazzi. Sono in cinque, ognuno ha un suo spazio. Lavorano, una allegra indolenza li spinge a ordinare le loro cose. Sono contenti.
Entriamo dentro ( ! ? )
Osservo attorno.
Una fotografia..lunica..nitida..
Imbacuccandomi nei vicoli mi sembrava di intrufolarmi nei meandri che la mia mente mi metteva a disposizione. Spesso mi chiedevo se il reale era tale o si nascondeva in una serie infinita di stanze e corridoi mentali. La bancarella con i suoi bei oggetti dipinti e la stradina come proiezioni, come IMMAGINI REIFICATE - così si esprimeva il mio esimio professore di filosofia, mai tanto amato come adesso. Mi spostavo da un paese allaltro accompagnato da Miriam, una tedesca bruna e dallaria- solo apparentemente- fragile. Entrambi ci vestivamo con poche cose, preferivamo il freddo ad un ingorgo di vestiti. Poi Whisky il cane . Trovato al solleone dellestate scorsa, malandato e nascosto dentro un bidone di frutta e verdura. Gettato ...
- Chissà cosè il reale !
in breve le carte mi hanno appassionato. Possedevo svariati mazzi comprati in Germania, nel sudtirolo, in veneto. Per pochi secondi incrociavo gli sguardi degli altri inducendoli ad ascoltare loracolo dalle previsioni fauste o infauste. Mi affidavo alle carte per accarezzare i sogni della gente. Anchio le avevo consultate e mi ero sposato . Un appartamento borghese. Uno-due-tre figli che crescevano inquieti, il bar sotto casa. In una terra unificata. Avevo pure un lavoro come portantino. Poi la ristrutturazione mi aveva confinato in una guardiola.
Una spessa vetrata in realtà mi illuminava su un mondo ristretto.
- Ti limitavi a guardare il mondo seduto su una sedia.
.
Ma erano tornati, non bastavano i ricordi. Divise che non attecchivano, divise ad ogni angolo della strada. Spazientito avevo attaccato un cartello: QUESTA E UNA FAMIGLIA EXTRACOMUNITARIA. Una sera mi sono, per poco, allontanato di casa. Un manipolo di facinorosi naziskin ha gettato una molotov dentro la cucina uccidendo la moglie ed i tre figli. Sono tornato al sorgere del sole .
Sono ritornato a Roma mentre il sole tramontava. Mentre il guidatore con la sua mano indicava i monumenti mi osservavo le mani. Ho ricominciato a passeggiare per le vie di Roma e usare le carte.
Ogni tanto, nellarco dellimmutabile mese, Dikmar esce dal torpore delle sempiterne giornate e crea delle situazioni meravigliose. Allestisce in mezzo alla strada un teatrino dove lui è lassoluto protagonista. Come davanti ad una macchina cinematografica dispone donne e uomini che si prestano ai suoi stravaganti monologhi. Con una straordinaria sequenza di irrisorie azioni esplora leros misterioso dei suoi sensi e risveglia quello degli altri. A volte invece sincupisce e racconta storie licenziose di bravi ragazzi.
N.B Dikmar è considerato uno senza dimora. Dopo una giovinezza come figlio dei fiori a Roma, si è spostato ed è tornato a vivere in Germania. Una normale famiglia di tre figli. La sua temerarietà lo ha costretto però a pagare un prezzo molto, troppo alto. Una sera una gruppo neonazista ha gettato una bomba in casa causando la morte della consorte e dei figli. Dikmar da allora ha scelto di vivere a Roma. Sotto i ponti con alcuni compagni.
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