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MUSICA

Sicilia un vulcano di ritmi

La notorietà è arrivata con Fiorello, compaesano di Augusta, che l'ha voluto ad aprire il suo show di prima serata, ma è passata attraverso Manu Chao e il lungo tour di Ultima estacion esperanza e soprattutto attraverso una vita di musica: dai Mau Mau a Vinicio Capossela, dalla sua etichetta discografica Etna Gigante alla Banda Ionica, progetto basato sul recupero delle musiche tradizionali da processione. Se lo incontrate per strada, durante uno dei centinaia di concerti che tiene ogni anno, vi sembrerà un picciotto da letteratura: baffetto alla Fred Buscaglione e completo gessato. Trovate un qualsiasi pretesto per farlo parlare: vi travolgerà di aneddoti, sogni filantropici, colte e mirabolanti discettazioni musicali e, se ci scappa, anche ricette di cucina tipica isolana. Roy Paci, siciliano doc, grande musicista e catalizzatore di energie positive, ci racconta la nostra e la sua Sicilia musicale.

Gente passionale questi siciliani, dice Roy. Gente che se sente Sciuri sciuri si commuove, cosa che capita anche a lui: suonare i grandi classici della tradizione è come tornare ai tempi della banda di paese, quando aveva attorno ai dieci anni. Da Fiorello l'hanno visto tutti, anche all'estero: “Quanto sò sapuriti sti picciotti! Ecco che siamo entrati anche nel mondo delle casalinghe, ma soprattutto in Sicilia, posto dove, ironia della sorte, vendo meno dischi in assoluto”. Ma non è certo questo a scoraggiarlo. Roy sta per partire per il Giappone e l'Australia, in un mini tour organizzato proprio da un gruppo di siciliani che hanno ricevuto il disco da alcuni parenti catanesi e si sono appassionati alla sua musica e a quella degli Aretuska, la sua fida band: “Ho già suonato per gli italiani all'estero quando si fece a Boston la festa del patrono di Augusta, San Domenico. La comunità degli augustani lì è grandissima, e voleva anche Fiorello, che però al tempo non potè venire”. Già, ma non ci sono solo Fiorello e Roy a inorgoglire gli augustani nel mondo: “C'è una cantante lirica, Maria Arghiracopulos, e un tenore che fa spesso concerti a New York, Marcello Gogliardi. Ma non solo, ad Augusta abbiamo avuto un grande compositore, D'Astorga, la cui versione dello Stabat mater mi piacerebbe rifare in chiave moderna”.

L'idea di creare una grande banda che facesse le musiche delle processioni della settimana santa è venuta a Roy Paci e a Fabio Baravero, dei Mau Mau. Non era mai esistito un solo organico che mettesse su un intero disco del genere. Ecco che i due hanno creato una banda di venticinque elementi, a cui dal vivo spesso si aggiunge Vinicio Capossela: “Sono tutte persone che vengono da paesi che si affacciano sullo Ionio. Un disco che ha fatto il giro del mondo, per il quale continuo ad avere ancora ritorni dall'America”. Ma anche una banda in evoluzione: “Dopo il primo cd ci è venuta voglia di fare anche cose nostre, e così abbiamo aggiunto l'elettronica facendo muovere la banda in chiave postmoderna, anche se la drammaticità, lo spleen rimane quello originario”. E pensare che la tradizione della banda di paese si sta perdendo: “Nella mia banda suonano fior di musicisti, ma nessuno di loro può vivere con queste mestiere. Mio padre suona in una banda e nello stesso tempo fa il muratore”.

Ma di chi è la colpa della scomparsa della tradizione? “Di chi ci governa ovviamente. Se i soldi per i progetti culturali anziché andare in mano di chi non sa neppure cos'è una chiave di violino, andassero a qualche ragazzo che se ne intende, le cose sarebbero diverse”. Insomma, la banda è il progetto più filantropico di Roy, che assieme a Baravero, vuol riesumare i repertori di bande e produrne altre. Ma non è facile: “Vado dal sindaco di Augusta per proporgli un progetto e questo viene arrestato. Ma come si fa?”. Lui, però, persevera: “Devo andare, non sarò mai sazio di servire”, ride trionfante.

Soprattutto ora che gli amministratori della zona sono imbrigliati nello scandalo dell'eco-mafia non è facile portare avanti in Sicilia un lavoro di recupero: “Figuriamoci che pure il festival diretto da Gianni Gebbia, Curva minore, è stato cancellato. Hanno detto che non ci sono soldi. Ma come fanno a non esserci soldi per uno dei festival di musica colta più importanti d'Europa?”. In passato, qualcuno ci aveva pensato: “Orlando per lo meno aveva un occhio di riguardo per certe cose, cose preziose come il lavoro di Mimmo Cuticchio, il depositario della tradizione dei cantastorie e dell'arte del teatro dei Pupi siciliani o quello di quel grande musicista che è Alfio Antico”.

Dopo anni di lavoro e una piccola tranquillità economica ho pensato che invece di comprarmi una macchina o una casa, potevo aprire un'etichetta, sono filantropo io”. Ecco perché nasce Etna Gigante, una label per produrre tanti gruppi siciliani, ma non solo. Due sono la serie: la serie Lava con la musica solare dello ska e del reggae e la serie Magma, con la musica elettronica e di ricerca. E tanti giovani gruppi: i Cheechskaos di Palermo, i Kebana di Siracusa, i Rebel Des. Un modo per avere piena libertà artistica e per produrre in futuro anche libri, perché no.

La Sicilia della musica, e della cultura in genere si muove e si ritrova negli ultimi tempi anche per scacciare uno spettro incombente, quello del ponte di Messina: “Ci stiamo impegnando per fare manifestazioni contro questa devastazione. Mi piacerebbe organizzare qualcosa di bello e grande, che so, sarebbe bello coinvolgere Andrea Camilleri, una persona straordinaria, un grande come Bufalino e Sciascia”.

Due geni sregolati che Roy Paci ha incontrato sulla sua strada: “Manu l'ho conosciuto a Barcellona che ancora suonavo nei Mau Mau, ma la prima volta che venne a trovarmi in Sicilia, successe una cosa assurda. Decise di andarsene in lambretta sull'Etna, dopo due ore mi telefonò la forestale che lo aveva trovato semi-congelato. E' un grande amico”. Con Vinicio invece? “Siamo stati separati dalla nascita. Non so chi è più pazzo tra noi, so che quando ci incontriamo sul palco è un delirio. Sale sul podio, dirige lui, ci prendiamo a legnate. All'Anfiteatro di Catania ho distrutto delle bottiglie di vetro dalla foga, suonavo con le mani tagliate”.

Silvia Boschero – L'UNITA' – 22/08/2002

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