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ANNA MARIA MERLO
Il MANIFESTO 22/03/2002

Di tutto fuorché di libri


All'inaugurazione una folla ha manifestato contro i rappresentanti del governo. Le polemiche sembrano far tornare d'attualità l'intellettuale engagé. Intanto Sgarbi si impegna a restituire gli sgarbi



Una folla di un centinaio di persone, spuntate fuori dagli stand delle case editrici al grido di "vergogna, vergogna" è riuscita dopo una mezz'ora di testa a testa a far indietreggiare i sottosegretari Vittorio Sgarbi e Nicola Bono, che impazienti stavano aspettando la visita della ministra della cultura Catherine Tasca al lussuoso padiglione italiano situato nel centro del Salon du Livres, che oggi apre al pubblico. Il servizio d'ordine ha reagito con violenza per fermare i giovani del comitato "Resistenza", che volevano invadere lo spazio e mettere sotto il naso dei rappresentanti del governo Berlusconi i loro slogan - "libertà per l'Italia", "fuori" - ma anche accuse più specifiche a Sgarbi: "vendici una litografia", in ricordo del caso Telemarket. La manifestazione di protesta è finita con un girotondo attorno al padiglione color crema dell'architetto Pizzi. Intanto, però, era stata chiamata la polizia per difendere la delegazione ufficiale.

L'arrivo di Catherine Tasca, previsto per le ore 19, non aveva ancora avuto luogo una mezz'ora dopo, quando più nessuno la stava aspettando, visto che tutti erano stati travolti dalla baraonda attorno al Padiglione Italia. Se, in un primo momento, si era avuta l'impressione che i rappresentanti italiani volessero evitare di alzare i toni - Bono ha salutato Tasca all'entrata del Salon du Livre e la ministra gli ha risposto con due frasi di gentilezza in italiano, complimentandosi per il "bel padiglione" - è stato sufficiente l'arrivo di Sgarbi per cambiare rotta. Il sottosegretario ai beni culturali, infatti, ha tenuto a precisare di non aver voluto "mantenere le distanze dopo l'offesa della Tasca", la quale aveva affermato di preferire "un altro patrocinio" per il Salon, che ha l'Italia come ospite. Sgarbi ha rivelato che, nel governo, c'era invece chi voleva marcare con forza questa irritazione (al cocktail dato dal ministero della cultura, mercoledì sera non c'era alcun rappresentante della delegazione, né l'ambasciatore Di Roberto, che ieri ha preferito non rispondere a chi gli chiedeva conto delle assenze. Sgarbi è andato giù pesante con Tasca, tacciandola di essere afflitta da "un problema edipico" con il fascismo, a causa della storia del padre, Angelo, che fu tra i fondatori del Pci, esule in Francia ai tempi di Mussolini, poi schieratosi con il regime di Vichy.
La protesta degli scrittori, che ha occupato tutti i giornali nelle settimane precedenti, è stata invece liquidata con una battuta volgare da Alain Elkan, consigliere del principe: alcuni scrittori si sono messi "a petulare come donne abbandonate". "Trovo assurdo lavare i panni sporchi all'estero" - ha concluso Elkan, quasi che tutti i presenti fossero d'accordo con il governo. La volontà generale degli scrittori presenti era di evitare polemiche inutili e di concentrarsi sui libri.

Carlo Lucarelli, per esempio, in albergo prima di recarsi alla Porte de Versailles, sosteneva di non essere "in rappresentanza del governo. "Sbaglia chi non viene - ha aggiunto - non sono d'accordo sul fatto che ora ci sia il fascismo in Italia. Ma potrebbe arrivare." Per Tiziano Scarpa, corriamo il rischio di "buttarci a pesce su questa polemica, per motivi di pubblicità". "Bisogna trovare un luogo dove la parola riprenda potenza" - diceva - invocando la riscrittura del dizionario dei sinonimi per descrivere la situazione italiana di oggi: "come Grossman, in Vedi alla voce amore, noi dovremmo dire `vedi alla voce democrazia', e far riferimento al fascismo con più proprietà terminologica. C'è un'espressione della democrazia che è di tipo fascistico-mediatico. Bisogna capire come uscirne". Alberto Bevilacqua, dal canto suo, ha liquidato il tutto affermando che si tratta di "una polemica pretestuosa: la vita culturale italiana è nostra, dei creativi, sempre abbandonati a se stessi. Nessuno si è mai occupato di noi, fatta eccezione per il Pci, fino a Berlinguer". Anche Niccolò Ammanniti si sente poco toccato dalle polemiche: "questo governo non l'ho votato, non mi piace, però è anche vero che non abbiamo ricevuto alcun tipo di pressione". Per Mario Rigoni Stern è esagerato parlare di fascismo: "era un'altra cosa", e raccontava di essere andato agli Invalides a vedere i ricordi di guerra, "le armi con cui mi sparavano e con cui sparavo". Poi, ha aggiunto: "sono iscritto alla Cgil da 55 anni, ho il vizio della fedeltà. A 80 anni, spero di non morire sotto Berlusconi". Per finire, una foto di gruppo: in attesa di Catherine Tasca, Sgarbi chiama Bono: "vieni qui - gli dice - che ti presento Mario Luzi, il più grande poeta italiano. Bono ride tranquillo e volta le spalle a Luzi. Luzi chi?

ANNA MARIA MERLO, Il MANIFESTO 22/03/2002


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