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CINEMA

Salvatores: sì, la vita è un minestrone

Una spiaggia, la troupe che ride, scherza, mangia. C'è una valigia con dentro quattro chili di cocaina che passa di man mano, è c'è pure un'ascia insanguinata con la quale un losco figuro distrugge le siepi di un giardino. Di sottofondo musica sudamericana e hard rock, poi un colpo di pistola sparato da un un uomo molto grasso: ecco in sintesi l'anteprima del backstage del prossimo film di Gabriele Salvatores, Amnèsia, che il regista ha presentato al Noir in festival 2001 insieme a buona parte del cast artistico: Diego Abatantuono, Alessandra Martines, Bebo Storti, Martina Stella e Ugo Conti, oltre all'inseparabile produttore Maurizio Totti.

Gabriele, il backstage dà l'idea di un film a cavallo di molti generi cinematografici...

Sì, mescola soprattutto uno spunto giallo con una storia che riprende le mie commedie di un po' di anni fa. In effetti si tratta di tre vicende che s'intersecano: quella di un regista porno (Diego Abatantuono) che ha una figlia giovane – Martina Stella, la ragazzina de L'ultimo bacio, ora molto cresciuta – che però non sa del mestiere del padre. Poi la storia di un capo di polizia con un figlio ribelle. Infine quella di un gestore di un bar (Sergio Rubini) che vorrebbe una casetta per lui e la fidanzata, per poter avere quel figlio che tanto desidera. Le tre vicende s'intersecano, ogni personaggio compirà delle scelte che finiranno per influire più sugli altri, che su di sé.

Dopo i vari “Marrakech espress”, “Turnè” e “Mediterraneo”, hai provato la strada della fantascienza con “Nirvana”, e quella splatter-surreale con “Denti”. Come si colloca “Amnèsia” rispetto al tuo cinema precedente?

Dopo le commedie di un po' di anni fa ho iniziato un percorso di ricerca con l'obiettivo di imparare cose nuove attraverso ambiti diversi. Amnèsia è un capitolo di questa ricerca, per certi versi ne costituisce una prima sintesi: i protagonisti potrebbero essere i personaggi di Marrakech express diventati adulti, con alle spalle più vita ed esperienza, lo stile è invece più consapevole, pensato. Ora se mi viene da usare un carrello mi domando se è proprio necessario (seguendo l'esempio di Godard, che lo definì una “questione morale”), come pure ho cercato di aumentare l'interattività degli spettatori rispetto al film raccontando le tre storie in maniera distinta, consequenziale, senza un montaggio preconfezionato: è chi guarda che dovrà “assemblarle” temporalmente, cioè alla fine costruire la “propria storia”. Si tratta di uno stile che usavo molti anni fa a teatro, ed ora ho integrato con un'altra scelta formale: invece dei classici campi-controcampi lo schermo spesso contiene diverse finestre, che ricordano quelle del computer oppure richiamano l'idea del videogioco: anche in questo caso è l'occhio dello spettatore che dovrà costruire i propri “campi-controcampi”. Un'idea che riprende il recente Time code di Mike Figgis.

Computer? Videogiochi? La storia non sembra per nulla “tecnologica”...

Non in senso stretto, bensì simbolico. Tutto parte dalla scelta di girare il film ad Ibiza: non tanto perché lì ho conosciuto diverse persone “vere” che sono i personaggi del film, più che altro perché Ibiza costituisce un grosso supermercato della vita, un luna-park materiale che rappresenta un po' il “minestrone” nel quale viviamo tutti noi, oggi: una massa informe che ci fa perdere di vista le cose che più contano. Ibiza è da anni una specie di laboratorio sociologico, luogo della “sperimentazione umana”: lì è nata la prima comunità gay, lì si sono rifugiati moltissimi artisti, lì è nata la trasgressione sessuale, lì si rifugiano tutte quelle persone insoddisfatte dalla vita. Il tutto in mezzo a luoghi ancora “primitivi”: la campagna di Ibiza è popolata da contadini come quelli di una volta, come pure incontaminate sono le spiagge. Mi sembra una specie di spazio post-atomico: in mezzo alla natura vedi persone che guardano un punto fisso all'orizzonte con l'aria di chi ha già visto di tutto, forse il peggio. Amnèsia, poi, è il nome di una discoteca che esiste realmente, là.

Ibiza ti ha permesso di lavorare anche sulla contaminazione linguistica...

Sì, ed infatti nel film si parla italiano e spagnolo e pure un poco di inglese: ancora oggi non saprei dargli una nazionalità specifica. Ed infatti, anche se Amnèsia uscirà nelle sale – a febbraio – doppiato, proveremo a distribuirne alcune copie in lingua originale, almeno nelle principali città. Un esperimento che speriamo contribuirà a diffondere la cultura dei film in lingua originale.

Preferiresti che “Amnèsia” vincesse un premio ad un festival o invece l'Inter lo scudetto?

E' possibile che il film partecipi ad un festival, proveremo con Cannes, preferirei però che l'Inter conquistasse lo scudetto. Sarebbe un'impresa molto più “eroica”, difficile...

Intervista di Marco Lombardi – L'UNITA' – 12/12/2001

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