| BIBLIOTECA | EDICOLA |TEATRO | CINEMA | IL MUSEO | Il BAR DI MOE | LA CASA DELLA MUSICA | LA CASA DELLE TERRE LONTANE |
|
LA STANZA DELLE MANIFESTAZIONI | NOSTRI LUOGHI | ARSENALE | L'OSTERIA | IL PORTO DEI RAGAZZI | LA GATTERIA |

CINEMA

Salvatores: sinistra quante amnesie

Amnésia scritto così con l'accento sulla “e”, è nell'ordine una parola spagnola che ha lo stesso significato di quella italiana (solo l'accento è diverso), il nome di una famosa discoteca di Ibiza, il nuovo film di Salvatores. Il che fa già capire molte cose, ovvero, nell'ordine: Salvatores ha di nuove fatto un film ambientato su un'isola (ricordate Mediterraneo?), parla stavolta di persone che non stanno fuggendo (forse) ma hanno sicuramente dimenticato qualcosa, e parla di un luogo che – parole sue – è una specie di supermarket del postmoderno, perché a Ibiza convivono svariati mondi e almeno due generazioni, quella dei vecchi hippy che si sono imboscati in riva al mare (e magari hanno fatto i soldi, come il regista di film porno interpretato da Diego Abatantuono) e quella dei giovani discotecari che trovano a Ibiza una sorta di Rimini un po' meno sputtanata.

Ergo, Gabriele, il film è un po' una vacanza un po' no. Ed è ancora una volta un film sulla tua generazione.

Di recente ho scoperto che La mia generazione è un titolo di un libro di Mughini. Però è anche una magnifica canzone degli Who. Questo per dire che uno slogan può essere banale o intelligente, o le due cose insieme. Non so se Amnésia è una vacanza. Certamente è il primo film in cui riesco a mescolare i temi dei miei vecchi lavori, come Mediterraneo e Marrakesh Express, con la ricerca stilistica di Nirvana e di Denti. E temi non sono da “vacanza”. Si parla del rapporto padri-figli, del desiderio di famiglia, della necessità di crescere e di non rimanere eterni adolescenti. Io non ho figli, ma Diego, ad esempio, ne ha: ha una figlia che ha più o meno l'età di Martina Stella, sua figlia nel film, e che guarda caso si chiama Marta. Quindi ho un po' “rubato” a Diego, e anche a Sergio Rubini – che sono da sempre i miei complici, i miei compagni di viaggio, e che credo di conoscere molto bene – cose della loro vita che hanno contribuito a costruire i loro personaggi. E poi il film si chiama, appunto, Amnésia. Parla di cose dimenticate. La “mia generazione” si è scordata molte cose. I ruoli familiari, ad esempio. O il fatto di essere animali politici.

Quest'ultimo è un punto interessante. Tu, fra l'altro, hai lavorato sui giovani no-global ed eri a Genova – sia pure per conto tuo, con gli altri registi italiani coordinati da Maselli – nei giorni del G8. Cosa pensi di questa domanda di politica “dal basso” che sembra riproporsi fortemente in questi giorni?

Ciò che nasce spontaneamente dalle persone, senza ordini dall'alto, è sempre interessante. Anche i girotondi. La partecipazione è sempre un fatto positivo. Ed è importante ribadire che questi fenomeni non vanno definiti per forza “eversivi”: non esiste che ora non si possa più manifestare il proprio dissenso perché poi “qualcuno” – che con quel dissenso magari non c'entra nulla – mette una bomba. Sono collegamenti ingiusti e pretestuosi. Come è ingiusto dire a Nanni Moretti (e qualcuno l'ha fatto anche da sinistra) che non aveva il diritto di manifestare il proprio disagio. Gli intellettuali hanno il diritto di esprimere anche rabbia, pianto, disequilibrio. Anche quello è il loro ruolo. Se si organizzano questi “girotondi” io sono pronto a partecipare, anche solo per annusare cosa sta succedendo, per continuare a non dimenticare. La sinistra deve sconfiggere le proprie amnesie.

Il film ha una costruzione narrativa molto particolare. In sostanza racconti la storia una prima volta, poi fai un gigantesco “rewind” e la racconti di nuovo da un altro punto di vista. Qualcuno penserà alle “Iene” di Tarantino ma forse i riferimenti sono ancora più antichi...

Tarantino ha riciclato molto bene espedienti narrativi e stilistici che erano stati inventati da altri. E' vero che Le iene va avanti e indietro nel tempo, ma se dovessi confessare delle ispirazioni parlerei di Rashomon di Kurosawa e di Rapina a mano armata di Kubrick; nonché di un vecchio spettacolo del Teatro dell'Elfo, intitolato Amanti e interpretato fra gli altri da Paolo Rossi, nel quale avevo già utilizzato l'espediente di raccontare più volte una storia da punti di vista diversi, tornando ogni volta indietro nel tempo. Nel film ho usato molto lo split-screen, lo schermo suddiviso in varie immagini, pensando a Woodstock, alle finestre che si aprono nel computer quando si utilizza un programma Windows o alla consolle di regia televisiva. Le suggestioni sono molte: come Ibiza, in quanto luogo o non-luogo, è un supermarket della modernità, così anche il film tira in ballo stili e influenze molto diverse, anche a livello musicale. Si apre con Proud Mary dei Creedence, perché i primi cinque minuti raccontano un personaggio di quell'epoca e di quella cultura, ma contiene anche molta musica disco, perché il paesaggio sonoro di Ibiza è quello. E' un film meticcio: e io sono sinceramente convinto che il meticciato è l'unica cosa che possa salvare la nostra vecchia Europa.

Intervista di Alberto Crespi – L'UNITA' – 28/02/2002

| MOTORI DI RICERCA | UFFICIO INFORMAZIONI | LA POSTA | CHAT | SMS gratis | LINK TO LINK!
| LA CAPITANERIA DEL PORTO | Mailing List | Forum | Newsletter | Il libro degli ospiti | ARCHIVIO | LA POESIA DEL FARO|