| BIBLIOTECA | EDICOLA |TEATRO | CINEMA | IL MUSEO | Il BAR DI MOE | LA CASA DELLA MUSICA | LA CASA DELLE TERRE LONTANE |
|
LA STANZA DELLE MANIFESTAZIONI | NOSTRI LUOGHI | ARSENALE | L'OSTERIA | IL PORTO DEI RAGAZZI | LA GATTERIA |

CINEMA

Costanzo:”Il set ha sciolto le tensioni”

Se si è potuto realizzare un film di questo tipo, è perché ci sono stati attori israeliani e attori palestinesi che si sono messi in gioco, accettando di prendere parte a un medesimo progetto. Una volontà di coesistenza e di “cambiamento” che testimonia il lievitare di una nuova coscienza almeno tra le nuove generazioni”. E' con questo spirito “fiducioso” che Saverio Costanzo, tra i flash dei fotografi pronti ad immortalarlo con il Pardo d'oro fra le mani, accoglie la notizia del suo trionfo locarnese. Un riconoscimento che è andato meritatamente a un film piccolo come Private, girato e pensato interamente in digitale e capace di sfondare la parete di una comunicazione diretta.

Cosa si aspetta dal suo film?

Non ho altre speranze se non quella che racconti in maniera elementare qualcosa che la guerra tende a confondere e ingarbugliare. Il mio approccio non voleva essere di tipo intellettuale, perché ho sempre cercato di privilegiare una linearità di racconto che mettesse a nudo, da un punto di vista domestico, la drammaticità della situazione.

Molti film presentati a Locarno, in concorso e fuori, si sono appellati alle esigenze narrative di un ritorno all'attualità. Anche la sua pellicola si colloca in questi sentieri “politici”?

La nostra intenzione non era di fare un film prettamente politico. E' ovvio che raccontando una storia che offre uno sguardo su una casa in cui c'è un occupato e un occupante, l'assunto di partenza non poteva non avere una rilevanza politica. Ma poi lo sviluppo della storia è andato avanti di pancia, a caccia di una drammaturgia umana delle emozioni. Gli attori non hanno recitato per la macchina, ma è la macchina che li seguiva sulla scia della grammatica delle loro pulsioni. Non era mia intenzione mettere il dito contro Israele, anche perché lì la realtà è molto articolata e di certo non si appiattisce sulle posizioni filo-governative.

La casa condivisa forzatamente diventa una potente metafora del conflitto, ma questo non le ha impedito di tastare il polso a una realtà umana concreta.

Davo ammettere che è stato il film di Bellocchio Buongiorno Notte a darmi una maggiore consapevolezza sul fatto che si potesse affrontare un nodo politico, anche ingombrante, da una prospettiva umana. Ed è proprio in questa direzione che ho lavorato per Private. Tenendo sempre presente che la realtà è più forte della finzione, mi sono riempito le tasche di coraggio, catapultandomi su un set in cui lavoravano spalla a spalla attori israeliani e palestinesi.

Inevitabile, visto le condizioni del lavoro, procedere passo passo con una sceneggiatura che lasciasse sempre porte aperte?

Certo, del resto l'argomento stava molto a cuore agli attori, dal momento che per via indiretta tutti loro avevano vissuto sulla propria pelle esperienze simili. All'inizio delle riprese erano divisi: da una parte i palestinesi, dall'altra gli israeliani. In seguito hanno iniziato a confrontarsi e a dialogare.

Ci sono stati episodi di tensione?

Era prevedibile, anche perché alcune scene non potevano non risultare ostiche. Per dire, quando abbiamo girato la prima irruzione dei soldati israeliani nella casa c'è stato un battibecco piuttosto pesante. Gli arabi sostenevano che si stava dando un'immagine troppo edulcorata e bonaria dei modi, di solito bruschi e maneschi, dei militari. La secca replica degli israeliani a quel punto è stata: non siamo così e non siamo venuti per fare i carnefici.

Contrasti che appartengono a una realtà che ha potuto osservare solo dall'esterno e che non le appartiene. E' venuta fuori la sua esperienza di documentarista?

Quella della vocazione documentaristica è ormai una prerogativa del mio lavoro. A maggior ragione quando mi impegno nel raccontare una realtà che si discosta dalla mia, devo cercare di penetrare con lo sguardo rispettoso il mondo dell'altro. Questo è il punto di partenza, il resto lo fa la curiosità che rappresenta il motore del mio modo di operare.

Al di là di alcune eccezioni, il cinema italiano sembra faticare molto a metter il naso fuori dal proprio giardino. Lei invece è andato al cuore dei problemi del mondo contemporaneo.

Per pigrizia uno tenderebbe a fermarsi in superficie e a rimanere impantanato nel piccolo universo in cui si è nati e vissuti. E invece credo che ci sia bisogno di affrontare i temi alti perché soltanto così puoi alzarti a livello umano.

Intervista di Lorenzo Buccella – L'UNITA ' - 15/08/2004

| MOTORI DI RICERCA | UFFICIO INFORMAZIONI | LA POSTA | CHAT | SMS gratis | LINK TO LINK!
| LA CAPITANERIA DEL PORTO | Mailing List | Forum | Newsletter | Il libro degli ospiti | ARCHIVIO | LA POESIA DEL FARO|