| BIBLIOTECA | EDICOLA |TEATRO | CINEMA | IL MUSEO | Il BAR DI MOE | LA CASA DELLA MUSICA | LA CASA DELLE TERRE LONTANE |
|
LA STANZA DELLE MANIFESTAZIONI | NOSTRI LUOGHI | ARSENALE | L'OSTERIA | IL PORTO DEI RAGAZZI | LA GATTERIA |

CINEMA

Scimeca: riporto Cristo a casa con una "Passione" da ebreo

Pasquale Scimeca ha da poco chiuso, non senza difficoltà e qualche impedimento, il suo ultimo film. Il titolo, La passione di Giosué l'ebreo, ci porta subito nel cuore di un tema tanto importante quanto delicato: l'origine ebraica della figura del Cristo. Abbiamo incontrato l'autore per definire i margini di questo ambizioso progetto.

Come entra il tema dell'ebraismo e del cattolicesimo nel tuo percorso di regista?

Le mie chiese sono due: quella cattolica e le sezioni delle camere del lavoro e del partito comunista. Quando ero piccolo entrare in chiesa mi faceva paura: tutte quelle immagini di morti e di crocifissioni… Poi rimasi colpito dal gesto di Papa Giovanni XXIII che vendette la mitra come segnale simbolico per combattere la povertà in Bangladesh, e su questa indicazione noi bambini dell’epoca siamo andati in giro per i paesi raccogliendo fondi. A undici anni sono andato in seminario a Cefalù per il tempo corrispettivo delle medie. Poi ne sono uscito per mie crisi e ho iniziato a frequentare il mondo contadino e delle camere del lavoro. Anche lì una cosa mi è rimasta impressa. Si trattava di una poesia di Ignazio Buttitta, musicata da Ciccio Busacca, su Turi Carnevale, sindacalista di Sciarra ucciso dalla mafia nel '56. In un passaggio diceva: "Ancilu era e nun avia ali/ Santu nun era e miraculi facia/ In cielo acchianava senza cordi e scali/ e senza appidamenti ni scinnia/ (…) Turiddo Carnevale è numinatu. E comu Cristu muriu ammazzatu". Il comunismo del mondo popolare siciliano era pre-marxiano e l'elemento cristiano era predominante. Nella mia formazione c’è stato questo profondo intreccio.

Poi hai scoperto le radici ebraiche dei tuoi antenati…

Alla fine del Quattrocento (ai tempi dell'editto di Isabella di Spagna) questi miei antenati della Sicilia spagnola furono costretti a convertirsi al cristianesimo. Ma la conversione non bastava, perché venivano controllati dall’inquisizione, che li lasciava in uno stato di terrore. Gli ultimi roghi autodafè risalgono al 1750. Bastava che un vicino di casa dicesse di aver visto del lumini accendersi il venerdì sera a casa Scimeca, perché rischiassero di essere arrestati. Anche i morti potevano essere processati e la condanna si trasferiva sugli eredi in vita. La scoperta delle mie radici ebraiche mi ha permesso di studiarne meglio la storia e la cultura e di avvicinarmi nuovamente alla figura del Cristo, interrogandola rispetto alla prospettiva ebraica. Dire che Cristo è ebreo, che suona oggi come una ovvietà, significa sostenere che le radici culturali del verbo di Cristo sono nell'ebraismo.

In che modo la pellicola sviluppa questa difficile tematica?

Il film, partendo da un contesto di verità storica (la cacciata degli ebrei e musulmani dalla Spagna nel 1492), racconta la vicenda di un giovane spagnolo scappato in Italia che, creduto il nuovo Messia, scopre la figura del Cristo e ne fonde la parola con quella del dettato ebraico, evidenziandone la continuità. La parola "Passione", nel titolo, si giustifica perché l'inquisizione locale in Sicilia, approfittando della rituale sacra rappresentazione della Passione (dove Giosuè fa la parte di Gesù, vinta in una gara di erudizione) crocifigge realmente quella sorta di cristo ebreo. Il film mette in atto una contaminazione nel senso di una appropriazione dell'ebraicità del Cristo.

Sembra anche una risposta a distanza alla "Passione" di Gibson, tutta ossequiosa della tradizione anti-giudaica e medievale della sacra rappresentazione.

Gibson ha rifatto la Passione così come la rappresentavano nell'anno mille. Era una "versione" divulgata allora dalla Chiesa in chiave anti-ebraica. E così è stato per secoli, favorendo l'antisemitismo. Gli ebrei sono i deicidi. Le sacre rappresentazioni spesso finivano con un assalto alle case degli ebrei. Una notte a Modica ne uccisero quattrocento. Ora, la Chiesa dopo il Concilio Vaticano II e dopo le scuse dei suoi papi, ha dato una chiara indicazione nel considerare gli ebrei dei fratelli maggiori. Ma si vogliono limitare a questo? Come poter andare avanti per sciogliere le contrapposizioni religiose?

Il tema del film è di stringente attualità: perché ci ricorda che la Spagna nel 1492 ha provato ad affermare l'unicità della cristianità (cacciando ebrei e musulmani), ma pagandone le conseguenze con il totale impoverimento; e perché riporta in primo piano la questione della divisione religiosa e culturale.

La Spagna, prima del 1492, era una terra dove ebrei, musulmani e cristiani convivevano abbastanza pacificamente da diversi secoli. Con Isabella la Spagna vuole essere solo cattolica. È, rispetto al nostro tempo, quello che una certa destra vorrebbe fare oggi: riunificare l'Europa sulle radici di un'idea cristiana, che è nei fatti oscurantista, perché vuole fare a meno delle altre religioni. Quest’intolleranza da religiosa diventa facilmente razzista. Il dio degli ebrei, dei cristiani e dei musulmani è lo stesso Dio, ma per ognuna di queste religioni ha un attributo diverso. Per gli ebrei è un Dio di giustizia. Per i cristiani, Cristo è il Dio dell'amore. Per i musulmani Dio è il Dio della misericordia. Vogliamo dargli un'unità vera? Dare questo tre attributi allo stesso Dio.

Intervista di Dario Zonta – L’UNITA’ – 27/07/2005

| MOTORI DI RICERCA | UFFICIO INFORMAZIONI | LA POSTA | CHAT | SMS gratis | LINK TO LINK!
| LA CAPITANERIA DEL PORTO | Mailing List | Forum | Newsletter | Il libro degli ospiti | ARCHIVIO | LA POESIA DEL FARO|