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MUSICA

Seu Jorge, samba d'amore

Passaggio di testimone al Midem di Cannes, dove al lucido attivismo verbale di Chuck D subentra il volto magnetico di Seu Jorge, capofila martedì di un'intera giornata dedicata al Brasile. Un'iniziativa inserita nel vasto programma Bresil, Bresils: da marzo a fine anno le vetrine giallo-oro in Francia saranno oltre quattrocento, nuova tappa della politica di export culturale del paese lusofono, dopo lo sbarco dello scorso anno in Inghilterra. Per l'impatto con la Costa Azzurra sono stati selezionati tre nomi, rappresentativi di altrettante correnti attitudinali della musica popolare brasiliana: il non ancora trentenne Hamilton de Holanda, virtuoso del defilato “bandolim”, piccola chitarra a metà strada tra il cavaquinho e il mandolino; i furiosi Cordel do Fogo Encantado, in arrivo da Pernambuco con percussioni samba e chitarra tex - mex; nonché Seu Jorge, star incontrastata quanto gentile. Che ha regalato al pubblico un concerto convincente all'ascolto, dal singolo d'amore Tive Razao alla canzone di protesta Eu Sou Favela; ma anche brillante da vedere, per mimica e gestualità con cui il protagonista arricchisce il programma musicale.

Prossimo ai 35 anni, Jorge porta con sé un'adolescenza di strada a Rio De Janeiro e una faccia che non perdona, incorniciata da una chioma “dread” su misure da Bob Marley di inizio anni settanta. La samba lo ha strappato al peggior destino della favela con il suo primo gruppo, Farofa Carioca, poi è arrivato il cinema: La città di Dio, girato da Fernando Meirelles a partire dall'omonimo romanzo di Paulo Lins, lo ha lanciato nel 2002 sul grande schermo, mentre “Samba esporte fino” del 1999 e soprattutto l'attuale “Cru” (etichetta Favela Chic/Naive) sono gli album che ne hanno realmente decretato lo status di voce nuova della musica popolare brasiliana, con dichiarazioni di stima da parte di Caetano Veloso, Chico Buarque e Jorge Ben.
Nel pomeriggio, Seu Jorge si è raccontato in un creativo melange di portoghese, francese e inglese.

Come si considera Seu Jorge, un attore che canta o un musicista che recita?

Nasco con la musica, nelle favelas è un genere di prima necessità, come l'acqua; la samba è il centro gravitazionale della mia sensibilità. Ho cominciato per strada, all'interno della mia piccola comunità di riferimento; le prime passioni sono state le composizioni di Villa Lobos e le corde di Baden Powell, una maniera di creare armonie perfette eppure dissonanti che tuttora mi influenza quando prendo la chitarra in mano. Il cinema, invece, mi ha catturato negli ultimi due anni, dopo La città di Dio ho lavorato a Hollywood in una commedia diretta da Wes Anderson con Bill Murray, The Life Aquatic With Steve Zissou, e ora ho appena terminato le riprese di Casa de Areja, un film di Andrucha Waddington con la grande Fernanda Montenegro. Con l'esperienza ho imparato a gestirmi, a darmi una disciplina, e ora posso dire che il cinema mi ha completato sotto il profilo personale e mi ha donato un gran senso della scena, quindi mi è servito anche per l'attività musicale. Probabilmente sono un musicista che si diverte a recitare e un attore che si diverte a suonare.

Nel misto di stili di cui vive “Cru” si inserisce anche la cover di “Chatterton” di Serge Gainsbourg: come mai?

L'impatto con Parigi è stato bello e importante, abbiamo registrato l'album qui e Gainsbourg mi ha catturato. È malinconico e terribilmente intelligente, quando ho ascoltato Chatterton l'ho sentita subito mia, denuncia l'ipocrisia del mondo, è vicina alla mia idea di trasgressione.

In Brasile gira molto hip hop, un codice che si è imposto come linguaggio preferito dai giovani per prendere la parola: è un mondo vicino o lontano?

Molto vicino, ascolto e ammiro Marcelo D2, il miglior rapper della scena radicale, e ho inciso il disco precedente, «Samba Esporte Fino», con Mario Caldato Jr., famoso per aver prodotto i Beastie Boys. Lui abita in Brasile e è stato decisivo per far uscire allo scoperto questa generazione. Credo che il dialogo tra favelas e hip hop sia una doppia vittoria: i ragazzi hanno trovato uno strumento nuovo per esprimersi e il rap si è rinfrescato a contatto con la samba e con le nostre radici, ha allargato ulteriormente i suoi orizzonti.

Come sta la musica indipendente brasiliana?

Da quando è ministro Gilberto Gil molto meglio, anche io nel mio paese appartengo alla scena indipendente, e noto che siamo tutti più tranquilli, ci sentiamo finalmente tutelati. Prima se non eri supportato legalmente da una multinazionale i tuoi diritti erano semplicemente un miraggio.

Progetti per il futuro?

Dopo tanto set torno alla musica dal vivo, in questi mesi mi è mancato il palco e sono contento di avere finalmente il tempo per qualche data, a partire da metà febbraio. Per ora giriamo in Europa, ma si sta organizzando il tour brasiliano, il primo dopo la pubblicazione di “Cru”.

Paolo Ferrari – IL MANIFESTO – 29/01/2005



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