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MUSICA

Gli amori tristi della magnetica Skin

Canta amori tristi, tristi, tristi, ma la lingua resta tagliente. Libera dagli Shunk Anansie, la magnetica Skin, che il 26 maggio esce sul mercato discografico col suo primo album da solista (“Fleshwounds”), prosegue la sua lotta contro una società malata e contro la guerra. Anzi, il conflitto con l'Iraq l'ha caricata.

Camicia bianca, jeans, stivali color salmone con tacco vertiginoso, Skin parla con voce pacata ma decisa.

Ora è da sola: “E' un cambiamento grande, fondamentale - spiega adagiata sul divano del suo albergo - prima ero la leader di un gruppo, quindi avevo voce in capitolo ma era d'obbligo confrontarsi. Ora faccio ciò che voglio e so quello che voglio. Però è anche giusto mantenere il rapporto con gli altri, non bisogna mai cessare di confrontarsi”.

Gli 11 brani di “Fleshwounds” sono intimi. Sono anche autobiografici?

C'è molto di autobiografico. E triste. Ho iniziato a scrivere nel 2001: un anno orribile, dove si sono conclusi rapporti ultradecennali. Nel 2002, poi, ho ripreso a toccare tematiche sociali e politiche. Io scrivo sempre, pagine e pagine: mi aiuta a espellere le negatività.

Ha un buon feeling con l'Italia?

Qui ho molti buoni amici, mi piace.

Lei opera molto nel sociale.

Collaboro con Amnesty International e con altre organizzazioni, ma tengo a non divulgarlo. La stampa inglese è pessima, non ci aiuta, si lamenta e basta. Io cerco di aiutare il prossimo dall'età di 16 anni.

Cosa c'è nel suo futuro artistico?

Ho abbandonato parecchie collaborazioni per dedicarmi alla carriera da solista. Ora sono impegnata nella promozione dell'album: per me non è un peso, anzi incontrare stampa e fan è interessante. Poi a settembre partirà il grande tour europeo.

Cosa combinerà all'Alcatraz di Milano?

A essere onesta credo che chi partecipa ai miei concerti debba ascoltare anche brani dei Shunk Anansie: un live solo mio potrebbe essere noioso! Però tutto sarà riarrangiato: gli Shunk avevano chitarre molto marcate, anche io ho due chitarre sul palco ma non così aggressive. Comunque l'obiettivo è che la gente si diverta.

Torniamo all'album. Si parla d'amore, seppur triste.

L'amore è insanity, follia. Sei dipendente da un'altra persona. Da innamorati si fanno cose stupide, talvolta dimenticandosi che l'amore può uccidere.

Cosa ha fatto in tanti mesi lontano dal palco?

Nuotato, cucinato e cercato di prendere la patente.

Chi è Skin?

Una persona abbastanza normale che come tutti ha un affascinante lato oscuro.

Intervista di Fabrizio Basso – IL SECOLO XIX – 19/05/2003



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