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CINEMA

Sorrentino vai che sei solo

“Questa qui è davvero una cosa pazzesca e chi se l'aspettava?”. Non conosce le frasi di rito e le formalità Paolo Sorrentino. La felicità di essere a Cannes, unico italiano in concorso con Le conseguenze dell'amore, la tira fuori tutta con la spontaneità di sempre. “Sono al mio secondo film e mi ritrovo a Cannes...non mi sembra possibile”. Trentatrè anni, napoletano, neo papà di un bimbo di nove mesi, Sorrentino si è imposto subito come “promessa del cinema italiano” col suo primo film: Un uomo in più, sorprendente parabola sull'ascesa e la caduta di un calciatore e di un cantante che in qualche modo si scambiano l'identità. Arrivato al cinema dopo un lungo rodaggio da sceneggiatore, soprattutto accanto al regista napoletano Antonio capuano, Paolo Sorrentino ha anche firmato i film collettivi della Fondazione Cinema nel presente – quella “capeggiata” di Citto Maselli – seguendo nel marzo 2002 i momenti più caldi della battaglia per salvare l'articolo 18.

Quando ha saputo di essere stato selezionato per il festival?

Sinceramente qualche giorno fa. Quando è arrivata la lettera del Festival alla Fandango di Domenico Procacci che produce il film. Una lettera intestata in cui si diceva che Le conseguenze dell'amore era stato selezionato per il concorso...emozionante, di più, pazzesco. Abbiamo subito fatto un brindisi segreto perché non si poteva far uscire la notizia prima dell'annuncio ufficiale.

Dopo aver mostrato il film ai selezionatori non aveva pensato ad una possibilità...

Il film si fanno vedere sempre. La nostra proiezione, poi, è stata pure rocambolesca: ci sono state tutta una serie di interruzioni e la pellicola era incompleta. Eppure...

Ora, magari, si aspetta pure di vincere?

Oh no...L'unica ambizione che ho è mettere lo smoking...Del resto essere a Cannes in mezzo a dei mostri sacri come Tarantino, i Coen, Kusturica, per me è già come aver vinto. Tanto più con un film come questo: piccolo, fatto in otto settimane, a basso costo...

Un piccolo film, ma che viene da lontano...

E' vero ho impiegato un anno e mezzo per metterlo a punto. E l'idea mi è venuta proprio viaggiando molto per portare L'uomo in più in giro per i festival internazionali. In quell'occasione mi ritrovavo spesso negli alberghi ad osservare la gente. Ebbene, mi sono accorto che nei bar di certi hotel ci sono spesso questi uomini d'affari che non si capisce bene da dove spuntino. Non si capisce neanche la nazionalità e se sono lì per le prostitute o per cosa. Dall'immagine di questi “uomini misteriosi” è partita l'idea per il film...

...Che racconta?

Di un uomo – lo interpreta Toni Servillo – che vive in un chiuso in un albergo in Svizzera. E' un commercialista, una persona dal passato molto florido e movimentato, che adesso vive in una sorta di condizione di reclusione e anche di disfatta, di fallimento della vita. Si svelerà pian piano che è legato alla criminalità organizzata, alla mafia in particolare. E' in Svizzera per fare da tramite tra il mondo della mafia e il riciclaggio del denaro. Poi c'è anche una donna. Ma con lei non si arriva a consumare una vera storia d'amore. C'è una forte infatuazione dell'uomo, ma i due si fermano un attimo prima per una serie di disguidi e il fatto che l'amore non si consumi fa precipitare l'uomo in una sorta di indecisione finale. Vuol lasciare perdere col mondo. Di più non riesco a dire perché nel mistero risiede la chiave centrale della storia.

Intervista di Gabriella Gallozzi – L'UNITA' – 22/04/2004

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