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CINEMA

Spike Lee vuole l'Italia

Ti convoca all'alba, poi guarda la tua faccia stropicciata e ridacchia: “Noi a New York a quest'ora da quel dì che siamo in movimento. Io mi alzo alle sei, sempre, e quando giro un film, anche prima”.
Spike Lee, l'autore di "La 25esima ora", schierato contro l'establishment anche quando firma spot pubblicitari, è sempre la solita peste: coppola in testa, occhiali fra Elton John e Lina Wertmuller, caffè extralarge in mano, pare non aver fatto l'abitudine alla fama e al successo.
Gira come una trottola per lanciare l'ultimo film "Lei mi odia" (dal 22 sui nostri schermi), accolto non benissimo a Venezia, in cui racconta di un manager che si fa cacciare per aver denunciato gli imbrogli della sua società e diventa inseminatore di lesbiche. Nel cast anche Monica Bellucci.

Un film sulla decadenza morale dell'America?

Un film sulle conseguenze delle proprie scelte etiche. Ho tenuto molto presente lo scandalo Enron.


Brutto momento per gli Usa, come guarda alle prossime elezioni?


Non ho visto i duelli televisivi, ma so che Kerry è in vantaggio. Ora si tratta di vedere quanto rosicchierà Bush.


In Italia sta spopolando il suo spot Telecom in cui Gandhi usa le nuove tecnologie telematiche e ci si chiede "Che mondo sarebbe oggi se avesse potuto comunicare così?". Secondo lei?


Staremmo molto meglio, se gente come Luther King, Gandhi, Malcom X e Kennedy non fosse stata ammazzata. Erano persone che credevano profondamente nella libertà e avrebbero certamente usato le nuove tecnologie per arrivare a più gente possibile.


Ma pensa davvero che avrebbero potuto comunicare con tanta facilità? Venerdì scorso l'FBI ha oscurato Indymedia, la rete di siti internet vicina ai no-global, chiudendo all'informazione ben venti paesi.


Non lo sapevo, mi sembra una cosa gravissima. Dopo l'11 settembre in America ci si è lasciati scippare dei diritti civili per paura del terrorismo. Ci sono migliaia di persone in carcere senza un'accusa precisa e senza possibilità di difesa legale. È il lavoro di un tizio che speriamo se ne vada dalla Casa Bianca. Spero che Kerry faccia piazza pulita del Patriot Act che è anticostituzionale.


Al Festival di Venezia ha fatto molte domande sul nostro premier.


Cerco di sapere sempre come vanno le cose, il mondo non è tutto uguale agli Stati Uniti. Mi pare che Berlusconi gestisca di tutto, dalle tv alle squadre di calcio. Volevo capire com'è possibile che stia anche al governo.
E l'ha capito?


Mi sembra che ci sia un bel conflitto di interessi.


Molto diplomatico.


Vorrei poter tornare in Italia e lavorare qui. Anni fa sarei stato più impertinente, ma sto diventando saggio.


Cosa vorrebbe fare in Italia?


Un film per approfondire il rapporto tra afro-americani e italiani di cui ho parlato spesso. Il periodo di interazione più lungo è stata la II Guerra Mondiale, perciò lo ambienterei lì, ma non ho ancora né storia né soldi.


Che non ci sono neanche per il suo film sul pugile Joe Louis. Come vanno i suoi rapporti con Hollywood?


A fasi alterne. Non sanno che farsene di me e io me ne sto ai margini. Infatti vivo a New York.


Maricla Tagliaferri – IL SECOLO XIX – 12/10/2004


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