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CINEMA

Dalla Berlinale un film-scongiuro (tedesco) sull’incubo d’Europa: “Bye Bye Berlusconi”

Ciao ciao. Con le mani sollevate a saluto. Blair, Bush, Putin, Chirac e la Merkel, concentrati in una foto di gruppo che si staglia sullo sfondo del nostro tricolore. Sono questi i manifesti augurali che invadono le strade attorno a Potsdamer Platz, auspicando un prossimo commiato berlusconiano dalla scena internazionale. E l’occasione cinematografica, ormai sulla bocca di tutti, viene da uno dei piatti forti politici di questa ”Berlinale”. Giusto il tempo dell’inaugurazione e già domani nella sezione Panorama scatterà sugli schermi Bye bye Berlusconi!, esordio registico del 35enne tedesco Jan Henrik Stahlberg con protagonista un sosia del premier, Maurizio Antonini. Attese, grandi preparativi e il lancio di cortei che si rovesceranno, come ci spiega lo stesso autore, dalla centrale Wittenbergplatz ai luoghi delle proiezioni. “Questo è un film che non deve interessare solo l’Italia, perché il fenomeno rappresentato da Berlusconi è un virus europeo che da voi raggiunge il massimo della visibilità, ma che ormai si è diffuso ovunque. In fondo, il vostro premier è prototipo e anticipatore di un nuovo tempo, controllato attraverso un guinzaglio mediatico e svuotato da qualsiasi valore morale”.

Rimane curioso il fatto che sia un tedesco a prendere di petto la questione berlusconiana all’interno di un film satirico trasformandolo in venditore di angurie e proprietario tv.

Tutto nasce da un mio soggiorno a Genova con l’attrice e co-sceneggiatrice del progetto Lucia Chiarla, dove avevo visto l’ultimo film di Bellocchio sul sequestro Moro. Lì mi sono chiesto quale effetto ci sarebbe stato, se un rapimento del genere venisse dirottato sul presente. Ovviamente l’immaginazione si è subito indirizzata verso Berlusconi. Non appena abbiamo presentato il progetto, però, in Italia non c’era nessuno disposto a metterlo su una pista produttiva. Secchi dinieghi e avvocati pronti a sconsigliare l’operazione. Dicevano che sarebbe stato impossibile diffonderlo e venderlo alle televisioni, cosa che puntualmente si è avverata, visto che al momento non abbiamo distribuzione in Italia. Buffo, non trovi? È come se a Venezia passasse un film fatto da un regista italiano su un presunto rapimento della Merkel e io, tedesco, non avessi la possibilità di guardarlo a casa mia.

Benvenuto nella democrazia secondo i crismi berlusconiani...

Intendiamoci: non volevo certo fare il professorino che dà lezioni dall’esterno. Noi ci siamo ben documentati per fare un film che fosse italiano a tutti gli effetti. Italiano nell’idea, nel luogo, nella troupe e nella scrittura, ma purtroppo «esiliato» dal suo paese di riferimento. E non è una coincidenza. Del resto, Berlusconi ha dalla sua quel potere della «ripetizione» che gli viene garantito dal possesso dei media. Se attacca i giudici che indagano su di lui, sfruttando la possibilità di infilarsi in ogni spazio per dire che sono tutti comunisti, l’impatto è talmente forte che la gente inizia a credergli e la magistratura è costretta a doversi giustificare. Un paradosso: è come se si rovesciasse il processo.

E dall’estero come vengono percepite queste anomalie?

In generale si rischia di prendere troppo sottogamba il caso incarnato da Berlusconi. Spesso viene considerato alla stregua di un clown, qualcosa da non prendere sul serio. Ma in realtà non penso che il popolo tedesco sia più intelligente di quello italiano che lo ha votato. Anche da noi i media costruiscono la realtà come è più utile a chi è al potere, solo che non abbiamo il caso esemplare di un imprenditore che per evitare grane giudiziarie si è tuffato in politica.

I meccanismi di controllo sono diventati più sottili?

Sì, perché a differenza delle dittature del passato, a tutti è concessa la libertà di esprimere la propria opinione, ma a pochi è affidata la possibilità di diffonderla. Berlusconi dà voce a tutti, ma dà l’orecchio solo a se stesso. Il nostro film ne è una chiara testimonianza: possiamo girarlo, ma non troviamo qualcuno che lo porti al grande pubblico. E così quella che viene a mancare è sempre la massa critica.

Non c’è solo Berlusconi, quindi, ma anche un’Italia ormai berlusconizzata nelle sue molecole più profonde...

Fra dieci anni, Silvio sarà probabilmente già migrato in Tunisia, lontano da ogni possibile processo. Però c’è un dato di fatto e per spiegarlo mi rifaccio a una delle battute riportate nel film. Finché c’è gente che decide di votare Berlusconi perché il suo yacht misura 24 metri rispetto alla barca di D’Alema, si capisce quanto ormai sia capillare questo tipo di mentalità. L’unica nostra reazione rimane quella di non accettare più simili forme di disgregazione sociale e civile.

Intervista di Lorenzo Buccella – L'UNITA' - 10/02/2006

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