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MUSICA

Stratos, il cantante che faceva la voce rossa

Demetrio Stratos icona degli anni Settanta. A lui infatti il regista Gabriele Salvatores si ispira per il suo prossimo film che racconterà gli anni ‘70 italiani, attraverso la musica del tempo della quale Stratos fu straordinario interprete. "Nella figura di Demetrio - racconta Salvatores che intitolerà il film con il nome del musicista - ho ritrovato il mio mondo. La malinconia piena di sogni delle sue canzoni sembra la musica della mia anima". Nel film dell'anno passato Lavorare con lentezza di Guido Chiesa, su Radio Alice, Bologna, il Movimento nel '77, gli Afterhours "facevano" gli Area suonando il brano Gioia e rivoluzione. E la Edel di Milano ha pubblicato tutti i dischi del gruppo con Demetrio.
Dopo più di trent'anni la ricerca di Stratos e degli Area continua ad essere un punto di riferimento per molti musicisti in giro per il mondo, sia per l'infinita e mai omologata ricerca musicale sia - soprattutto - per la straordinaria vocalità di Demetrio che ha saputo usare la voce come uno strumento dalle infinite possibilità. Un talento naturale, eccezionale, affinato da uno studio continuo, alla ricerca delle radici della voce: "Io voglio sapere cosa è stato fatto su questo pianeta con la voce", confidava il musicista che oggi avrebbe 60 anni e chissà cosa ci avrebbe ancora regalato, se una leucemia non l'avesse fulminato a New York il 12 giugno del 1979.
Era nato ad Alessandria d'Egitto, da genitori greci, il 22 aprile del 1945: si era formato nelle scuole inglesi e poi aveva scelto l'Italia, Milano, per studiare architettura. "Era curioso di tutto quanto lo circondava, attento e sensibile - ci dice Patrizio Fariselli, pianista degli Area -. Quando l'ho conosciuto era appena uscito da un periodo particolare, segnato dal successo per alcune canzoni con i Ribelli". Stratos era entrato in quel complesso, che aveva fatto parte del Clan di Celentano, nel 1967 dopo aver girovagato nelle balere con un suo quartetto. Per la straordinaria vocalità di Demetrio, Ricky Gianco scrive in quell'anno un pezzo bellissimo, Pugni chiusi, rifatto nel 1989 dai Timoria con la voce di Francesco Renga. Demetrio lascia il gruppo e inizia a raccogliere musicisti molto diversi fra loro, uniti dalla voglia di sperimentare, testimoniare.
"Tutta la nuova scena musicale sembrava gravitargli intorno, come per un'attrazione misteriosa - prosegue Fariselli - C'erano Victor Eduard Busnello, Giulio Capiozzo, Patrick Djivas, Gianpaolo Tofani e io. Siamo partiti convinti del nostro progetto musical-politico che ha coinvolto tantissima gente per una decina di anni e che aveva in Demetrio la forza catalizzatrice, anche se aveva dovuto reinventarsi un ruolo". Nel senso? "Lui arrivava dalla musica rock, beat, dal blues che cantava benissimo, soprattutto rifacendo i brani di Ray Charles. Erano canzoni nelle quali la voce era in primo piano e la musica in secondo: nel nostro progetto era l'opposto, con l'intento di distruggere la forma canzone. Così Demetrio iniziò a usare la voce come uno strumento inusuale, affascinante, bellissimo". Il marchio degli Area, della loro musica "progressiva" così diversa, distorta, destabilizzante. "Cercavamo il non praticato, l'inaudito. Demetrio inserisce iodel di origine africana nei primi pezzi e nei concerti succede di tutto: passino le dissonanze, i tempi dispari, ma gli iodel e le espressioni di Demetrio non vengono capite dal pubblico che, anzi, le considera delle provocazioni e quindi urla e contesta nei concerti che ci vedono quali supporter nelle tournée di Rod Steward, Soft Machine, Gentle Giant".
L'esordio è difficile: Busniello e Dijvas mollano il gruppo e arriva Ares Tavolazzi: nel 1973 esce il primo disco, Arbeit Macht Frei, accolto in modo contrastante, cui segue Caution Radiation Area che contiene la sconvolgente Lobotomia, dedicata a Ulrike Meinhof, terrorista tedesca detenuta in un carcere di massima sicurezza, e l'originale versione de L'Internazionale. Prende così corpo Crac, sempre per l'etichetta Cramps di Gianni Sassi, che si presenta con i versi del poeta Buenaventura Durruti: "Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce". Gli Area macinano concerti su concerti. "Demetrio - continua Fariselli - si muoveva a suo agio su un nuovo percorso artistico, con grande entusiasmo: era un motore incredibile, un traino dalla forza immensa". La curiosità lo spinge a incidere dischi come solista (da Cantata Rossa per Taal al Zaatar a Recitarcantando, Le Milleuna) e ad affinare i suoi studi sull'uso della voce lavorando con John Cage a New York dove conosce Andy Warhol.
Nel 1978 Stratos lascia gli Area, che prendono una strada più jazz rock, e lavora sulla poesia fonetica, collabora con il Cnr, con l'istituto di glottologia dell'Università di Padova, con artisti e ricercatori per arrivare alla sintesi fra linguaggio e psicologia. Per Demetrio le corde vocali sono degli strumenti musicali con i quali riesce ad emettere suoni simultanei doppi, tripli, persino quadrupli raggiungendo frequenze di 7000 hertz. "Voleva sempre capire, sapere, conoscere - conclude Fariselli - Le sue ricerche restano di grande attualità e sono state riprese da molti". Ci sono suoi eredi? "No, onestamente, non ho ancora sentito un altro Demetrio. Lui resta l'unico".


Alberto Gedda – L’UNITA’ – 21/08/2005



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