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MUSICA

Se n'è andato Joe Strummer. Fece diventare ribellione il ribellismo punk

Altro articolo: Tre accordi e basta: il suo rock tra rabbia, dissolutezza e utopia

Sciopero bianco, Controllo completo, Londra brucia, Odio e guerra, Guardie e ladri. Eccoli alcuni titoli dell’esordio irruente dei Clash, aprile 1977, l’inizio di una battaglia, cruda, ironica ma durissima, punk fin dalle viscere. Era lui l’anima della band, l’uomo che aveva combattuto la legge (Fought the law) e non ha retto alla legge della vita che lo ha portato via per arresto cardiaco nella notte di domenica. Joe Strummer aveva solo cinquant'anni, un tour in corso e due dischi all'attivo con il suo nuovo gruppo, i Mescaleros. Solo un anno fa raccontava al nostro giornale di un ritrovato entusiasmo grazie al movimento anti globalizzazione a cui aveva dedicato il suo ultimo disco Global a go go. E parlandoci, così ridanciano e disponibile, si faceva fatica a credere che di fronte a noi c'era una delle persone che avevano contribuito a creare l'epopea del punk e a disegnarne un’intelligente evoluzione.

Era Joe l’artefice della mistura incendiaria che sconvolse i benpensanti britannici e al contempo coinvolse orde di giovani nichilisti e appassionati della rivolta libertaria. Era figlio di un funzionario del ministero degli esteri inglese, ma dalla famiglia era scappato giovanissimo per lavorare in una fabbrica di gomma e iniziare a suonare i classici del rock nella metropolitana. Fu proprio mentre i Ramones incendiavano gli Stati Uniti e i Sex Pistols bruciavano nelle strade di Londra (la “Londra che non ha lo swing, la Londra della falsa beatlemania, che di swingante ha solo il roteare del manganello”, come cantava in London Calling nell’anno di insediamento della Tatcher), che quel ragazzo trovò i suoi perfetti compagni di avventura in tre figli del proletariato britannico. Testi operaisti, velenosi, brucianti, provocatori e rabbiosi quanto gli scontri di piazza che di lì a poco avrebbero monopolizzato le prime pagine dei giornali britannici e che da loro erano stata profetizzati in London's burning.

Da subito si era capito di che pasta erano fatti i Clash: erano il contraltare al nichilismo da tabloid dei Sex Pistols, l'azione fatta canzone, confusionaria e ormonale, vibrante ed esplosiva, la melodia e il garage rock, il punk mescolato ai ritmi marziali, pallottole che vagavano nell'etere inglese. Contro il capitalismo, l'autorità e il suo controllo, gli Stati Uniti e la loro politica.

“Complete control” era un power rock contro il controllo della mente, artistico e politico, “Remote control” approfondiva la tematica: “A chi serve essere comandato a distanza dal palazzo? / Premi un bottone, in azione, devi lavorare e sei in ritardo» e ancora: «A che serve un Parlamento / Seduto tutto il giorno a fare leggi / Repressione… scatterà martedì / Repressione … sono un automa/ Repressione… obbedisco”. Altri testi non mancavano di incitare alla ribellione: “Rivolta bianca… voglio ribellarmi / Rivolta bianca… una rivolta che sia mia (...) Prendi il controllo / O prendi ordini? / Vai indietro / O vai avanti?”, cantavano in White riot. Ma a differenza dei Sex Pistols loro negli anni sono cresciuti: già nel 1979 virarono il loro percorso rifiutando totalmente il nichilismo, ideologico e musicale. E ancora una volta, alla base del cambiamento c'era Strummer, i suoi viaggi in Nicaragua alla ricerca del perché della lotta sandinista (finirà nel disco Sandinista del 1980), le sue letture di uomo curioso, la voglia di comprendere i conflitti del mondo. Di fianco, assieme alle sue evoluzioni, c'è stato sempre (almeno fino al disco Combact rock del 1982), il fido chitarrista Mick Jones - l'unico virtuoso che il punk abbia conosciuto - che contemporaneamente esplorava altri lidi musicali, scopriva la musica latina (reggae, calypso, ska) e preparava la svolta musicale di London calling, il doppio epocale.

Eccola la boa, dove si parla di rivolte razziali (Guns of Brixton) e di guerra di Spagna (Spanish bombs, dove Joe cantava: “I combattenti per la libertà sono morti sulla collina / Cantavano bandiera rossa e portavano quella nera”») con piglio marxista. Eccoli i Clash maturi, ecco il vero contraltare ai Sex Pistols: capacità tecnica, attitudine rivoluzionaria e costruttiva, quella che rifiutava l'estremismo, i piccoli vandalismi degli esordi, o i “gli atti di guerra adolescenziale”, come commentò lo stesso Strummer recentemente riguardo al suo storico concerto bolognese della fine degli anni Settanta quando sul palco indossò una maglietta con la stella delle Brigate rosse.

Ha proseguito così, in una vita di ricerca e di esperimenti il buon Joe, ottimista fino in fondo, mediando la rabbia degli esordi con un linguaggio meno cruento, più pacifico, affidato alla sua band Mescalers, ai tour a fianco dell'amico Manu Chao, all'impegno in una radio multietnica, dove - ci raccontava - si era divertito a fare il dj passando la musica della quale si era appassionato negli ultimi anni: caraibica, africana, araba, sudamericana. Ci lasciò, lo scorso anno dicendo che la voce insistente sulla morte del rock and roll era falsa. Il rock, secondo Joe, era soltanto in coma. Oggi, se non è morto, è sicuramente rimasto orfano di uno dei suoi più sinceri paladini.

Silvia Boschero – L'UNITA' – 23/12/2002



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