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MUSICA

Subsonica, la svolta del nuovo suono

Più di due anni dopo lo storico primo posto in classifica di vendita raggiunto con l'album Amorematico, i Subsonica tornano sul pianeta del pop italiano. Si intitola infatti Terrestre il quarto disco in studio della band torinese, in uscita il 22. Abbandonata l'etichetta indipendente Mescal, il quintetto è passato al mondo delle major, firmando con la Virgin, ovvero Emi. La scelta ha destato un certo scalpore, ma ora conta la musica: il cd, con 14 nuove canzoni; la dimensione live, vero propellente dei Subsonica, con la tournée che partirà il 5 maggio da Pordenone e tappe principali a Bologna (il 7), Roma (16), Firenze (17), Genova (21, Milano (il 23 al Filaforum di Assago) e Torino (24 maggio). Intorno, lo scenario familiare, quei Murazzi del Po dove a fine 1995 Max Casacci, Samuel Romano e Boosta Di Leo cominciarono a mettere a fuoco il progetto. Naturale che qui si tenga la presentazione ufficiale di Terrestre, dopo un concerto per amici radunati lunedì scorso attraverso il passaparola della Torino notturna. Per gli altri, l'anteprima live sarà il 21 aprile su Mtv con dieci brani in scaletta e l'intera giornata dedicata dall'emittente al gruppo.

Un album molto suonato, più sbilanciato verso il rock che verso l'elettronica: come mai?

Max: Per la prima volta, di fronte all'idea di costruire un disco non ci siamo seduti davanti ai computer, ma abbiamo imbracciato gli strumenti. L'elettronica c'è, ma è subentrata in un secondo tempo, per mettersi al servizio delle parti suonate. Ci è venuto così, e come sempre ci siamo fidati dell'istinto. Nel ripensarci, credo che da una parte abbia influito l'eccessivo sacrificio delle qualità dei singoli strumentisti operato in passato, dall'altra la mancanza di un suono di riferimento in questo periodo. Sono le occasioni in cui si ha finalmente il tempo di tirare fuori dagli scaffali vecchi vinili, e accorgersi che magari certe inflessioni del rock progressivo sono terribilmente attuali.

L'esempio più lampante è la traccia “Gasoline”, prima avventura ufficiale in inglese che contiene un inatteso assolo di due minuti di batteria: com'è nata l'idea?

Ninja: Mi sono ricordato di un vecchio video degli anni `50 in cui si vedevano suonare insieme Gene Krupa e Buddie Richie. Le due batterie si amalgamavano, si confondevano in modo tale che spesso era difficile capire chi dei due stesse facendo cosa. Così ho scelto anche io un interlocutore, la batteria elettronica, ho passato una buona settimana a programmarla per ciò che avevo in testa, e infine ho suonato con lei. Il gioco di fondo, il momento in cui si crea una dialettica tra il passato e il futuro è il punto di rottura, la tendenza della macchina a impazzire creando una disfunzione elettronica. È una strada su cui si muovono anche sperimentatori come Squarepusher, Aphex Twin o Dj Shadow, tutt'altro che una rilettura pedestre degli assolo in voga negli anni 70.

In partenza per il tour, che Torino porterete con voi?

Max: Una città che oggi è rinomata per la sua cultura giovanile, dove non si sogna più di vivere a Bologna o a Firenze perché le cose succedono solo lì. Ma anche la Torino della crisi e dei dubbi, dei pochi soldi in tasca, quella che incontriamo di notte ai Murazzi, quando si intersecano le storie e i personaggi più disparati per provenienza e prospettive. Magari un po' divisa, ma che sui temi importanti si schiera compatta. È un senso di concretezza che abbiamo tradotto nella conferma del prezzo imposto per i nostri concerti, in tutta Italia calmierati a 13 euro più 2 di prevendita. Il passaggio alla Emi non ha cambiato le nostre abitudini, la squadra dei tecnici è tutta nostra, la regia dei cinque grandi schermi del palco è affidata a Luca Pastore. E intanto abbiamo la nostre etichetta, Casasonica, che lancia in questi giorni i sardi Sikitikis e i bresciani Cinemavolta.

Intervista di Paolo Ferrari – IL MANIFESTO – 14/04/2005



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