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MUSICA

Vega: aspettando che si levi un canto

Suzanne Vega ama l'Italia. E il suo sentimento è ricambiato. Basta vedere la lunga fila che si snoda davanti ai botteghini dei Concerti nel Parco di Villa Doria Pamphili. Nel concerto, con canzoni scelte dalla sua ultima raccolta, c'è anche spazio per la poesia e Valerio Piccolo, traduttore dei suoi libri, ci ricorda non solo Solitude Standing, volume da lui curato anni fa per Minimum Fax, ma anche Giri di parole, che uscirà a ottobre con un dvd: una curiosa e interessante antologia di appunti di viaggio, interviste e trascrizioni di alcuni suoi interventi sul palco. Musica e poesia si intrecciano sempre nella visione del mondo di Suzanne Vega, come lei stessa ci ha confermato.

Durante un concerto, Erlend Øye dei Kings of Convenience ha detto che la sua musica è stata una delle sue più importanti fonti di ispirazione. Si sente in qualche modo responsabile, quando qualcuno fa affermazioni come questa?

In un certo senso sì e ne sono felice, perché anch'io ho amato molto degli altri musicisti e ne sono stata influenzata. Se vado a vedere Leonard Cohen e prendo qualcosa da lui, lo restituisco a chi viene a sentirmi. Mi sembra naturale che la musica si muova come in un cerchio.

Chi sono gli artisti che l'hanno più ispirata? Che musica ascolta in questo periodo?

A volte ascolto musica pop , perché lo fa mia figlia Ruby, che ha dieci anni e preferisce le canzoni più allegre. Il che è un bene per me, visto che io preferisco quelle più malinconiche. Un mese fa ho partecipato ad un concerto nell'isola di Whigt, in Inghilterra, e ho visto David Bowie e gli Who – il modo di suonare la chitarra di Peter Townshend mi ha fatto un'impressione fortissima. Bowie lo avevo visto altre volte, ma stavolta sono stata colpita da un paio delle sue canzoni e dal suo modo di scrivere. Tra i gruppi più recenti, mi piacciono gli Evanescence. La cantante ha una grande voce e canta delle melodie molto belle.

Nel suo nuovo libro, “Giri di parole”, lei racconta con un po' d'ironia del “quarto d'ora di canzoni contro George Bush” in una delle riunioni che si tengono a casa di Jack Hardy (suo amico e grande cantautore) e sostiene che queste canzoni sono “poco interessanti e piuttosto scontate”. Cosa può fare un artista per contribuire a cambiare la situazione politica degli Stati Uniti?

Forse quello che ho scritto nel libro è un po' più cinico di quello che io penso veramente. Credo che uno debba esprimere se stesso e se pensa che George Bush non va bene, lo deve scrivere. La cosa più difficile è dire una cosa del genere in modo originale. Ci vuole qualcosa che sorprenda la gente. Sono in tanti a dire che George Bush non va bene, ma non c'è niente di nuovo in questa storia, non c'è niente di nuovo in come la raccontano. Abbiamo ancora bisogno di canzoni di questo tipo, abbiamo bisogno di cantarle. Non so quale effetto potranno avere, ma non si può prevedere se e come una canzone possa funzionare. Quando ho scritto Luka nel 1984 e quando questa canzone è stata pubblicata nel 1987, non avrei mai immaginato che in quel momento potesse entrare nei Top 40 un brano sul maltrattamento dei bambini. I tempi e le canzoni si devono incontrare come è successo con We Shall Overcome o Blowin' In The Wind negli anni '60. Il momento arriva e c'è una canzone che lo racconta. Questo è il motivo per cui uno continua a scrivere. Cosa potrebbe succedere se il momento arrivasse e non avessimo Jack Hardy che canta Non mi piace George Bush? Potrebbe succedere, no? Dobbiamo essere preparati.

Giri di parole” ci dà un suo ritratto molto efficace, una giusta miscela tra sense of humour e malinconia, tra realismo e idealismo. Quanto tempo dovremmo aspettare per leggere un suo romanzo?

Ho voglia di farlo, ma devo riuscire a pensare ad un modo. Mi riesce difficile pensare che qualcuno possa scrivere un romanzo. Mi sembra una vera magia essere capaci di raccogliere tante idee e metterle in relazione tra di loro. Ci sono persone che in un modo o nell'altro lo fanno e cercherò di impararlo anch'io...

Intervista di Giancarlo Susanna – L'UNITA' – 22/07/2004



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