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Antonio Tabucchi

José, lo scrittore che sabotò un regime

Conobbi José Cardoso Pires nel '65 quando lui era uno scrittore già consacrato e io un giovane studente. Poi la vita ha voluto che diventassimo grandi amici. E' stato uno dei miei amici più cari. Credo di essere stato uno dei primi a leggere Il Delfino. Lo lessi ancora in bozze (felice e casuale privilegio di cui mantengo uno speciale ricordo) in casa del poeta Alexandre O'Neill, un'altra di quelle persone grazie alle quali il Portogallo è restato dentro di me. Era il '68, Salazar malato aveva lasciato il posto al suo successore e delfino Marcelo Caetano e il Portogallo manteneva una disastrosa guerra coloniale in Africa, nelle colonie del Mozambico, Angola e Guinea. La dittatura era stanca, e quel libro ne intuiva la senescenza. Quel romanzo con una carica così simbolica fu salutato in Portogallo con unanime entusiasmo, a parte le ovvie aggressioni dei giornali di regime e una recensione acida di José Saramago sul Diario de Lisboa. Voglio ricordarlo perché Cardoso Pires non era odiato solo dalla dittatura salazarista ma era anche invidiato da certi intellettuali che non avevano osato prendere posizioni come le sue e che magari le presero dopo il '74, a liberazione avvenuta.

Di rischi Cardoso Pires ne aveva corsi parecchi, fin dagli esordi, all'alba degli anni Cinquanta, con libri come L'angelo ancorato o L'ospite di Giobbe, che una critica frettolosa definì “neorealisti”. In realtà si trattava di un realismo assai speciale, affidato a una dimensione mitica, col sapore della parabola e dell'apologo e con valenze fortemente simboliche. “Favole” sulla condizione umana, sull'impronta semmai dell'ultimo Vittorini, del quale era stato amico e col quale divideva la passione per la letteratura americana. Negli anni Sessanta aveva creato una collana economica, i “Livros das Tres Abelhas” (Libri delle Tre Api), a prezzi popolarissimi, su carta dozzinale e con copertine povere, dove fece pubblicare Faulkner, Hemingway, Steinbeck, ma anche Vittorini e Calvino e molti scrittori portoghesi malvisti dal salazarismo come Manuel Fonseca e Alves Redol, scrittori che parlavano del latifondo, del bracciantato, delle violenze poliziesche di quel paese dimentico dell'Europa e da essa dimenticato. In quegli stessi anni aveva anche creato una rivista mensile di carattere satirico, Almanaque, più volte sequestrata dalla polizia, che metteva in ridicolo il provincialismo e il nazionalismo del regime.

L'aver organizzato in Francia con altri intellettuali portoghesi la “Association Internationale pour la Liberté de la Culture” (ricordo fra gli altri il filologo Lindley Cintra, il critico d'arte J. Augusto França, il filosofo cattolico Alòada Baptista, lo scrittore Nuno Bragança, poi morto suicida in Francia) gli costò più di un arresto: le “trasferte all'estero degli intellettuali”, come la stampa salazarista definiva gli incontri che non si svolgevano in Portogallo, non erano tollerate da un regime che preferiva celare all'estero il proprio volto. La stampa ufficiale bollò i suoi libri come “letteratura criminosa” (ogni coincidenza con l'attualità italiana è puramente casuale). Il King's College di Londra lo accolse allora come professore di letteratura per alcuni anni. E fu proprio in Inghilterra che Pires scrisse un testo d'accusa di straordinario vigore, “Tecnica del Golpe di Censura” pubblicato contemporaneamente in inglese (“Index”) e in francese (“Esprit”) che con il “Portugal baillonné” (Portogallo imbavagliato) di Mario Soares impose il suo paese all'attenzione dell'opinione pubblica internazionale. Nel '72 Pires ritornò in Portogallo pubblicandovi il Golpe con il titolo Dinosauro Eccellentissimo, implacabile parabola sul tiranno, sulla sua polizia, sui suoi mezzi di controllo. Il libro, prontamente sequestrato in tutte le librerie dalla polizia politica, circolò come samizdat ed è considerato il preludio della fine del salazarismo crollato nel 1974 ad opera di un gruppo di ufficiali democratici dell'esercito portoghese. Fra le opere più recenti di Cardoso Pires ricordo Ballata della spiaggia dei cani (1983), romanzo su un pasticciaccio poliziesco degli anni più bui della dittatura; Alexandra Alpha (1988); De profundis, valzer lento (1996). Cardoso Pires è oggi considerato uno dei maggiori scrittori portoghesi di sempre e Il Delfino è stato definito “il romanzo più importante del dopoguerra portoghese”. In Italia ha avuto minore fortuna che in Francia, Inghilterra e Germania, dove gode di una grande considerazione. L'editore Feltrinelli ha in progetto una nuova edizione rivista del Delfino e una traduzione di De Profundis, valzer lento affidato alla cura di Roberto Francavilla, uno studioso che su Cardoso Pires ha scritto pregevoli pagine critiche. A volte un film, oltre ai suoi meriti intrinseci, può avere il merito di far riscoprire un autore che le mode editoriali possono aver lasciato in ombra. E' quanto auguro ai grandi libri del mio amico José.

Antonio Tabucchi – L'UNITA' – 27/04/2002




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