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Antonio Tabucchi
L'UNITA' – 23/07/2002

Così è Se vi Pare

Caro Direttore,
forse la verità non è concreta, come diceva Bertold Brecht, o almeno non lo è più in Italia. Il dottor Baldassarre, presidente della televisione di Stato, secondo i telegiornali della televisione di Stato, ha dichiarato di fronte alla Commissione di vigilanza della televisione di Stato che le sue parole, pronunciate al convegno del partito di Alleanza Nazionale, erano state travisate dai giornalisti. I giornalisti che le hanno riferite sono dipendenti della televisione di Stato di cui il dottor Baldassarre è presidente. Giorni fa i telegiornali della televisione di Stato riferivano che il dottor Baldassarre definiva la storia italiana finora divulgata dalla televisione di Stato, come «storielle», e che la nuova televisione di Stato da lui diretta aveva il compito di riscrivere la Storia. I giornalisti della televisione di Stato di cui è presidente il dottor Baldassarre fanno dunque un’informazione criminosa?

Il dottor Baldassarre, a sua discolpa, ha portato davanti alla commissione di vigilanza la registrazione delle sue dichiarazioni al convegno di Alleanza Nazionale, ma la registrazione non è stata diffusa nemmeno per un po’ dai telegiornali della televisione di Stato. Infine il dottor Baldassarre ha dichiarato che lui è persona insospettabile, perché «la pensa esattamente come il presidente Ciampi». La dichiarazione preoccupa molti cittadini, e non si capisce cosa significa. Anche se da tempo non leggiamo più che il presidente Ciampi ha fatto la Resistenza, come mesi fa si leggeva sui giornali. Egli si appella comunque, quando è necessario, ai valori della Resistenza e della Costituzione, di cui peraltro è garante. Il che non ci pare avvenga con il dottor Baldassarre, che è un signore nominato da Berlusconi. Forse che il dottor Baldassarre, con questa sua sibillina dichiarazione, ha voluto gettare un’ombra sulla figura del presidente della Repubblica? Se questa era l’intenzione, mi pare ci sia riuscito, perché trovo sorprendente che Ciampi accetti di pensarla come il dottor Baldassarre. Da fiducioso cittadino attendo una rettifica.
Ho l’impressione che, sempre sul ruolo del presidente della Repubblica, si diano oggi notizie che si fanno apparire come fulmini a ciel sereno. «Berlusconi dà lo sfratto a Ciampi», titolava il tuo giornale. Gli fa eco la “Repubblica”: «Berlusconi: penso al Quirinale». Vorrei modestamente ricordare che esattamente un anno fa, durante i fatti di Genova, il presidente del Consiglio Berlusconi lanciò l’appello televisivo alla Nazione per dire agli italiani che lo Stato italiano è uno Stato di diritto, la polizia è irreprensibile e i no global sono dei facinorosi. Per fare ciò gli parve necessario comparire in televisione con il presidente della Repubblica Ciampi. L’evento, come tutte le cose bifronti, potrebbe avere anche la seguente versione, uguale e distinta. Cioè: esattamente un anno fa, durante i fatti di Genova, il presidente della Repubblica Ciampi lanciò un appello televisivo alla Nazione per dire agli italiani che lo Stato italiano è uno Stato di diritto, la polizia è irreprensibile e i no global sono dei facinorosi apparendo a fianco di Berlusconi. La magistratura sta ora chiarendo che i più facinorosi furono forse i rappresentanti delle forze dell’ordine e che per un giorno e oltre nella caserma Diaz vennero sospese le garanzie costituzionali. Da chi proveniva, quel giorno, il messaggio alla Nazione? Da Ciampi o da Berlusconi?

Per acquisita tradizione, nei momenti gravi della Repubblica, il messaggio alla Nazione viene rivolto dal presidente della Repubblica, prescindendo da un qualsiasi primo ministro che non rappresenta certo lo Stato. L’episodio più interessante mi sembra quello avvenuto alle ore 20 del 22 marzo ultimo scorso, alla vigilia della manifestazione convocata dalla Cgil, che portò a Roma 3 milioni di persone. Quella sera, a reti unificate, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi lanciò un messaggio alla Nazione entrando totalmente nel ruolo che compete al presidente della Repubblica, il quale, per conto suo, era andato a far visita personale alla famiglia del dottor Marco Biagi, assassinato pochi giorni prima da ignoti terroristi, e i cui familiari avevano rifiutato i funerali di Stato. In quell’occasione, il presidente del Consiglio Berlusconi, seduto a una scrivania di tipo presidenziale (come ci ha abituato la scenografia televisiva di questo dopoguerra, da Segni a Pertini a Scalfaro, con tanto di bandiera nazionale a fianco), nel suo messaggio agli italiani stabilì un esplicito cortocircuito fra gli ignoti assassini del dottor Biagi e il sindacato che stava convocando una manifestazione di milioni di cittadini a difesa dei diritti dei lavoratori. Un caro amico, uno scrittore latino-americano che quella sera guardava la televisione con me, mi chiese: «Quando è stato assassinato questo dottor Biagi?». Risposi: «Pochi giorni or sono». Lui disse: «Secondo me questo messaggio alla Nazione è stato registrato almeno un mese fa». Era una considerazione di uno scrittore che veniva da un paese di ambigua democrazia, dunque va preso con la debita cautela, perché l’Italia è una democrazia occidentale, come si dice. Ma la domanda è: quel 22 marzo, l’on. Berlusconi non si era già travestito da presidente della Repubblica?

Caro Direttore, lascio questa considerazione alla riflessione dei tuoi lettori, nonché dei giornalisti che oggi si sorprendono tanto se Berlusconi dice a Ciampi di farsi un po’ più in là.

Antonio Tabucchi – L'UNITA' – 23/07/2002




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