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Antonio Tabucchi
L'UNITA' – 14/09/2002

Con noi tutta la cultura italiana e soprattutto tanti cittadini

Caro Direttore, qualcosa di inedito e di allarmante è successo in Europa nell'ultimo anno: il presidente del consiglio di un paese che fa parte dell'unione Europea, l'Italia, è diventato padrone pressoché assoluto di tutta l'informazione di quel Paese, compresa la Rai, radiotelevisione di Stato.

Questa aberrante situazione, che costituisce una forma di regime, è contraria ai principi basilari di democrazia a cui l'Europa si ispira. E prima o poi l'Europa dovrà occuparsene, visto che all'interno di questo paese non vedo chi possa risolvere un così grossolano conflitto d'interessi. Del resto Berlusconi, con l'inquietante disinvoltura che lo caratterizza, ha recentemente trattato con un confidenzialissimo “Tu”, di fronte a tutti gli ambasciatori dello Stato riuniti, il presidente della Repubblica, cioè colui che appunto dovrà firmare l'equivoco progetto di legge sul conflitto d'interessi. Se ciò fosse avvenuto in un altro paese europeo, lo scandalo sarebbe stato enorme. In Italia non ha avuto nessun effetto. In un articolo sul tuo giornale, interrogandomi sull'episodio, ho tentato di esporre il problema affinché fosse discusso come meritava, non soltanto dai commentatori politici che disquisiscono ogni giorno dappertutto, ma dai parlamentari dei vari partiti, o da chi occupa cariche istituzionali. La risposta è stata il silenzio, il che è ancora più allarmante. Insisto. La biografia di Berlusconi la conosciamo, almeno a grosse linee: fu cantante sulle navi da crociera, fu amico di Craxi, fu costruttore edile, divenne miliardario, fu iscritto alla P2, acquistò Mediaset e la Mondadori, acquistò giornali, scese in politica. Vinse le elezioni. Cosa significa la stupefacente confidenzialità che egli esibisce con il presidente della Repubblica? Berlusconi, per il posto che occupa (capo di un partito, capo di una coalizione, capo di un governo) e per tutto quello che possiede (giornali, televisioni, case editrici, assicurazioni, supermercati, eccetera) non è persona al di sopra delle parti: ha interessi da difendere, e di che portata. Il presidente della Repubblica è, per ruolo istituzionale, al di sopra delle parti. Qualcuno mi spieghi perché Berlusconi ostenta con il presidente della Repubblica una familiarità e una confidenza così smaccate da essere impudenti, senza che neppure dal Quirinale giunga una nota, come ci si aspetterebbe, che rassicuri almeno gli italiani sul fatto che la più elementare regola di protocollo infranta da Berlusconi è esclusivamente frutto dell'uso improprio che Berlusconi fa dei pronomi personali. Spero non mi si risponda che è perché Berlusconi è uomo arguto e faceto che ama trattare in maniera cameratesca chi gli capita vicino. E' una spiegazione che respingo a priori, nonostante la volgarità che è piovuta addosso agli italiani col berlusconismo (per la verità anche nei magnifici anni Ottanta di Craxi, ma con Berlusconi si è raggiunto l'Oscar).

Oggi, 14 settembre, a Roma, una manifestazione indetta da una serie di movimenti che denotano l'insofferenza della società civile italiana e di una gran parte dei cittadini che non tollerano l'ennesima legge fatta ad personam, aprirà una braccia nel sistema di consenso obbligato che Berlusconi ha creato con il suo “golpe azzurro”. Ma questa manifestazione, oltre che la protesta verso la legge Cirami (le legge che un onorevole di Berlusconi ha cucito addosso a Berlusconi una legge così grottesca che meriterebbe la collocazione in un “vaudeville”), è anche la dimostrazione che il bavaglio all'informazione che Berlusconi sta imponendo ha passato i limiti.

Caro direttore, tu sei stato ultimamente obiettivo di bastonature verbali da parte delle truppe d'assalto del Capo. Il motivo è semplice: Berlusconi non si contenta di essere proprietario della quasi totalità dell'informazione in Italia, vuole far fuori anche quel poco che resta di non suo. Alla manifestazione di oggi, a cui ho dato la mia adesione e il mio sostegno, ci sarà tutta la cultura italiana: intellettuali, artisti, cineasti, attori, scrittori, musicisti, cantanti, filosofi, storici e soprattutto tanti cittadini, tutti coloro ai quali stanno a cuore la democrazia e il pluralismo. Cioè, la nostra civiltà. Perché la nostra civiltà è soprattutto questo: il rispetto delle regole democratiche. Il resto è oligarchie, monopoli, regimi.

Antonio Tabucchi – L'UNITA' – 14/09/2002




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