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Antonio Tabucchi

Di spie e di stragi

Caro direttore,brutti tempi per il mestiere che fai. Nel dopoguerra, nei nostri paesi democratici, la professione del giornalista è stata per noi un pregio e un onore. E una garanzia. Era nella stampa libera e indipendente, a differenza dei paesi a regimi totalitari nei quali la stampa era al servizio di satrapi o di regimi, che le nostre democrazie trovavano una garanzia, spesso una difesa. Ciò che ci inorgogliva, quando ci recavamo in paesi di altri continenti come l’Africa, l’Asia o l’America Latina, è che noi disponevamo della libertà di parola; i nostri giornali erano onesti e veritieri. Gli esempi di inchieste coraggiose, di articoli che hanno difeso le istituzioni repubblicane denunciando attività antidemocratiche, in Italia sono innumerevoli. Ma cosa è diventata oggi la stampa italiana? Che essa sia in grandissima parte nelle mani di una sola persona e che questa persona sia il capo di un governo è più che scandaloso: è allarmante. È più che allarmante: è pauroso. Nel senso che mette paura.

Ma non è di questo che oggi voglio parlarti. Non voglio parlarti del plotone di esecuzione travestito da giornalisti pagati da Berlusconi che da qualche anno a questa parte spargono letame sull’Italia, su chiunque non voglia vedere l’Italia nelle mani di un finanziere che possiede un impero e che rifiuta i tribunali della Repubblica, sulla democrazia, sulla Costituzione, sulle Istituzioni, sul tricolore e perfino sul Papa. Di costoro per fortuna si sta occupando un Centro di Osservazione dell’Informazione con sede a Parigi. I giornalisti di Berlusconi intimidiscono e “schedano”, ed è un conforto sapere che ciò che spargono con il piombo tipografico resta archiviato in Europa. Voglio parlare invece di un caso che mi pare superi qualsiasi tollerabilità: quello di un giornalista sghignazzante, alle dipendenze di Berlusconi (anzi, della di lui consorte), che di punto in bianco, dalle colonne del giornale che dirige e dallo schermo del programma televisivo che ha in mano, dichiara con iattanza di essere stato al soldo di un servizio segreto straniero operante nel nostro paese, per l’esattezza la Cia. È il dottor Giuliano Ferrara, giornalista potente e temuto, consigliere di Silvio Berlusconi, il personaggio che a Berlusconi ha maggiormente fatto da testa di ariete da quando questo affarista è sceso nel campo della politica. È stato al soldo, dalla Cia, dice lui. E pagato lautamente. Il governo Berlusconi ha istituito una commissione parlamentare per indagare sullo spionaggio in Italia per conto dell’Unione Sovietica: l’affare Mitrokin. Non sarebbe il caso di istituirne una anche per gli spionaggi con altri paesi? “L’affare” Ferrara e la Cia.

Perché ha fatto queste dichiarazioni? Una ipotesi è che sia una provocazione, o una “bufala”, per gonfiare ancora di più il proprio personaggio. Ma con tutte le stragi successe in Italia in questi ultimi anni, solo a una mente malata verrebbe un’idea del genere.

Ma ciò che è intollerabile è il vanto con cui costui dichiara le sue attività. È questo il lazzo del personaggio, che invece di tenersele dentro, possa vantarsene come se si trattasse di una medaglia al valore. La dice lunga sull’Italia di oggi.
Caro direttore, abbiamo sentito in televisione un ex-ministro di Berlusconi che si vantava di aver evaso miliardi di tasse. Ora il direttore di un giornale di Berlusconi si vanta di essere stato al soldo dei servizi segreti stranieri. A quando la trionfale dichiarazione di qualcun altro di essere un mafioso o uno stragista?

Nelle nostre democrazie, per le professioni liberali, esistono i cosiddetti «ordini», che garantiscono la deontologia della professione: l’ordine dei medici, l’ordine degli avvocati, l’ordine dei giornalisti. Se un medico pratica interventi chirurgici non necessari per arricchirsi, e se ne vanta, costui viene espulso, perché la sua figura macchia tutti coloro che esercitano la stessa professione. L’ordine dei giornalisti trova normale che il direttore di un giornale italiano si vanti di aver lavorato contro il proprio paese, di averlo tradito, di essere stato al soldo di un servizio spionistico straniero? Se è così in Europa possono tranquillamente scrivere che il giornalismo italiano è una cosa losca e nessuno potrà replicare.

Può essere utile ricordare un fatto esemplare accaduto in un paese esemplare (certo per il direttore del Foglio): un certo Pollard, cittadino americano di origine ebrea, sta scontando una condanna all’ergastolo per avere passato informazioni americane ai servizi segreti di Israele.

In Italia esiste una “commissione stragi”. È una definizione terribile per qualcosa di terribile. In nessun altro paese europeo esiste una Commissione simile, e quando devi tradurre questa espressione in una lingua straniera le persone ti guardano con incredulità, e solo allora tu che la dici capisci lo spavento che c’è dietro queste parole, che a noi italiani ormai sembrano normali. Di fatto in Italia le stragi sono state molte. E, da quanto è venuto fuori in alcuni processi, certi servizi segreti di altri paesi interessati a destabilizzare l’Italia avevano lo zampino in queste faccende di morti. Il dottor Ferrara ne saprà qualcosa? Troppi sono gli omicidi e le stragi irrisolte in Italia, da Piazza Fontana al commissario Calabresi (che come si sa indagava su un traffico di armi) fino alla strage di Ustica, accaduta allorché nei nostri cieli avvenivano esercitazioni militari. La Cia probabilmente sa. E non è escluso che vi abbia preso parte. Ma perché sa? Perché qualcuno la informava, del prima e del dopo. Una cosa è certa: per passare informazioni a dei servizi segreti stranieri bisogna aver accesso a informazioni riservate. Com’è che il Ferrara disponeva di informazioni riservate? Chi gliele dava?

Ferrara gioca al rialzo. Un rialzo pesante. Evidentemente è in una botte di ferro, o così crede. Ma forse è solo un mitomane. Allora si pone un altro problema: è tollerabile che il nostro paese sia in mano a un finanziere che si sottrae alla giustizia e che ha un mitomane per consigliere?

Antonio Tabucchi – l'UNITA' – 06/06/2003




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