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Antonio Tabucchi

Il sovversivo

L'Italia vista da lontano fa una certa impressione. Forse più che a vederla da vicino. Nel paese in cui mi trovo attualmente posso vedere via satellite solo il primo canale della Rai. Al telegiornale delle ore 20 del 30 aprile ho sentito parlare lungamente l'onorevole Berlusconi e l'on. Previti. In un'altra nazione europea il capo di un governo che portasse un attacco allo Stato, una sorta di pronunciamento contro le istituzioni della propria Repubblica, come ho sentito fare commetterebbe un reato, “attività contro lo Stato”. Procedura semplice e normale: una Procura della Repubblica riconosce il reato e si comporta di conseguenza.

Mentre l'on. Berlusconi, con le sue sovversive parole contro lo Stato ha parlato il tempo che ha voluto da una televisione che appartiene allo Stato italiano che egli ha occupato, in me è scattato, da lontano, un campanello d'allarme. Cosa sta succedendo? Mi sono chiesto. Poi ho ascoltato, per il pochissimo tempo ad esse concesso, ciò che il conduttore del telegiornale definiva “le reazioni” dell'opposizione, e ho creduto di capire. Un senatore della sinistra, con aria bonaria, ha detto che no, così non si fa, che non si può delegittimare la magistratura. Non come se parlasse di qualcuno che vuole abbattere la Repubblica, ma come se parlasse di uno scolaretto che ha fatto una marachella. Mi è parso di capire che avesse paura di qualcosa. Dopo di lui è apparso un altro parlamentare dell'opposizione, il quale si è sbrigato a dire che bisogna applicare subito il cosiddetto “lodo Maccanico”, e cioè che il presidente del Consiglio non venga processato (perché evidentemente dovrebbe essere processato) fino alla fine dalla legislatura. E questo, ha aggiunto a precipizio, affinché “non si verifichino crisi istituzionali”.

Anche questo parlamentare esibiva una espressione tranquilla, direi bonaria. E mi è parso di capire che avesse paura di qualcosa.

Sto parlando di paura. Perché sarebbe ovvio anche per un abitante di Marte che “la crisi istituzionale” è proprio un Berlusconi che fa un pronunciamento contro le istituzioni della Repubblica.

Allo stesso modo con cui, se la polizia di Stato avesse arrestato un suo compare egli avesse fatto un pronunciamento televisivo sostenendo che la polizia di Stato è una banda di persecutori che arresta le persone per bene e che bisogna comunque sottrarsi all'arresto.

Il potere di Berlusconi è grande. Lo conosciamo per la stampa che possiede, per le televisioni che possiede, per i capitali che possiede, per le assicurazioni che possiede, per le banche di cui dispone, per l'immenso personale di servizio alle sue dipendenze. Ma lo conosciamo solo in parte. C'è forse un “altro” potere di cui siamo ignari e che “gli consente” di dire tranquillamente quello che sta dicendo? E questo eventuale potere affonda già in alcuni poteri forti della Repubblica italiana?

E' forse questo potere che temono i parlamentari dell'opposizione? Se non è questo, provveda lo Stato finché è in tempo: quello che non riuscì alle Brigate Rosse, cioè sovvertirlo, sta avvenendo per mano di qualcuno con l'alibi di una maggioranza parlamentare. Berlusconi sta utilizzando la democrazia per distruggerla. Fermatelo.

Antonio Tabucchi – L'UNITA' – 04/05/2003




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