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Antonio Tabucchi

I volti della guerra


Sulla stampa e in televisione si è aperta una discussione sullo scandalo che l'immagine può provocare, perché le fotografie dei cadaveri dei figli di Saddam Hussein trucidati dagli americani stanno turbando gli animi sensibili del nostro sensibile occidente. Anche certi parlamentari del governo italiano, così soddisfatti di vedere portare la democrazia in certi paesi a suon di bombe, pare sembrino un po' turbati. Insomma, così no, dicono i sensibili, macché barbarie. Come a dire: la barbarie si può fare, tanto è l'Iraq, ma farla vedere a noi è barbaro. Tanta sensibilità è commovente. Si tratta in fondo di cadaveri. E nelle guerre di cadaveri ce ne sono a iosa, perché le guerre prevedono cadaveri, altrimenti non sarebbero guerre. Capisco che ad alcune anime sensibili piacerebbe che i morti apparissero come si deve: composti, educati, puliti, come i cari estinti con l'aria presentabile ai quali i parenti vengono a esprimere il loro cordoglio. Il caro estinto. I morti trucidati invece sono di una maleducazione insopportabile. E capisco anche che le anime sensibili si scandalizzino. Eppure, c'è qualcosa di didattico in queste immagini che mi pare prezioso con i tempi che corrono. Perché esse parlano della guerra. Quella vera, che è sempre sporca. Non quella che i signorini sensibili come noi guardiamo la sera alla televisione. Che naturalmente fa schifo, come sappiamo. E che tuttavia nel suo schifo, quando gli americani lo vogliono, raggiunge un livello ributtante di alta funzione informativa. Mostra a tutti cos'è la guerra. Quella vera, non quella fatta con le bandierine durante i talk-show serali. Ma questi sono solo i figli di Saddam.

Io auspicherei una televisione didatticamente coerente. Perché ci sarebbero i cadaverini di tanti bambini in Iraq, per scandalizzare ancora di più le anime sensibili che si stanno scandalizzando. Ad alcuni manca un braccino, ad altri una gambina o tutte e due, hanno tanto sangue sulla testa, sono proprio un bello schifino. Ma la democrazia che si porta con la guerra ha un prezzo alto, e questo prezzo andrebbe mostrato come fa il telegiornale con gli indici della borsa. Obiettivamente. La funzione della televisione è questa, magari roba da cretini, come ho sentito dire, ma i cretini sono spesso utili. Come fu quel cretino di Goya, pittore peraltro progressista che però si mise a disegnare “I disastri della guerra” di Napoleone, che era un democratico che si prese l'iniziativa di portare la democrazia con il proprio esercito nella penisola iberica di allora, dominata da una famiglia tipo Saddam, che però era aristocratica, cattolicissima e godeva dell'appoggio del papato.

Concetti di questo genere li avevo già espressi in un articolo uscito su l'Unità quando tutto stava ancora per succedere. Era un articolo in cui cercavo di capire le ragioni di Gino Strada, che per libera scelta professionale cerca di riaggiustare gli arti spappolati dalle bombe. Ma chirurghi di guerra come Gino Strada, che descrivono le immagini che ora vediamo, danno fastidio alle anime belle. Per questo il mio articolo parve irriverente. Ad ogni modo si può leggere ora sull'argomento un libro appena uscito in Italia di Susan Sontag, Davanti al dolore degli altri (Mondadori). Di solito ai libri spettano le cosiddette recensioni. Mi spiace per i recensori, ma la migliore recensione a questo straordinario libro sono le foto dei cadaveri dei figli di Saddam mostrati urbi et orbi. Non saprei se sono le fotografie che recensiscono il libro di Susan Sontag o viceversa. Decidete voi, cambiando l'ordine dei fattori il prodotto non cambia.

Antonio Tabucchi – IL MANIFESTO – 27/07/2003




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