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Antonio Tabucchi

Giocando con la vita di Sofri

Fa una certa ripugnanza vedere dei politici che giocano con la vita di un uomo come fa il gatto con il topo. Poco più di un anno fa una notizia faceva scalpore sulla stampa italiana: l'interesse del “premier” (che è come in Italia chiamano Berlusconi) per la grazia a Sofri. “Il premier è favorevole alla grazia a Sofri”, erano i titoli sparati in prima pagina. Seguivano punti esclamativi di ammirazione e giubilo, perché mai nessun premier (e neppure seconder) dei governi precedenti aveva osato tanto. Sembrava bell'e fatta. Qua e là qualche voce troppo scettica o troppo premurosa si affrettò a invitare Sofri a rifiutare quella grazia offerta da mani lorde di incostituzionalità.

Quasi che Berlusconi gliela portasse di persona l'indomani con il cestino delle arance. Apriti cielo e spalancati terra: fu l'apocalisse in un bicchier d'acqua alla maniera italiana (acqua minerale nazionale delle bottiglie bucate con le siringhe). Ma la notizia volò come il vento. Insegnavo in quel periodo in un'università di New York e mi chiamò un'agenzia: “Cosa ne pensa della dichiarazione del premier sulla grazia a Sofri?”, Fra me e me pensavo: figuriamoci, con quello che dice della magistratura, che è un cancro che deve essere estirpato, una dichiarazione del genere per lui sono quisquilie e pinzallacchere. Però dissi: “Bravo, complimenti, il premier precedente non l'aveva mai detto” (forse il precedente era D'Alema, scusate la momentanea amnesia, gli anni passano così in fretta).

Poi la tempesta si placò, il tempo passò e Betta non si maritò. Il Italia la Betta non si è mai maritata: la verità è sempre morta senza trovar marito. Così, a tutt'oggi, il ritenuto colpevole dell'omicidio Calabresi, o il suo “mandante linguistico”, per usare un'espressione cara a Giuliano Ferrara, si ritrova al punto di partenza. Che consiste nei quattro metri quadrati in cui lo hanno ficcato da anni perché una mattina un tizio si svegliò e gli saltò il ticchio di affermare che Adriano Sofri lo avesse mandato a uccidere il commissario Calabresi. E in quale modo? Vi chiederete? Ma con la lingua, gentili lettori, con la lingua, come uno che dice: mi andresti a comprare le sigarette, per favore? Prove non ne aveva di nessun tipo, il cosiddetto “mandato”, ma le prove, si sa, in Italia sono del tutto secondarie, soprattutto se per arrivare a una tormentata crisi di coscienza uno ha frequentato per una ventina di notti la locale caserma dei carabinieri.

C'è voluto un po' di tempo, è vero, perché gli credessero del tutto. Lo testimoniano una decina di gradi di giudizio dalle sentenze contraddittorie, che ha valso al processo (o processi) Sofri il privilegio di entrare nel Guiness dei primati sulla capacità della giustizia di smentire se stessa. Ma dai e dai si è arrivati alla conclusione che se un pentito senza prove dice con insistenza “l'ho fatto perché me lo ha detto lui” è una prova schiacciante. E le porte della galera si sono chiuse definitivamente. A questo punto restava (ma soprattutto resta) la grazia. Che in ogni Paese normale (almeno in Europa) è prerogativa dei capi di Stato. E al Capo dello Stato, il presidente della Repubblica Ciampi essa è stata ripetutamente chiesta, non solo e non tanto da me, ma da cittadini ben più autorevoli (penso a Bobbio e a Valiani) oltre che da sindaci, da amministratori, da parlamentari e soprattutto da migliaia di italiani. Sofri è diventato suo malgrado (perché lui la grazia non l'ha mai chiesta) il sintomo del malessere del nostro Paese: un Paese sconnesso, schizoide, dove un secessionista, anti-italiano e il ministro delle Riforme istituzionali sono la stessa persona, dove sottosegretari di governo sono simultaneamente avvocati di mafiosi e del presidente del Consiglio, dove il ministro della Giustizia manda ispettori a verificare che ci sia il crocifisso nelle aule scolastiche ma in casa propria pratica riti celtici. Cioè roba pagane e misteriose.

Dopo lungo e pensoso silenzio, smentendo il presidente emerito della Corte Costituzionale secondo il quale la grazia è prerogativa del Capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi ha fatto sapere l'estate scorsa che i giuristi del Quirinale attribuiscono tale prerogativa, o almeno una parte di essa, al ministro della Giustizia, e dunque senza il di lui consenso questa grazia non s'ha da fare. Faccenda impervia, perché a parte il fatto che il ministro Castelli è ostile alla grazia a Sofri per principio (non so se celtico) ed è persona che se sente parlare di cultura la prende come offesa personale, il vecchio ministero di Grazia e Giustizia ultimamente è stato trasformato unicamente in “ministero della Giustizia”. Cioè ha perso la Grazia. Quindi, di grazia, come chiedere la grazia a un ministero della Giustizia dove la grazia è esaurita? Per tentare di risolvere il sofisma, il parlamentare Marco Boato ha redatto una bozza di legge che eliminerebbe il nodo di lana caprina: la prerogativa della grazia compete al presidente della Repubblica. Punto e basta. Rassicurato da una legge che avrebbe chiarito il problema, il presidente della Repubblica si era esposto al punto tale da assicurare la sua firma se la legge fosse stata varata. Pareva la soluzione definitiva.

Ma il gioco dei bussolotti, anzi della botte chiodata dei quattro metri quadrati nella quale i politicanti italiani godono a far rotolare Adriano Sofri, non finisce qui. Sui giornali del 29 gennaio lo zoccolo duro di Forza Italia, rappresentato dall'avvocato Taormina, fa sapere che nella riunione del gruppo forzista la sua linea è prevalsa e che la legge Boato sarà bloccata. “La Boato è incostituzionale”, riportano tra virgolette i giornali, citando le parole dell'avvocato di Forza Italia. Se non fosse tragico sarebbe comico sentire parlare di incostituzionalità, così come sarebbe comico il commento del ministro Castelli secondo il quale “il Parlamento si deve occupare di leggi che non interessano una sola persona ma migliaia di cittadini”. A parte il fatto che stabilire la grazia la concede il presidente della Repubblica non è una legge che riguarda una sola persona, ma molti detenuti, escludendo finalmente dalla partita il puntiglioso ministro Castelli, non vi pare delizioso sentire parlare di leggi fatte per migliaia di persone da parlamentari che da quando sono al governo hanno confezionato gragnuole di leggi e leggine tutte cucite addosso su misura a Silvio Berlusconi? Vi pare che il Lodo Maccanico fosse stato concepito come legge per tutti? Che bellezza, sessanta milioni di italiani immuni per legge davanti alla Legge. Quella sì che sarebbe stata una legge democratica!

Ma intanto, il presidente del Consiglio, che appena un anno fa scatenò la famosa tempesta in un bicchier d'acqua dichiarandosi favorevole alla grazia a Sofri, non ha nulla da dire? I suoi avvocati sono forse più potenti di lui? E il suo consigliere Ferrara, che conosce bene Sofri almeno da quando martelli lo assunse a “Reporter”, in quegli anni torridi del craxismo in cui, come dichiara Martelli “Ferrara una sera si e un no va a Palazzo Chigi e parlare con il presidente del Consiglio, che lo trova simpatico (...) poi esce e va dall'amico americano a spifferargli dietro compenso quello che Craxi gli ha detto” (Intervista di Stefania Rossini a Claudio Martelli, L'Espresso, 15/1/2004), anche Ferrara, dicevo, con tutte le sue arti magiche e divinatorie, non può niente? Sono tempi difficili, il premier è immerso nella questione morale per il risanamento dell'Italia: “Bush mi dice sempre: Remeber, I want Silvio's ice-cream”...”Mi preparo su una cyclette: leggo, lavoro, guardo le carte pedalando”...”Mi danno per malatissimo, lo so. E' maldicenza, un'arma di aggressione politica”...”mi hanno trovato un tumore. Sì, c'è, ma lo leviamo, mi hanno detto i medici. Mi hanno curato bene anche lo spirito”...”Credo comunque che tutto ciò allunghi la vita: qualche preghiera in più, che visto l'avanzamento dell'età ci sta bene”...”Non volevo il lifting, ha insistito Veronica” (Silvio Berlusconi intervistato da Laura Laurenzi, La Repubblica, 29/1/2004).

Antonio Tabucchi – L'UNITA' – 01/02/2004




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