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Antonio Tabucchi

Le delusioni della presidenza Ciampi

Molti si sono scandalizzati in Italia per la legge sulle rogatorie del governo Berlusconi. Si è risentita l'opposizione, che ha dato battaglia in parlamento, si sono scandalizzati numerosi opinionisti, osservatori politici, parte della stampa, almeno quella più democratica e indipendente, e un'opinione pubblica che si è manifestata sui giornali appellandosi al capo dello Stato. Lo posso capire, ma personalmente ritengo che ci sia poco da scandalizzarsi. Non so che cosa ci si aspettava da un personaggio che ha pesanti pendenze giudiziarie e un impero economico di cui non si è mai conosciuta la provenienza. Che cosa ci si aspettava, infine, da uno stuolo di uomini che si dice siano a lui molto vicini in affari, magari con incarichi parlamentari o istituzionale, che se processati con rogatorie rapide e concrete potrebbero cambiare le loro poltrone con un tavolaccio delle patrie galere. Inoltre questa legge poteva essere stata varata in maniera più conforme a come avrebbe voluto l'opposizione nella scorsa legislatura, quando l'opposizione di oggi era maggioranza. La maggioranza di allora non è riuscita a farla passare, lamentandosi che l'opposizione glielo ha impedito. Se una maggioranza si lascia superare dall'opposizione quando è maggioranza e se non riesce a opporsi alla maggioranza quando è opposizione, cosa viene a piangere? Mi pare una domanda logica.

Quello che mi pare sorprendente è che gli stessi parlamentari che hanno tanto gridato allo scandalo non abbiano manifestato a sufficienza il loro stupore per il fatto che il giorno prima della discussione della legge in Senato il presidente della Repubblica avesse offerto una “colazione di lavoro” (l'espressione è del portavoce del governo) al capo del governo e a molto suoi ministri: in pratica a tutto il governo Berlusconi. Non ho mai avuto notizie di un altro paese dell'Europa comunitaria in cui il capo dello Stato, il giorno prima della discussione di una legge tanto controversa e importante al punto di incidere sulla vita giudiziaria di un'intera nazione, abbia invitato il governo di turno a pranzo. Nella mia ingenuità politica ho sempre pensato che una familiarità così stretta fra due cariche istituzionali così distinte, dove una ha funzioni esecutive e l'altra di controllo delle istituzioni, si verificasse solo in certi paesi dell'America Latina. Evidentemente no.

E' vero che il Quirinale ha poi specificato che la “colazione di lavoro” concerneva problemi europei, e non la legge in questione. Non dubito che sia vero. Ma forse che quella legge non riguarda problemi europei? Si tratta di rogatorie internazionali, dunque di problemi di politica estera. E poi, alla vigilia di una legge così conflittuale e con la tensione avvertibile nel paese, non sarebbe stato più elegante rimandare la conversazione di un paio di giorni o trasformarla in un colloquio formale, senza tanta intimità di pietanze? Certo, ognuno è libero di invitare a cena chi gli pare, così come io sono libero di esprimere le mie considerazioni su tanta familiarità. E' logico, siamo in democrazia.

Con lo stesso clamore con cui si erano scandalizzate per la legge votata dal governo, le stesse persone si sono mostrate sorprese che il capo dello Stato abbia firmato seduta stante una legge così battagliata. Ma nessuno degli scandalizzati ha aggiunto la considerazione logica più elementare: cioè che se un presidente della Repubblica, la mattina mentre prende il caffè, controfirma una legge votata la notte precedente, vuol dire che a lui quella legge piace. Questo è elementare, direi ai tanti Watson del nostro paese. Ora, nessuno pretende che un capo dello Stato si opponga a una legge votata regolarmente in un parlamento democratico (anche se altri presidenti lo hanno fatto) e nemmeno voglia suscitare conflitti istituzionali. Ma se avesse lasciato passare anche un solo pomeriggio poteva significare che ci stava pensando su, che aveva qualche dubbio. Evidentemente non aveva nessun dubbio: ce lo dice la logica.

Che dire poi della raccomandazione fatta dal capo dello Stato (secondo la ricostruzione del Corriere della Sera, quotidiano non certo scandalistico) a Bush padre affinché suo figlio prenda in maggiore considerazione l'onorevole Berlusconi? Che fa una raccomandazione del genere vuol dire che ha considerazione per chi sta raccomandando. Voi ve la sentireste di “raccomandare” una persona che non stimate? Certamente no, e questo è logico.

Un altro esempio: l'opposizione ha criticato duramente il presidente del Senato, Pera, accusandolo di avere condotto la seduta in maniera scorretta. Il giorno dopo il capo dello Stato ha manifestato pubblicamente la sua stima al presidente del Senato. Se il presidente della Repubblica elogia l'operato del presidente del Senato significa che è d'accordo con lui: questo è logico.

E' stato affermato che, nei giorni del G8 di Genova, quando la polizia è entrata nella scuola Diaz, e poi durante gli arresti della caserma di Bolzaneto, c'è stato un vuoto costituzionale: la polizia avrebbe usato metodi “cileni”, violando diritti umani e usando una violenza gratuita che infrangeva ogni regola costituzionale. L'onorevole Berlusconi è apparso in televisione annunciando agli italiani che la polizia ha fatto solo il suo dovere. Il capo dello Stato ha preso un'iniziativa inedita in Europa, dove i presidenti della Repubblica nei momenti gravi del proprio paese si rivolgono da soli alla nazione, ed è apparso in televisione a fianco del presidente del Consiglio, confermando con la sua sola presenza le parole di quest'ultimo. Vi pare che il garante della Costituzione avrebbe preso questa iniziativa se non fosse stato convinto che Berlusconi aveva ragione? Ove la magistratura accertasse che ci sono stati abusi si potrebbe dire che il capo del governo ha mentito volutamente (perché un primo ministro non può ignorare le iniziative della propria polizia) e che dunque il capo dello Stato avrebbe appoggiato incautamente parole menzognere. E' logico.

Infine, in questi giorni, c'è la lettera del capo dello stato al presidente americano Bush. Dagli ampi stralci riprodotti sui giornali mi pare una lettera amministrativa, dotata di una retorica di circostanza, priva di argomenti di diritto internazionale validi, che ricorda solo (giustamente) l'enorme contributo degli Stati Uniti alla guerra contro il nazismo, ma che non fa nessuna allusione alla sconsiderata politica estera americana del dopoguerra e a tutto ciò che gli Stati Uniti hanno poi combinato nel mondo (ripristino dello scià in Iran, Guatemala, Vietnam, Cile, Afghanistan, Iraq, eccetera). In sostanza non è altro che un lasciapassare, una sorta di credenziale per l'onorevole Berlusconi che dopo una lunga lista d'attesa è finalmente ricevuto dalla Casa Bianca. Il capo dello Stato non aveva nessun obbligo di scrivere questa lettera. Scrivendola, e ricalcando in parte le parole di Berlusconi, soprattutto nell'impegno militare, egli sposa totalmente, in un momento delicatissimo del mondo, una strategia bellica che il governo Berlusconi ha incondizionatamente sposato e sulla quale molti osservatori e giuristi internazionali esprimono forti dubbi. La miglior maniera per combattere il terrorismo saranno i bombardamenti? Per il governo italiano senza dubbio sì, e anche per il capo dello Stato. E' logico.

Ma temo che nella sua lettera di impegno alla lotta contro il terrorismo internazionale il capo dello Stato faccia un salto di logica laddove afferma che l'Italia si impegnerà anche contro le ramificazioni finanziarie del terrorismo stesso. Non so come si possa affermare questo con tanta sicurezza dopo che in Italia e passata una legge con valore retroattivo (le ultime leggi con valore retroattivo, in Francia, sono state quelle del regime Pétain, mi permetto di ricordarlo all'onorevole Berlusconi e al presidente della Repubblica: Vichy) che impedisce in pratica alla magistratura di far luce sui possibili intrugli finanziari che certi capitali italiani imboscati in Svizzera a a Santo Domingo possono avere intrecciato con il frastagliato impero finanziario di bin Laden. Chi ci assicura che certi oscuri arcipelaghi di società off-shore non collaborino a produrre altro denaro per bin Laden? Il denaro, si sa, non ha consapevolezza, è come un organismo che si riproduce per partenogesi. Questo il presidente della Repubblica italiana dovrebbe saperlo, perché non è un politico, ma un economista.

Su Business Week di questa settimana c'è un articolo molto negativo sull'operato del governo Berlusconi. Sul Guardian del 29 settembre (ripreso da Le Monde del 14 ottobre), un grande articolo della scrittrice indiana Arundhati Roy, fortemente critico sui bombardamenti americani in Afghanistan. Ma ho l'impressione che al Quirinale si presti maggiore attenzione a La Padania che a Business Week, The Guardian o Le Monde. E' logico: le loro posizioni coincidono.

Un altro esempio, anch'esso semplice. In Italia il capo dello Stato è il garante della Costituzione, cioè delle istituzioni. Se un presidente del Consiglio gli sottopone l'approvazione del suo governo, e in questo il ministero delle Riforme istituzionali è affidato a un signore che si chiama Umberto Bossi, e il capo dello Stato lo approva, cosa significa vostro avviso? Che il garante delle istituzioni ha piena fiducia in quel ministro. Voi lo scegliereste mai come fattore uno che vuole fare a pezzi la vostra proprietà? Certamente no. Se il garante delle istituzioni lo ha scelto, vuol dire che costui è degno della fiducia di tutti gli italiani: è logico.

Ma forse questa è la logica di uno scrittore, e cosa può interessare in un paese come l'Italia la logica di uno scrittore? La logica dei politici, quel che sia, è sempre un'altra. O forse è la stessa, camuffata da un'altra. Capisci gli uomini per capire un paese, diceva Montesquieu.

Ci sono altre leggi all'orizzonte: conflitto di interessi, falso in bilancio, rientro dei capitali dall'estero “ripuliti”. L'Europa logicamente guarda all'Italia con diffidenza. Ma la logica italiana segue altri percorsi, anche se vuol far credere di seguire la stessa logica. Resta da vedere se gli americani, che godono della reputazione di ingenuità, per la legge sulle rogatorie crederanno a La Padania e ai giornali di Berlusconi o a Business Week; alle “garanzie” del presidente della Repubblica italiana o all'allarme manifestato dall'Europa e dal procuratore di Ginevra Bernard Bertossa, che di conti oscuri all'estero se ne intende. Gli Stati Uniti hanno avuto seimila vittime e hanno capito che oltre che nel fanatismo il terrorismo si annida anche nei “paradisi fiscali”. L'Italia fa due passi avanti come un fedele alleato e contemporaneamente fa tre passi indietro nel favorire l'opacità finanziaria. Questa logica tipica della commedia dell'arte, dell'Arlecchino servitore di due padroni, avrà ancora sussistenza dopo l'undici settembre?

Antonio Tabucchi – I QUADERNI DI MICROMEGA – Supp. 4/2001 MICROMEGA




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