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Antonio Tabucchi

Palla al centro


Egregio Pres. del Cons. attento. Anzi, occhio. Occhio al nemico. Il nemico è Follini. In lui si nasconde, non vista, tutta la grandezza della politica italiana. E Lei non lo sapeva, egregio Pres. del Cons. Pensava che tutti i Suoi alleati fossero dei cafoni. Dei mediocri ai quali si può offrire una poltrona, una sdraio, un’amaca.

Ma Follini non vuole amache per dondolarsi qua e là, egli è un uomo con alti ideali, è il politico che mancava in questo inizio di millennio. Sarà forse comunista? Chissà. Indaghi, egregio Pres. del Cons., o faccia indagare.

Forse in Follini si cela non solo una rivendicazione di misero spazio politico, quella politichetta che contraddistingue l’epoca nostra, ma una rivendicazione di classe. Non voglio dire che abbia letto Marx, o Adorno, o Marcuse, ma forse ha letto il Vangelo secondo un’ottica della Teologia della Liberazione latino-americana, o nella prospettiva dei padri Comboniani, e ha trovato nel libro che è alla base del cristianesimo quegli aneliti di giustizia sociale, di eco-distribuzione del reddito, di liberazione dai potenti, che forse ispirarono il Cristo. Forse Follini ha visto di recente il “Vangelo secondo Matteo” di Pasolini nell’edizione restaurata. E ha avuto lo scatto giusto.

Follini non è come certi materialisti atei di cui Lei si può fidare totalmente, egregio Pres. del Cons. Non concepisce la vita come una pappatoia. Non ha velieri. Non ha ville. Non è iscritto alla P2. Non ha amicizie oscure. Non sniffa. Soprattutto non sniffa, capisce? E questo fa la differenza, egregio Pres. del Cons., me lo consenta.

Forse il mio consiglio è superfluo, perché glielo avrà già dato il Suo bravo consigliere. Non certo sul giornale della signora Veronica, perché certi consigli si danno a voce, e poi io ne sono ignaro, il giornale della signora Veronica non lo leggo, e non solo perché non sono un giornalista, anche se è il giornale dei giornalisti, come lo ha definito un giornalista di “Repubblica”. Ma questo importantissimo avvertimento, il Suo consigliere, glielo avrà dato davvero?

Non le voglio mettere una pulce nell’orecchio, egregio Pres. del Cons., ma quel Suo consigliere, quando era nelle grazie di Bettino Craxi, la sera andava a spifferare a una spia americana dietro la fontana del Pincio tutto quello che Craxi gli aveva confidato in giornata. Proprio così. Lo sapeva? E se, poniamo, Lei non fosse più nelle grazie di Bush, e al suo posto fosse subentrato Follini? I politici sono dei cinicacci, egregio Pres. del Cons., e il mondo è tanto cattivo. A questa ipotesi non aveva pensato? Neppure Craxi ci aveva pensato, e guardi la fine che ha fatto. Io non mi fiderei di nessuno, egregio Pres. del Cons., semmai seguirei il saggio proverbio padano che è da sempre la filosofia dell’onorevole Tremonti: «Anco col sol mi ciapo l’umbrela», (cito a memoria).

Egregio Pres. del Cons., non si fidi di nessuno. E soprattutto non si preoccupi della sinistra, lì non ci sono pericoli. Il problema è al centro, come dice Trapattoni, perché il centro è ignoto, ed è da lì che vengono i pericoli: ti rubano una palla in mezzo al campo, quello scappa, fa una fuga in avanti, addio catenaccio, fa un bel c’entro, qualcuno insacca di testa ed è finita la partita in zona Cesarini.

Antonio Tabucchi – L'UNITA' – 24/07/2004




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