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CINEMA

Solo il cinema può mostrare la violenza

Ad ogni domanda risponde con un fiume di parole. Il suo linguaggio, le sue espressioni sono colorite come i suoi film, le sue frequenti citazioni dimostrano la sua infinita cultura cinematografica. Quentin Tarantino è una forza della natura. È “pulp” anche nelle interviste.

C’è molta violenza, nei suoi film.

La violenza? È cinema. È la forma più pura di intrattenimento cinematografico. Sono sicuro che Edison ha inventato il cinetoscopio per rappresentarla. Solo attraverso il cinema si può rappresentare la violenza, non lo puoi fare con la letteratura, non lo puoi fare con la pittura, non lo puoi fare con il teatro. Solo il cinema rende giustizia all’azione. Sono cresciuto guardando film violenti e mi sono fatto una precisa idea: vedere film violenti non fa diventare un bambino una persona violenta, ma fa diventare un bambino un filmaker violento.


In “Kill Bill”gli omaggi ai film del passato non si contano: spaghetti western, Kung Fu movies, si ha l’impressione che, nei suoi riferimenti, lei tenda a snobbare il cinema americano...

Io non mi considero un filmaker americano. Ron Howard è un regista americano i cui film sono apprezzati in tutto il mondo, lui se dovesse rappresentare la mafia italiana o una scena di lotta giapponese lo farebbe in modo molto americano. Io adotto lo stile italiano o quello giapponese, semplicemente perché mi piace quel genere di cinema. Considero l’America uno dei tanti mercati dove i miei film possono essere venduti.

Sono passati sei anni dal suo ultimo film. Come mai ha impiegato tanto tempo?

Perché ho scritto, ho buttato giù idee. Ho accumulato un’enorme quantità di materiale. E poi mi piace fare buoni film ed aspetto l’idea giusta, mi piace prendermi il tempo necessario. Per fortuna, dopo Pulp Fiction, non ho bisogno di lavorare per vivere. Non sarò mai come Woody Allen che produce un film all’anno, io voglio prendermi del tempo per me, per vivere, amo la vita e quando giro un film non ho tempo per nient’altro. Così mi prendo delle pause, per avere relazioni sociali, guardare i film degli altri, fare cose normali, possibilmente fare sesso, vivere insomma.

Di lei si dice anche che non tema il giudizio dei critici.

Mi fido del mio, so cosa sto facendo, conosco il mio lavoro e so che piacerà. Magari non a tutti ma a qualcuno sì. Ogni film ha il suo pubblico. Prendi il musical ad esempio, a certa gente proprio non piace e allora gli potrai far vedere il più bello dei musical e comunque storcerà il naso perché a un certo punto gli attori smetteranno di recitare e inizieranno a cantare e ballare. Un film non ti deve piacere per forza ma non vuol dire che, perché non piace a te, non sia bello.

Intervista di Francesca Gentile – L'UNITA' – 02/10/2003

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