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MUSICA

2002: Ritorno a Tenco

Chi lo sa perché, ma questo 2002 sarà l'anno di Luigi Tenco. Chi lo sa perché, ma forse è anche per un “ritratto” televisivo (terza rete Rai) che ha riportato all'attualità la figura e le canzoni di uno dei più coraggiosi e dotati artisti degli anni Sessanta, il primo – tra l'altro – a credere in un giovane autore allora sconosciuto che si chiamava Fabrizio De Andrè. E tanto ci credeva da inserire nel film La cuccagna del 1962 non una canzona propria ma La ballata dell'eroe scritta dall'amico, che in una foto d'epoca vediamo suonare una chitarra elettrica nel gruppo Modern Jazz Group accanto a Tenco.

Dunque, sarà l'anno di Luigi Tenco. A cominciare proprio da gennaio, il mese della sua morte. Fu la notte del 26, per l'esattezza, in quel di Sanremo, Festival della canzone italiana. Per chi non c'era ancora, diremo che Tenco aveva presentato una canzone – Ciao amore ciao – di aspro contenuto sociale, che non arrivò neppure in finale. La cronaca e le ricostruzioni giudiziarie (usiamo questa formula per ragioni che diremo più avanti) dicono che per questa ragione Tenco si uccise, lasciando un biglietto che metteva sotto accusa il pubblico e soprattutto una giuria di esperti i quali, anziché ripescare la sua composizione, ne preferì una che parlava (in quegli anni di grandi contestazioni giovanili) di una rivoluzione che non avrebbe mai avuto luogo. Scrisse il Premio Nobel Salvatore Quasimodo che Tenco, col suo gesto, aveva voluto “colpire a sangue il sonno mentale dell'italiano medio” e peccato davvero che questa frase non sia stata posta sulla sua tomba.

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E l'attualità di Tenco sembra essere già essere confermata da un cd della Liliom appena uscito, intitolato Come fiori in mare – Luigi Tenco riletto, a cura di Enzo Onorato, dove prima ancora delle canzoni spicca una dedica che dice “grazie a Luigi Tenco per averci indicato una strada”. E' un'incisione sorprendente per la varietà di rielaborazioni, dovute ad alcuni artisti affermati, come Teresa De Sio e Ivano Fossati, e a un gruppo di giovani che sperimentano arrangiamenti legati al nostro tempo, dunque con molto computer e varietà di suoni elettronici (i loro nomi sono Ashes, Stefano Giaccone, Lalli, Il parto delle nuvole pesanti, La Crus, Marco Parente e Millenium Bugs'Orchestra, Giancarlo Onorato, Giulio Estremo Casale, Giovanni D'Anna, Roy Paci & Aretusa, Mario Congiu, J.A.P., Y:dk, John De Leo). In uno degli arrangiamenti fa capolino anche la voce di Stefano Benni il quale, in coda a Un giorno dopo l'altro, recita una poesia dedicata a Tenco. Ciò che colpisce di più, tre i sedici brani, è per noi l'interpretazione di Ragazzo mio dovuta a Ivano Fossati, che la rende intensa e davvero attuale. Il club Luigi Tenco di Venezia ha intanto stampato un interessante libretto intitolato A tutti quei giovani che nel '67..., in cui si fa una piccola storia del Club, si ricordano le pubblicazioni realizzate, le tantissime poesie dedicate a Tenco ricevute e soprattutto si apre un bello squarcio sulla genesi di Cara maestra, canzone mai trasmessa della Rai (nel film di Paolo Poeti, Vedrai che cambierà, si ricostruiva con molta veridicità la seduta della commissione d'ascolto che avrebbe bocciato il brano definendolo “un comizio politico”). Canzone che attaccava tre pilastri della società italiana, come la Scuola, la Chiesa e le istituzioni: della prima si ricordava che la maestra insegnava che al mondo siamo tutti uguali, però quando entrava in classe il bidello i ragazzi potevano restare seduti mentre dovevano alzarsi all'arrivo del direttore; della seconda che il curato affermava che è la casa dei poveri “però l'hai riempita di ori e come può un povero che entra sentirsi a casa sua?” mentre al sindaco si ricordava di quando diceva che si doveva “vincere o morire” ma lui non aveva vinto, né era morto e al posto suo era morta tanta gente che non voleva né vincere né morire. Per questa canzone, è facile rifarsi alle ispirazioni francesi, a Brassens o Vian (di quest'ultima Tenco tradusse la straordinaria e antimilitarista Lettera al presidente), ma il libretto del club veneziano ci ricorda l'intensa esperienza pastorale di Don Lorenzo Milani, che tanto peso ebbe sulle coscienze dei giovani, il suo insegnamento nella scuola di Barbiana, lo scandalo delle sue prese di posizione e il processo per una lettera ai cappellani militari, che definivano l'obiezione di coscienza “una viltà”. La lettera costò a lui e al compagno Pavolini, che dirigeva Rinascita, un processo con relativa condanna, proprio nel periodo in cui Tenco faceva il servizio militare a Firenze, nei “Lupi di Toscana” ed era quindi anche geograficamente al centro del ciclone Don Milani.

Un altro libro, assai più consistente di pagine, è quello di Aldo Fegatelli che andrà in libreria verso la fine del mese. In esso, ci dice l'autore, s'indaga a fondo sulle fonti ispiratrici delle canzoni di Tenco, ma soprattutto si ricostruisce la sua vita, con alcune (pare) clamorose novità anche sul fronte delle indagini allora effettuate sul colpo di pistola che pose fine alla vita dell'artista. Chi lo esplose veramente? Dubbi ne sono stati sempre avanzati e numerosi sono stati i tentativi di attribuire lo sparo ad elementi che potevano essere vicini o in opposizione a Tenco. Insomma, bisogna leggere il libro e poi discutere. Ma non possiamo dimenticare che ogni volta che la tesi del suicidio è stata messa in dubbio, questo è servito per assolvere il Festival di Sanremo: a Telefono giallo si arrivò addirittura a gridare “Viva Sanremo!” proprio in virtù dei dubbi sollevati dal suicidio. Vale a dire: se l'hanno ammazzato, il Festival non ha alcuna responsabilità morale. Ma a proposito di discussioni, è quello che con ben altri intendimenti si farà all'Università di Genova grazie ad uno dei più attenti conoscitori di Tenco, Nedo Gonzales, che inoltre sta mettendo a disposizione dell'Associazione Luigi Tenco-Ricaldone un ricco materiale che contribuirà ad una grande mostra. I giovani di Ricaldone organizzano da dieci anni una rassegna estiva che nel nome del loro famoso concittadino ha via via riunito il meglio della canzone italiana. Quest'anno promettono anche la mostra, fatta di oggetti personali, partiture, lacche, dischi italiani e stranieri (con Tenco che canta in catalano, portoghese, francese), foto, locandine articoli. A proposito dei quali, è curioso rileggere nelle cronache dei funerali la partecipazione della Federazione del Pci di Alessandria con dirigenti e bandiere rosse e falce e martello, poiché, scriveva il Corriere della Sera, “Luigi Tenco non nascose mai le sue simpatie per il comunismo sebbene non fosse iscritto”. La mostra si annuncia davvero una gran bella iniziativa, poiché essa dovrebbe essere anche itinerante e arrivare nei comuni del Piemonte e di quelli di altre ragioni che ne faranno richiesta. Per confluire, ad ottobre, nella Rassegna Tenco di Sanremo.

Insomma, chi lo sa perché, ma questo 2002 sarà davvero l'anno di Luigi Tenco, “del piccolo principe che non credeva nella morte...quel giovane angelo che girava senza spada”, come ha cantato Francesco De Gregori in una sua bellissima canzone. E che dopo 35 anni continua a far parlare di sé.

Leoncarlo Settimelli – L'UNITA' – 05/01/2002






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