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PABLO 3

ONORE A TASHUNKA WITKO


“Non importa dove giace il suo corpo perchè è erba, ma dove vola il suo spirito sarebbe bello stare”, così il cugino Alce Nero ricordava Tashunka Witko dopo l'assassinio del parente.

Il corsaro rimase colpito dalla profondità di queste poche grandi parole commemorative e ne rimase impressionato tuttora nel suo porto ritrovato. E ad ogni settembre cerca di capire dove possa librare quel meraviglioso cuore, in quel mese particolarmente, perchè ricorre l'anniversario di quella morte arrivata per mani vili e voluta dai potenti della Terra che avevano già estinto decine di Nazioni Native americane.

Durante la “Luna Quando ai vitelli Cresce il Pelo” nel 1877 veniva ucciso lo “strano uomo degli Oglala”, il grande indomito eroe della resistenza americana all'invasione euromericana. Un personaggio talmente originale da essere mito vivente per la purezza della fede alla causa della sua gente.

Il fascino della sua personalità derivò e deriva da una serie di caratteristiche che ne fanno una straordinaria realtà storica. Da giovane portò il nome “Ricciuto”, a causa degli ondulati capelli castano chiaro decisamente diversi per un lakota. Raggiunse presto la fama di guerriero per il coraggio dimostrato, seguendo rigidamente gli usi ed i costumi tribali e prese il nome di suo padre (Tashunka Witko) in seguito ad un'audace azione.

Si distinse negli scontri contro i nemici tradizionali gli Absaroke e gli Shoshone. Non fu mai un borioso ed un vanaglorioso, dimostrando maturità particolare nella sua tipica e rinomata riservatezza, tanto da diventare “Portatore di Casacca” superando candidati di clan molto potenti.

Sempre ben voluto dal popolo, visse per lunghi periodi tra i Cheyenne del Nord con i quali era imparentato. Esempio di vita affettiva e morale, era sempre tra i primi a cacciare per i deboli e gli anziani della tribù. L'amore autentico, quello vero, gli procurò l'unica ferita della sua gloriosa vita di guerriero: un marito geloso gli sparò a bruciapelo. Un colpo che gli lasciò una cicatrice e per questo fatto perse anche il titolo di “portatore di casacca”, unica occasione per gli invidiosi.

Incorruttibile condottiero divenuto famoso per le sue vittorie, organizzò con Totanka Yotanka la più grande coalizione delle praterie composta dai Lakota, dai Dakota, dai Cheyenne e dagli Arapaho: una forza d'urto che sul Little Big Horn fece patire agli Stati Uniti la più cocente sconfitta militare dalla conquista.

Invincibile tattico di cavalleria, non fu secondo a strateghi come La Fayette o il confederato Stuart. Non perse una battaglia e non subì ferite, pur essendo sempre in prima fila. Guidava i giovani che vinsero gli USA, obbligandoli ad abbandonare la Pista di Bozeman, stravolse un esperto generale di “guerre indiane” come Crook sul Rosebud, umiliò un presuntuoso tenente colonnello di cognome Custer che voleva sterminare gli “indiani” per far carriera politica. Quel 25 giugno del 1876 al Little Big Horn gli fece ricordare per sempre che non si trovava di fronte i pacifici Cheyenne del Seud che aveva fatto trucidare sul fiume Washita.

I successi non lo cambiarono, rimase sempre lo strano uomo degli Oglala in disparte, schivo alle facili carriere di parenti come Coda Chiazzata o grandi capi come Nuvola Rossa, divenuti avezzi alla vita dei “washicu”.

Non volle mai essere un grande capo, un titolo tanto caro ai washicu quanto incomprensibile nelle tradizioni lakota. Ed al contrario di loro non volle farsi fotografare, un altro elemento del fascino di Tashunka Witko. Non esistono, infatti immagini credibili; al nemico della sua gente non fece catturare la sua figura.

Non si sa neppure dove sia sepolto, i genitori riuscirono a portarlo via in posto sconosciuto, dove egli potà tornare alla Madre Terra.

“Tashunka Witko era morto – disse ancora Alce Nero – Era coraggioso buono e saggio. Non volle mai nulla, soltanto salvare il suo popolo, e lottò con i washicu soltanto quando vennero ad ucciderci nelle nostre proprie terre. Aveva trent'anni soltanto. Non potevano ucciderlo in battaglia. Dovevano ingannarlo e ucciderlo in quel modo”.

Un soldatino “giacca blu” lo infilzò con la baionetta molto coraggiosamente, mentre veniva trattenuto ed immobilizzato da altri soldati e poliziotti indiani: Tashunka Witko doveva essere eliminato ed il fatto accadde mentre tentavano di imprigionarlo dopo l'ennesima falsa promessa dell'uomo bianco. Morì nella notte tra le braccia dei genitori e del fedele amico “Tocca Le Nuvole”.

Il suo spirito vola alto come l'aquila, onore a Tashunka Witko: eroe lakota e del mondo intero; oggi più che mai, visto che le giacche blu e nere hanno provato a devastare il porto ritrovato del corsaro.

Una sua famosa frase ci invita a capire e a ragionare: “Non si vende la terra sulla quale la gente cammina”. Gli imbecilli comprendano. Tashinka Witko fa parte dell'aria, dell'acqua, dell'erba, della pioggia, del vento, della Madre Terra come le idee e quelle non si possono uccidere.

Schede:

  1. Tashunka Witko è il nome tribale di Cavallo Pazzo. Un uomo particolarmente prestigioso da meritare il monumento più grande del mondo finanziato dalla gente di tutti i continenti. Totanka Yotanka è il nome tribale di Toro seduto, anch'egli grande personalità lakota.

  2. Luna Quando ai Vitelli Cresce il Pelo: settembre. I Lakota hanno un calendario basato sull'ambiente e sulle sue manifestazioni. In tal senso l'individuazione dei tempi era irrilevante. L'importante era il legame con i ritmi naturali, pertanto con settembre si fa riferimento alla crescita del vello dei giovani bisonti.

  3. Alce Nero fu altrettanto straordinario quanto il cugino nel saper tramandare i messaggi tradizionali lakota. In italiano sono stati tradotti due testi fondamentali: “Alce Nero parla (libro formativo di generazioni amanti la libertà) e “La sacra pipa” (didattico sui rituali energetici).

  4. Washicu è il termine lakota che indica i bianchi in senso lato.

  5. Portatore di Casacca: carica sociale molto importante che prevede grande dedizione alla causa del popolo.

    Paolo Solari - Pablo

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last modify 03/10/2001